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Esplode un'altra petroliera nel Mediterraneo: è il quinto caso misterioso

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Ordigno su una nave da 180 mila tonnellate salpata dalla Libia. Gli 007 ucraini: “Fa parte della flotta ombra di Mosca”. A febbraio due mine sono scoppiate sulla Seajewel nel porto di Savona
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Un’altra misteriosa esplosione a bordo di una petroliera nel Mediterraneo: è il quinto caso sospetto dall’inizio dell’anno. Quattro giorni fa a largo della Libia la “Vilamoura” ha segnalato uno scoppio, che ha aperto una falla e provocato l’allagamento della sala motori. La grande nave è andata alla deriva e il giorno dopo è stata raggiunta da una imbarcazione antincendio, che la sta rimorchiando in Grecia.

La “Vilamoura”, lunga 274 metri, ha un dislocamento di 180 mila tonnellate e naviga sotto la bandiera delle Isole Marshall. Ufficialmente la petroliera aveva imbarcato poche ore prima un milione di barili di greggio dal terminal cirenaico di Zuetina. Non sono segnalate fuoriuscite in mare o altri problemi ambientali. Come le altre quattro navi colpite, anche la “Vilamoura” negli ultimi due mesi ha caricato petrolio nei porti russi. Ad aprile è stata segnalata a Ust-Luga e a maggio a Novorossiysk: in entrambi gli approdi stando ai resoconti dell’armatore ha imbarcato greggio kazako.…

Un’altra misteriosa esplosione a bordo di una petroliera nel Mediterraneo: è il quinto caso sospetto dall’inizio dell’anno. Quattro giorni fa a largo della Libia la “Vilamoura” ha segnalato uno scoppio, che ha aperto una falla e provocato l’allagamento della sala motori. La grande nave è andata alla deriva e il giorno dopo è stata raggiunta da una imbarcazione antincendio, che la sta rimorchiando in Grecia.

La “Vilamoura”, lunga 274 metri, ha un dislocamento di 180 mila tonnellate e naviga sotto la bandiera delle Isole Marshall. Ufficialmente la petroliera aveva imbarcato poche ore prima un milione di barili di greggio dal terminal cirenaico di Zuetina. Non sono segnalate fuoriuscite in mare o altri problemi ambientali. Come le altre quattro navi colpite, anche la “Vilamoura” negli ultimi due mesi ha caricato petrolio nei porti russi. Ad aprile è stata segnalata a Ust-Luga e a maggio a Novorossiysk: in entrambi gli approdi stando ai resoconti dell’armatore ha imbarcato greggio kazako. Sono terminal che verrebbero utilizzati per il contrabbando di idrocarburi usato da Mosca per finanziare l’economia di guerra, come denunciato più volte dall’intelligence ucraina. La TMS Tanker, armatore greco della nave, nel 2022 era stata inclusa dalle autorità di Kiev in una lista nera di compagnie che contribuivano alle esportazioni clandestine di greggio russo: il nome era stato rimosso l’anno successivo, anche per l’intervento dell’Unione Europea. Ma ieri il canale Telegram dei servizi segreti ucraini, nel dare notizia della vicenda, ha definito esplicitamente la “Vilamoura” “parte della flotta ombra che contrabbanda petrolio russo”.

Le foto della “Vilamoura” fanno ritenere che l’esplosione sia avvenuta all’interno, con schegge che hanno penetrato due ponti oltre che lo scafo.

Nei precedenti “incidenti” invece si ipotizza che siano state utilizzate mine magnetiche posizionate da sommozzatori all’esterno della parte sommersa della fiancata. Il primo episodio è avvenuto il 17 gennaio in prossimità del terminal turco di Ceyhan, danneggiando la “Seacharme” dell’armatore greco Thenamaris. A inizio febbraio la “Grace Ferrum” è andata alla deriva dopo uno scoppio sempre a largo della Cirenaica; poi il 9 febbraio la Koala ha subìto “esplosioni multiple” a Ust-Luga in Russia. La vicenda più grave resta quella della “Seajewel”, sempre dell’armatore Thenamaris, colpita il 17 febbraio da due mine magnetiche nel porto di Savona: solo una detonazione ha aperto uno squarcio, mentre – probabilmente a causa dell’onda d’urto del primo – il secondo ordigno è scoppiato sul fondale. Nelle cisterne c’erano 50 mila tonnellate di greggio.Sulla vicenda di Savona sta indagando la direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di Genova.

Secondo il sito specializzato Llyod’s List le analisi sulla composizione del greggio presente a bordo hanno confermato la compatibilità con la provenienza dall’Algeria – come dichiarato dal capitano della Seajewel – anche se le conclusioni non vengono ritenute definitive. Il sospetto infatti è che le petroliere siano state prese di mira per contrastare le esportazioni clandestine dalla Russia. Pure l’armatore greco Thenamaris era stato infatti inserito nella lista nera di Kiev sui complici di Mosca e successivamente tolto dall’elenco.A marzo un rapporto della società di sicurezza marittima Ambey ha sottolineato che gli attacchi erano opera di “un attore statale”: l’ipotesi mai formalizzata è che si trattasse di sabotaggi condotti dall’intelligence di Kiev. Successivamente – secondo Llyod’s List – il governo statunitense avrebbe esercitato pressioni sull’Ucraina per far cessare le incursioni. Ma ci sono fonti che ritengono si possa trattare di “false flag”: attentati commessi appositamente per far ricadere la colpa sugli 007 segreti ucraini.

Il fatto che l’esplosione della Vilamoura sia stata all’interno non può fare escludere che l’ordigno sia legato agli scontri tra gruppi di potere libici, interessati a condizionare il business petrolifero. Ma il mistero sulle responsabilità resta intatto: ci sono squadre di sabotatori attivi nel Mediterraneo che con le loro azioni potrebbero provocare un disastro ambientale senza precedenti.

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