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Arresti, morti e rappresaglie: si infiamma lo scontro tra Russia e Azerbaijan

(reuters)

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Crisi diplomatica senza precedenti tra i due paesi dopo il decesso di due azeri in un’operazione di polizia a Ekaterinburg. Baku chiude il media di Mosca Sputnik e cancella tutti gli eventi culturali russi
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TBILISI – Crisi diplomatica senza precedenti tra Russia e Azerbaijan a seguito della morte di due azeri etnici con passaporto di Mosca durante un’operazione di polizia nella città russa di Ekaterinburg. Baku ha effettuato in rappresaglia un raid nella sede locale del media statale russo Sputnik e arrestato due membri dello staff, dopo aver cancellato tutti gli eventi culturali organizzati nel Paese del Caucaso meridionale da istituzioni legate a Mosca. Le autorità azere hanno poi annullato una visita in programma in Russia da parte della propria delegazione parlamentare e ritirato un invito a Baku per il vicepremier russo Aleksej Overchuk. “Il governo non ritiene opportuno, date le attuali circostanze, che Overchuk o qualsiasi altro rappresentante ufficiale della Russia visiti il Paese”, hanno riportato i media statali.

Durissima la nota del ministero della Cultura azero, in cui annuncia lo stop a concerti, esibizioni e festival che coinvolgono enti russi, accusando Mosca di “esecuzio…

TBILISI – Crisi diplomatica senza precedenti tra Russia e Azerbaijan a seguito della morte di due azeri etnici con passaporto di Mosca durante un’operazione di polizia nella città russa di Ekaterinburg. Baku ha effettuato in rappresaglia un raid nella sede locale del media statale russo Sputnik e arrestato due membri dello staff, dopo aver cancellato tutti gli eventi culturali organizzati nel Paese del Caucaso meridionale da istituzioni legate a Mosca. Le autorità azere hanno poi annullato una visita in programma in Russia da parte della propria delegazione parlamentare e ritirato un invito a Baku per il vicepremier russo Aleksej Overchuk. “Il governo non ritiene opportuno, date le attuali circostanze, che Overchuk o qualsiasi altro rappresentante ufficiale della Russia visiti il Paese”, hanno riportato i media statali.

Durissima la nota del ministero della Cultura azero, in cui annuncia lo stop a concerti, esibizioni e festival che coinvolgono enti russi, accusando Mosca di “esecuzioni deliberate ed extragiudiziali” e di prendere di mira “gli azeri sulla base della loro etnia”.

Lunedì, il ministero degli Esteri russo ha convocato l’ambasciatore azero per chiedere conto di quelle che ha definito “azioni ostili” da parte di Baku, in particolare della “detenzione illegale” dei due giornalisti. Riferendosi a questi ultimi – il direttore esecutivo di Sputnik Azerbaijan, Igor Kartavykh, e il capo della redazione, Evgenij Belousov – l’agenzia di stampa statale azera APA ha scritto di “dipendenti del Servizio federale per la sicurezza della Federazione russa (FSB)” sotto copertura.

La spirale di eventi avviene all’apice di un serio deterioramento dei rapporti tra le due ex repubbliche sovietiche che si trascina da mesi. All’alba del 27 giugno, le forze di sicurezza russe intervengono con un massiccio spiegamento di forze a Ekaterinburg, principale città degli Urali, arrestando decine di persone di origine azera nel contesto di un’indagine su omicidi e tentati omicidi commessi tra il 2001 e il 2011. Nel corso del raid, Guseyn e Ziyaddin Safarov, fratelli proprietari di una caffetteria, perdono la vita. Il Comitato investigativo russo, in un report preliminare, dichiara che uno degli uomini è morto per arresto cardiaco, mentre sono ancora in fase di accertamento le cause che hanno provocato il decesso del secondo.

Il ministero degli Esteri azero ha protestato con forza chiedendo “un’indagine rapida e il perseguimento dei responsabili delle violenze”. I media azeri riportano che alcuni detenuti, tutti appartenenti alla stessa famiglia, sarebbero comparsi in tribunale con evidenti segni di percosse. Quattro individui – Akif, Ayaz, Kamal e Mazahir Safarov – riferiscono fonti filogovernative azere, sarebbero stati ricoverati in ospedale in gravi condizioni e uno di loro si troverebbe in terapia intensiva. Il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, in risposta alla furiosa reazione di Baku, ha affermato che l'operato delle forze dell'ordine non dovrebbe portare a tali iniziative diplomatiche. “Siamo interessati a continuare a sviluppare ulteriormente le nostre buone relazioni con l'Azerbaijan”, ha aggiunto.

(afp)

In realtà i rapporti tra Baku e Mosca, e in particolare a seguito dell’invasione su larga scala dell’Ucraina, sono governati da un delicato equilibrio improntato al perseguimento dei rispettivi interessi nazionali. Equilibrio che appare essersi incrinato lo scorso dicembre, quando un aereo di linea della Azerbaijan Airlines, decollato da Baku e diretto a Grozny, in Cecenia, è precipitato in Kazakhstan mentre tentava un atterraggio di emergenza, causando la morte di 38 persone. L’Azerbaijan, anche sulla base dei danni al velivolo, ritiene con certezza che l’aereo sia stato colpito per errore da un missile terra-aria russo.

In una telefonata con l’omologo azero Ilham Aliyev, il presidente russo Vladimir Putin si è scusato per il “tragico incidente”, limitandosi a riconoscere che si era verificato nello spazio aereo russo ma senza ammettere alcuna responsabilità, aggiungendo che dei droni ucraini stavano prendendo di mira Grozny e i sistemi di difesa aerea erano stati attivati per rispondere all'attacco. Il giorno successivo, Aliyev ha incolpato Mosca di voler insabbiare l’incidente. Una vicenda che resta aperta: Baku ha persino minacciato di citare in giudizio la Russia presso una corte internazionale, mentre accusa sistematicamente Mosca di non stare collaborando con le indagini in corso in Azerbaijan e Kazakhstan.

A febbraio, le autorità azere hanno chiuso la filiale locale di Rossotrudnichestvo, agenzia di diplomazia culturale finanziata dallo Stato russo, principale strumento di soft power di Mosca all’estero. E lo scorso 9 maggio, benché avesse in precedenza confermato la propria presenza, Aliyev non si è recato nella capitale russa per l’annuale parata che commemora la vittoria sovietica sulla Germania nazista.

La Russia è uno dei principali fornitori di armi dell'Azerbaijan e rappresenta il suo terzo partner commerciale dopo la Turchia e l’Italia.

Rispondendo ai giornalisti che gli domandavano se, alla luce della crisi in corso, fosse in programma un colloquio tra Putin e Aliyev, il portavoce del Cremlino Peskov ha affermato che “al momento non c'è una conversazione del genere all'ordine del giorno” ma che, se si renderà necessario, “avrà luogo nel più breve tempo possibile”.

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