✕

Pedro Sánchez si dimetta, per il bene della sinistra e per ostacolare l’ultradestra di Vox

(reuters)

Ascolta l'audio

Lo scrittore spagnolo interviene sul caso tangenti che ha colpito il Partito socialista del premier spagnolo dopo l’arresto dell’ex numero tre del Psoe
4 minuti di lettura

Il presidente Sánchez dovrebbe dimettersi? Senza mezzi termini: sì. Lo ha detto Podemos, ma lo sanno tutti i partiti che sostengono il Governo, a cominciare dal Psoe: manca di legittimità per governare un presidente i cui due collaboratori più stretti per oltre un decennio sono indagati in quanto facenti parte di un'organizzazione criminale (uno di loro è appena finito in prigione), senza dimenticare che anche la moglie, il fratello e il procuratore generale dello Stato sono sotto inchiesta per altri reati. Il 7 novembre 2023, il primo ministro socialista portoghese António Costa si è dimesso appena si è saputo che due persone del suo entourage politico erano state arrestate; Costa, attuale presidente del Consiglio Europeo, ha giustificato così la sua decisione: “La dignità dell'incarico di primo ministro non è compatibile con alcun sospetto riguardo all'integrità, alla buona condotta e, tanto meno, con qualsiasi tipo di atto criminale”. Al di là delle conseguenze politiche della deci…

Il presidente Sánchez dovrebbe dimettersi? Senza mezzi termini: sì. Lo ha detto Podemos, ma lo sanno tutti i partiti che sostengono il Governo, a cominciare dal Psoe: manca di legittimità per governare un presidente i cui due collaboratori più stretti per oltre un decennio sono indagati in quanto facenti parte di un'organizzazione criminale (uno di loro è appena finito in prigione), senza dimenticare che anche la moglie, il fratello e il procuratore generale dello Stato sono sotto inchiesta per altri reati. Il 7 novembre 2023, il primo ministro socialista portoghese António Costa si è dimesso appena si è saputo che due persone del suo entourage politico erano state arrestate; Costa, attuale presidente del Consiglio Europeo, ha giustificato così la sua decisione: “La dignità dell'incarico di primo ministro non è compatibile con alcun sospetto riguardo all'integrità, alla buona condotta e, tanto meno, con qualsiasi tipo di atto criminale”. Al di là delle conseguenze politiche della decisione di Costa, questa è una verità evidente.

Il presidente Sánchez afferma di non dimettersi perché consegnare il governo alla destra e all’estrema destra sarebbe “una tremenda irresponsabilità”. Questa frase implica il riconoscimento del fatto che sta governando senza il sostegno della maggioranza sociale, il che è preoccupante: in democrazia, non dovrebbe governare chi ha il sostegno della maggioranza, che ci piaccia o no? O preferiamo che governino i “nostri”, anche se sono in minoranza? Cos'è più importante: la sinistra o la democrazia? Ancora di più: è ancora “sinistra” una sinistra che crede nella democrazia solo a tratti e solo se le conviene? Io non credo che la sinistra sia moralmente superiore alla destra — è questa l’idea più velenosa tra quelle che circolano nel mercato politico spagnolo, soprattutto per la sinistra stessa —; io credo che la sinistra abbia ragione per un fatto inconfutabile: decenni di socialismo democratico hanno generato nel nord Europa le società più prospere, libere ed egualitarie del mondo (se non della storia); sono di sinistra perché sogno una Spagna che sia una Norvegia del sud, con sole e tapas. Ma se la sinistra si disinteressa della democrazia (o se il suo impegno verso di essa diventa evanescente o retorico), smette di essere sinistra: la democrazia è la condizione che rende possibile la sinistra; la radicalità della sinistra dipende dalla radicalità del suo impegno nei confronti della democrazia.

Detto ciò, è ovvio che l’argomentazione del presidente Sánchez contiene due falsità. La prima è che il suo governo rappresenta l’antidoto contro l’estrema destra. Non è così: non perché, come dicono i sondaggi, gli scandali del governo stiano rafforzando l’estrema destra, ma perché l’estrema destra fa già parte del governo; chi non lo sa è perché non vuole saperlo: JuntsxCat proviene da un partito di destra che il procés ha trasformato in un partito di estrema destra (aver fatto di quel partito un pilastro fondamentale del governo è stato l’errore originario della legislatura, ciò che l’ha resa quasi impraticabile fin dal primo giorno). La seconda falsità è che Pp e Psoe (e perfino Sumar) siano partiti incompatibili tra loro, con progetti politici totalmente opposti e visioni della società inconciliabili. A giudicare dai litigi apocalittici che scuotono il Congresso, sembrerebbe vero; ma non lo è: la prova è che, quando cambiano i governi, non avvengono cambi di regime né drastici mutamenti delle politiche fondamentali; la prova è che Psoe e Pp governano insieme da decenni a Bruxelles, dove prendono congiuntamente circa il 70 per cento delle decisioni che ci riguardano (avete letto bene: circa il 70 per cento).

Inutile dire che, se il presidente Sánchez si dimettesse, non sarebbe necessario convocare nuove elezioni, come pretendono Pp e Vox; basterebbe che cedesse il posto a un altro dirigente socialista, qualcuno capace di ottenere la fiducia del Congresso, dare una scossa al governo e al Psoe, tirarli fuori dal pantano in cui li hanno affondati la corruzione e l’abuso di potere, e portarli nelle migliori condizioni possibili alle elezioni del 2027. Qualunque fosse l’esito di queste, ci sarebbero molte strade per impedire l’accesso dell’estrema destra al potere, senza escludere quella preferita dalla maggioranza degli spagnoli, sempre secondo i sondaggi: non necessariamente un governo di grande coalizione alla tedesca, ma sì un’intesa condizionata, variabile e temporanea tra Psoe e Pp, che non cambi la direzione di base della politica economica e sociale — una politica che ha dato buoni risultati, anche se non è tanto progressista quanto proclama il governo, né quanto molti di noi vorrebbero — e che affronti finalmente le grandi riforme di cui il Paese ha bisogno e che si possono realizzare solo con grandi accordi tra i due principali partiti, a partire da una riforma che riduca a un livello irrilevante la corruzione (mente chi dice che è un’utopia: le migliori democrazie ci sono riuscite; la chiave non è sostituire i cattivi con i buoni, come credono o fingono di credere i predicatori della superiorità morale della sinistra: la chiave è cambiare il sistema per impedire che anche i buoni diventino cattivi). Ci sono molte altre formule, ripeto, ma mi sembra chiaro che, in questo momento, nessuna di esse include che il presidente rimanga alla Moncloa; al contrario, è evidente che, più tardi si dimette, peggio sarà per la sinistra, meglio per l’estrema destra, peggio per tutti: con il Paese intero in tensione, in attesa di scoprire chi sarà il prossimo corrotto a comparire negli audio dei corrotti, aumenta quotidianamente il discredito nazionale e internazionale del presidente, della sinistra spagnola, della democrazia spagnola. Non si può andare avanti così: per il bene del suo partito, della sinistra e della democrazia, il presidente che molti di noi hanno votato dovrebbe dimettersi.

Si dimetterà? L’unica cosa che sappiamo con certezza sul potere fin dai tempi di Omero è che, prima o poi, offusca la mente di chi lo esercita, impedendogli di vedere l’evidenza (sappiamo anche che è molto difficile che chi lo circonda gli dica la verità: il potere genera adulatori); l’anello de Il Signore degli Anelli, quell’oggetto che corrompe chi lo possiede, è una metafora fin troppo ovvia di una verità inconfutabile. Inoltre, accoliti, cortigiani e alleati del presidente faranno tutto il possibile perché non si dimetta, perché la loro prosperità dipende da questo. Tutto lascia quindi pensare che non si dimetterà e che ci attendono mesi agonizzanti, durante i quali il presidente, il suo partito e il suo governo si screditeranno ancora di più di quanto già non siano, il che significa che ci vorrà molto più tempo per recuperare la credibilità (e che l’estrema destra si avvicinerà sempre di più al potere). La prospettiva è desolante. Alcuni sostengono che il presidente rimarrà a ogni costo alla Moncloa perché, temendo che il suo nome compaia negli audio dei corrotti, ha bisogno di tutti gli strumenti che la presidenza gli fornisce per proteggersi. Mi rifiuto di crederlo: significherebbe che ha completamente smesso di pensare al suo Paese e pensa solo a sé stesso. Sarebbe il modo peggiore di dare ragione ai suoi peggiori nemici; passare il testimone a una persona in grado di raccoglierlo, al contrario, sarebbe il modo migliore di dr loro torto, dimostrando a tutti che, al di là degli errori commessi, ha sempre cercato il meglio per il suo Paese; sarebbe anche il modo migliore di rivendicare sé stesso, come politico e come persona. O forse, a questo punto, l’unico che gli resta. La sua apparente sconfitta sarebbe la sua più grande vittoria.

Traduzione di Luis E. Moriones

Leggi i commenti