WASHINGTON – È servito il voto del vice presidente J.D. Vance, per far passare al Senato la legge di spesa voluta da Trump, allo scopo di avanzare la sua agenda economica basata su monumentali tagli alle tasse. Resta da capire se alla fine si rivelerà una vittoria di Pirro, primo perché il testo passa ora alla Camera, dove la maggioranza repubblicana è ancora più risicata; secondo, perché i provvedimenti che contiene, a partire dalla cancellazione di mille miliardi di dollari destinati alla sanità pubblica del Medicaid, potrebbero scontentare proprio la base elettorale del movimento Maga.
Il “Big Beautiful Bill”, come lo ha soprannominato il capo della Casa Bianca, è in sostanza la “finanziaria” degli Stati Uniti. Trump lo voleva soprattutto per i tagli alle tasse da circa 4.500 miliardi di dollari che contiene, fra quelli da rinnovare e quelli nuovi. Il problema è che non ha copertura, perché non riduce allo stesso tempo la spesa pubblica in quantità sufficiente. Infatti secondo le …
WASHINGTON – È servito il voto del vice presidente J.D. Vance, per far passare al Senato la legge di spesa voluta da Trump, allo scopo di avanzare la sua agenda economica basata su monumentali tagli alle tasse. Resta da capire se alla fine si rivelerà una vittoria di Pirro, primo perché il testo passa ora alla Camera, dove la maggioranza repubblicana è ancora più risicata; secondo, perché i provvedimenti che contiene, a partire dalla cancellazione di mille miliardi di dollari destinati alla sanità pubblica del Medicaid, potrebbero scontentare proprio la base elettorale del movimento Maga.
Il “Big Beautiful Bill”, come lo ha soprannominato il capo della Casa Bianca, è in sostanza la “finanziaria” degli Stati Uniti. Trump lo voleva soprattutto per i tagli alle tasse da circa 4.500 miliardi di dollari che contiene, fra quelli da rinnovare e quelli nuovi. Il problema è che non ha copertura, perché non riduce allo stesso tempo la spesa pubblica in quantità sufficiente. Infatti secondo le stime del Congressional Budget Office, gonfierà il debito pubblico di altri 3.300 miliardi nell’arco dei prossimi dieci anni.
Questo ha fatto infuriare Elon Musk, che era stato chiamato a guidare il Doge per tagliare gli sprechi dello stato, ma rinfaccia a Trump di essersi comportato come un qualunque politico di carriera, preoccupandosi solo degli interessi suoi e degli amici.
L’imprenditore sudafricano, che il presidente minaccia ora di cacciare, non era però l’unico scontento. Una decina di senatori repubblicani avevano espresso riserve, e alla fine tre hanno votato contro: Rand Paul del Kentucky, Thom Tillis della North Carolina, e Susan Collins del Maine. Il primo perché voleva le coperture finanziarie; il secondo perché era contro i tagli al Medicad, cioè la sanità pubblica offerta ai cittadini più poveri, che finiranno per colpire la nuova base elettorale repubblicana nella classe lavoratrice; la terza perché si era già fatta imbrogliare in passato sull’aborto, e ora voleva che i ricchi pagassero di più. Il braccio di ferro è durato tre giorni, per cercare di convincere i disertori, ma alla fine democratici e repubblicani si sono trovati in parità. Perciò Vance, che come vice presidente è anche il leader formale del Senato, è dovuto intervenire ad esprimere il voto decisivo per il passaggio.
Trump ha dunque vinto, ma ora il testo torna alla Camera, dove il Gop ha una maggioranza risicata e diversi dissidenti minacciano di non allinearsi al nuovo testo. Il presidente vuole l’approvazione entro venerdì, festa del 4 luglio. Poi, se ce la farà, bisognerà vedere cosa ne penseranno i suoi elettori, che potrebbero sentirsi traditi.