✕

Macron torna a parlare con Putin: “Tregua con Kiev, poi i negoziati”

(afp)

Ascolta l'audio

Due ore di telefonata a sorpresa tra i leader, 1.025 giorni dopo l’ultima volta. Il Cremlino glissa sulla richiesta di cessate il fuoco
2 minuti di lettura

Sui social russi è apparso subito un meme: «Una pausa non da meno di un tavolo al Cremlino». Allusione ai 5 metri di marmoreo tavolo che, nel febbraio 2022, separarono Vladimir Putin ed Emmanuel Macron durante l’ultimo bilaterale al Cremlino, e ai 1.025 giorni trascorsi tra la loro ultima telefonata nel settembre 2022 e il colloquio a sorpresa di ieri. A interrompere il lungo silenzio è stato il leader dell’Eliseo per chiedere al presidente russo un coordinamento sul controllo del programma nucleare iraniano, ma anche un cessate il fuoco «il prima possibile» in Ucraina.

Tre anni fa Macron era stato il leader europeo che, più di tutti, aveva cercato di mantenere aperto il dialogo con Putin, anche dopo l’inizio dell’offensiva contro Kiev, nella vana speranza di fermare il conflitto. Nel settembre 2022 l’ultimo di una ventina di colloqui. Poi più nulla, nel tentativo di emarginarlo. Ma, dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha rotto l’isolamento con Mosca con quattro telefona…

Sui social russi è apparso subito un meme: «Una pausa non da meno di un tavolo al Cremlino». Allusione ai 5 metri di marmoreo tavolo che, nel febbraio 2022, separarono Vladimir Putin ed Emmanuel Macron durante l’ultimo bilaterale al Cremlino, e ai 1.025 giorni trascorsi tra la loro ultima telefonata nel settembre 2022 e il colloquio a sorpresa di ieri. A interrompere il lungo silenzio è stato il leader dell’Eliseo per chiedere al presidente russo un coordinamento sul controllo del programma nucleare iraniano, ma anche un cessate il fuoco «il prima possibile» in Ucraina.

Tre anni fa Macron era stato il leader europeo che, più di tutti, aveva cercato di mantenere aperto il dialogo con Putin, anche dopo l’inizio dell’offensiva contro Kiev, nella vana speranza di fermare il conflitto. Nel settembre 2022 l’ultimo di una ventina di colloqui. Poi più nulla, nel tentativo di emarginarlo. Ma, dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha rotto l’isolamento con Mosca con quattro telefonate, Macron ha voluto riprendere l’iniziativa.

Al Consiglio europeo del 26 giugno a Bruxelles aveva del resto anticipato che, dopo i raid statunitensi contro gli impianti nucleari iraniani, avrebbe parlato con tutti i membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, a partire da Russia e Cina. Ed è infatti sull’Iran che Macron ha concentrato le «oltre due ore» di conversazione telefonica, non prima però di essersi consultato con lo stesso Trump, il premier britannico Keir Starmer e il direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica Rafael Grossi.

Al telefono con Putin, Macron si è detto determinato a cercare una «risoluzione duratura e rigorosa della questione nucleare e missilistica iraniana e del suo ruolo nella regione». E il leader del Cremlino, pur sottolineando «l’importanza di rispettare il legittimo diritto di Teheran a sviluppare energia nucleare a fini pacifici», si è detto a favore di una «risoluzione» «esclusivamente attraverso mezzi politici e diplomatici». Una “risoluzione” che per entrambi preveda che Teheran «rispetti i suoi obblighi ai sensi del Trattato di non proliferazione delle armi nucleari» e che «cooperi pienamente» con gli ispettori dell’Aiea. Sia Putin che Macron hanno poi concordato sulla «speciale responsabilità» di Russia e Francia in qualità di membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu nel «mantenimento della pace e della sicurezza» e sulla necessità di «proseguire i contatti» per «coordinare i loro sforzi».

I due leader hanno infine parlato anche del conflitto ucraino, ma su questo tema sono rimasti distanti. Macron «ha sottolineato il fermo sostegno della Francia alla sovranità e all’integrità territoriale dell’Ucraina» e ha chiesto a Putin «il prima possibile» un «cessate il fuoco e l’avvio di negoziati tra Ucraina e Russia per una soluzione solida e duratura del conflitto». Putin, invece, non ha fatto alcun accenno a una tregua, ma soltanto alla necessità di un accordo di pace «globale e a lungo termine» che preveda «l’eliminazione delle cause profonde della crisi ucraina» e si basi «sulle nuove realtà territoriali». Vale a dire, l’unilaterale annessione russa di cinque regioni ucraine.

Putin semmai ha ribadito che, a suo dire, il conflitto ucraino è «una conseguenza diretta delle politiche degli Stati occidentali» che hanno «ignorato per molti anni gli interessi di sicurezza della Russia» e «creato una testa di ponte anti-russa in Ucraina» e che oggi «prolungano le ostilità alimentando» Kiev «con diverse armi moderne». Una stilettata neppure troppo velata a Macron, che subito dopo ha chiamato il leader ucraino Volodymyr Zelensky. La distanza tra Mosca e Parigi non è soltanto nei metri di tavolo o nei giorni di silenzio.

Leggi i commenti