C’è un’immagine che da due giorni tormenta la Spagna: mostra Santos Cerdán, l’ex segretario all’organizzazione e numero tre del Partito Socialista (Psoe), del quale il premier Pedro Sánchez è segretario, che a bordo di un cellulare della polizia entra nella prigione di Soto del Real di Madrid. Così ha deciso lunedì la Corte suprema nell’ambito delle indagini sul presunto caso di corruzione che lo scorso 12 giugno ha sconvolto il partito e ha portato alle dimissioni dell’ex braccio destro del primo ministro. Cerdán, accusato di essere coinvolto in una rete di appalti pubblici truccati in cambio di tangenti insieme all’ex ministro ai Trasporti, José Luis Ábalos e il suo ex consulente Koldo García, è indagato per associazione a delinquere, corruzione e traffico di influenze.
Un’immagine che evoca ferite mai rimarginate – come il caso tangenti che nel 2018 portò al tramonto del governo popolare di Rajoy e all’inizio dell’era Sánchez alla Moncloa – e che stringe l’assedio intorno al rilutt…
C’è un’immagine che da due giorni tormenta la Spagna: mostra Santos Cerdán, l’ex segretario all’organizzazione e numero tre del Partito Socialista (Psoe), del quale il premier Pedro Sánchez è segretario, che a bordo di un cellulare della polizia entra nella prigione di Soto del Real di Madrid. Così ha deciso lunedì la Corte suprema nell’ambito delle indagini sul presunto caso di corruzione che lo scorso 12 giugno ha sconvolto il partito e ha portato alle dimissioni dell’ex braccio destro del primo ministro. Cerdán, accusato di essere coinvolto in una rete di appalti pubblici truccati in cambio di tangenti insieme all’ex ministro ai Trasporti, José Luis Ábalos e il suo ex consulente Koldo García, è indagato per associazione a delinquere, corruzione e traffico di influenze.
Un’immagine che evoca ferite mai rimarginate – come il caso tangenti che nel 2018 portò al tramonto del governo popolare di Rajoy e all’inizio dell’era Sánchez alla Moncloa – e che stringe l’assedio intorno al riluttante premier socialista che alla resistenza ha dedicato il suo manuale biografico. Ma resistere fino a quando, si domanda ora una Spagna sempre più smarrita tra temperature torride e uno sciopero di tre giorni (iniziato ieri) di parte della magistratura che protesta contro la riforma lanciata dal governo.
Già sotto pressione per le indagini sulla moglie e sul fratello e senza essere riuscito a capitalizzare la mossa anti-Nato sul riarmo, il caso Cerdán rischia ora di essere la pietra tombale del premier che, tramite la portavoce Pilar Alegria, ha fatto sapere ieri che non ci sono indizi di finanziamento illecito del Psoe, facendo riferimento alle “altre persone fisiche o giuridiche" che hanno beneficiato del presunto giro di tangenti citate dal giudice della Corte suprema. Chiede perdono ai cittadini il governo Sánchez ma vuole andare avanti fino al termine della legislatura del 2027 – nonostante il mancato obiettivo dell’approvazione della finanziaria – continuando però a negare una doppia evidenza: da un lato i dubbi morali della coalizione di governo, dall’altro l’assedio feroce delle opposizioni che chiedono dimissioni e elezioni anticipate.
In attesa dell’incontro di valutazione di oggi tra Psoe e Sumar, la piattaforma progressista socio di minoranza nell’esecutivo, la leader e vicepremier con delega al Lavoro Yolanda Díaz ieri è intervenuta parlando di un’immagine vergognosa, quella di Cerdán che entra in carcere, di “una situazione molto grave”, di “un problema del Paese”. Problema che il Partito popolare, del capo dell’opposizione Alberto Núñez Feijóo, ha cavalcato contattando i partiti che appoggiano Sánchez in parlamento in vista di una possibile mozione di sfiducia che al momento è stata esclusa sia da Podemos, che dal Blocco Nazionalista Galiziano che dal partito indipendentista catalano di sinistra, Erc. Il partito indipendentista catalano di destra, Junts, guidato da Carles Puigdemont ha sfidato Feijóo a parlarne fuori dalla Spagna – dove il leader vive dal 2017 dopo il caso presunta malversazione di fondi pubblici nonostante l'amnistia approvata dal parlamento spagnolo – ma i conservatori hanno già rifiutato.
Non resta che attendere il doppio appuntamento di sabato con la riunione del comitato del Psoe, che dovrebbe definire la nuova leadership, e dall’altro lato la convention straordinaria del Partito popolare convocata da Feijóo per testare il suo ruolo da candidato premier. Sul bipartitismo iberico pesa però un’ombra di corruzione mai così cupa (nella primavera del 2026 inizierà il processo a ex alti dirigenti del Pp accusati di aver orchestrato un'operazione per distruggere prove compromettenti contro il partito), e a beneficiarne stavolta potrebbe essere l’ultradestra di Vox.