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Trump: “Ok di Israele alla tregua per 60 giorni a Gaza. Hamas ora accetti”

L’annuncio del tycoon: “Lo Stato ebraico ha accolto le condizioni necessarie per il cessate il fuoco, lavoreremo per la fine della guerra”. Attesa per la risposta del movimento islamista. Si aggrava il bilancio della strage all’internet café: 39 vittime. Ieri altri 112 morti nella Striscia.
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TEL AVIV – Donald Trump annuncia che Israele ha approvato le condizioni necessarie per finalizzare una tregua di 60 giorni a Gaza, «durante la quale si cercherà di porre fine alla guerra nella Striscia». Il presidente americano lo ha scritto su Truth, il suo social network personale. Si è poi rivolto a Hamas: «Ora dovete accettare, lo spero per il bene del Medio Oriente. Lavoreremo con tutte le parti per porre fine al conflitto».

Da giorni Trump pressava Netanyahu, che lunedì sarà alla Casa Bianca, per arrivare il prima possibile al cessate il fuoco: «Sarò molto duro, ma anche lui vuole che finisca la guerra, e credo che avremo un accordo la prossima settimana», ha detto il tycoon, durante la visita alla cosiddetta “prigione degli alligatori” in Florida. Il presidente ha poi bruciato i tempi.

Non è la prima volta che promette accordi con tempistiche che poi non riesce a mantenere, tuttavia il viaggio del premier israeliano in America (il terzo da quando Trump è stato rieletto) sembra …

TEL AVIV – Donald Trump annuncia che Israele ha approvato le condizioni necessarie per finalizzare una tregua di 60 giorni a Gaza, «durante la quale si cercherà di porre fine alla guerra nella Striscia». Il presidente americano lo ha scritto su Truth, il suo social network personale. Si è poi rivolto a Hamas: «Ora dovete accettare, lo spero per il bene del Medio Oriente. Lavoreremo con tutte le parti per porre fine al conflitto».

Da giorni Trump pressava Netanyahu, che lunedì sarà alla Casa Bianca, per arrivare il prima possibile al cessate il fuoco: «Sarò molto duro, ma anche lui vuole che finisca la guerra, e credo che avremo un accordo la prossima settimana», ha detto il tycoon, durante la visita alla cosiddetta “prigione degli alligatori” in Florida. Il presidente ha poi bruciato i tempi.

Non è la prima volta che promette accordi con tempistiche che poi non riesce a mantenere, tuttavia il viaggio del premier israeliano in America (il terzo da quando Trump è stato rieletto) sembra essere il segnale di una fase propizia, dopo il conflitto dei 12 giorni con la Repubblica islamica.

Una delegazione israeliana, capeggiata dal ministro degli Affari strategici Ron Dermer che guida anche il team di negoziatori a Doha, è già a Washington per incontrare il segretario di Stato Marco Rubio, il vicepresidente Vance e l’inviato di Trump Steve Witkoff. L’ipotesi di trattativa stavolta include «compensazioni diplomatiche» per Israele, come diverse fonti hanno riferito al quotidiano progressista Haaretz: dovrebbe trattarsi della ripresa dei colloqui tra Israele e l’Arabia Saudita, dell’accordo di normalizzazione con l’Oman e di una dichiarazione storica di «fine delle ostilità» con la Siria. Secondo alcune indiscrezioni, il presidente al-Sharaa sarebbe disposto a firmare la pace e a rinunciare alle alture del Golan in cambio del sostegno Usa.

Propositi che, al momento, si scontrano con la drammatica realtà della Striscia di Gaza, dove continuano i massacri e dove le operazioni militari dell’esercito a Gaza City vanno avanti: il bilancio delle vittime dell’internet café bombardato lunedì è salito a 39, tra cui il fotogiornalista Ismail Abu Hatab, e ieri le autorità sanitarie locali hanno contato altri 112 uccisi dai raid di Israele. Centosettanta organizzazioni umanitarie chiedono il ritorno della distribuzione del cibo sotto la gestione delle Nazioni Unite, dopo più di 500 morti lungo le vie di accesso ai centri della Gaza Humanitarian Foundation.

Il capo di stato maggiore Eyal Zamir — riferiscono i media israeliani — ha sconsigliato al governo di espandere ulteriormente le operazioni militari, temendo che gli ostaggi possano essere sottoposti «a torture sempre più intense». Anche questa riflessione incide sulla volontà di Netanyahu di trovare l’accordo con Hamas, che però non accetterà altro se non la fine totale del conflitto.

Al telefono Trump lo ha detto chiaramente e più volte nelle ultime conversazioni con il primo ministro di Israele: l’obiettivo è puntare al cessate il fuoco permanente e preparare il piano per il giorno dopo. L’amministrazione statunitense sta lavorando al coinvolgimento dei Paesi arabi nella futura gestione di Gaza.

Netanyahu, dopo l’offensiva “Rising Lion” contro i siti di arricchimento dell’uranio della Repubblica islamica (500 attacchi con droni su suolo iraniano, 86 per cento dei missili balistici iraniani intercettati, 99 per cento dei droni di Teheran abbattuti, 12 mila immagini satellitari analizzate: sono i risultati operativi diffusi dal ministero della Difesa dello Stato ebraico) vuole arrivare con qualcosa in mano alla pausa estiva della Knesset (dal 27 luglio al 19 ottobre), e prepararsi alle elezioni del 2026 dribblando la minaccia degli ultraortodossi di far cadere il governo sulla legge per l’esenzione dal servizio militare.

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