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Trump minaccia l’ex amico Musk: “Gli taglio i sussidi e lo deporto”

(reuters)

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Il leader dopo le nuove critiche di Elon alla manovra: “Il Doge può indagarlo, perderà tutto”. E ancora: “Penserò se espellerlo e rimandarlo in Sudafrica”. Il crollo di Tesla a Wall Street
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WASHINGTON – «Elon è arrabbiato perché ha perso i sussidi per le auto elettriche, ma se continua così rischia di perdere molto di più». È passato alle minacce, Donald Trump, nella sua lite con l’ex grande alleato. Ieri infatti il presidente ha apertamente lasciato intendere che è pronto a punire il fondatore di Tesla, inclusa la possibilità di scatenare contro di lui il Doge - l’ex creatura di Elon chiamata a tagliare la spesa pubblica - e di investigare il suo status di immigrato per rimandarlo in Sudafrica.

Musk era stato il principale sostenitore di Trump durante la campagna elettorale, e il capo della Casa Bianca gli aveva dato l’incarico di tagliare le spese dello stato attraverso il Doge, Department of Government Efficiency. Il rapporto si è incrinato per varie ragioni, incluso il prevedibile scontro tra i due ego, ma la ragione pratica principale è stato il “Big Beautiful Bill”, ossia la “finanziaria” proposta del presidente e approvata ieri dal Senato. Il problema è che…

WASHINGTON – «Elon è arrabbiato perché ha perso i sussidi per le auto elettriche, ma se continua così rischia di perdere molto di più». È passato alle minacce, Donald Trump, nella sua lite con l’ex grande alleato. Ieri infatti il presidente ha apertamente lasciato intendere che è pronto a punire il fondatore di Tesla, inclusa la possibilità di scatenare contro di lui il Doge - l’ex creatura di Elon chiamata a tagliare la spesa pubblica - e di investigare il suo status di immigrato per rimandarlo in Sudafrica.

Musk era stato il principale sostenitore di Trump durante la campagna elettorale, e il capo della Casa Bianca gli aveva dato l’incarico di tagliare le spese dello stato attraverso il Doge, Department of Government Efficiency. Il rapporto si è incrinato per varie ragioni, incluso il prevedibile scontro tra i due ego, ma la ragione pratica principale è stato il “Big Beautiful Bill”, ossia la “finanziaria” proposta del presidente e approvata ieri dal Senato. Il problema è che la legge di spesa, che ora passa al riesame della Camera, aumenterebbe il debito pubblico di 3.300 miliardi di dollari, secondo le stime del Congressional Budget Office, perché elargirebbe agevolazioni fiscali per circa 4.500 miliardi, senza compensarle con i tagli alla spesa.

Elon aveva già litigato nelle settimane scorse con Donald, accusandolo anche di essere nei file segreti del pedofilo Jeffrey Epstein, ma poi aveva fatto un passo indietro cercando la pace. Ora che il “Big Beautiful Bill” è in votazione al Congresso, è tornato ad alzare la voce, dicendo che è una legge clientelare in cui il presidente e i parlamentari repubblicani stanno infilando prebende «assurde, che danneggeranno il Paese». Quindi ha minacciato di fondare un partito rivale al Gop, se il testo verrà approvato in via definitiva, perché «è arrivato il momento di avere una formazione che si preoccupi davvero della gente».

Lunedì sera Trump ha risposto via social, minacciando di strozzare le aziende dell’ex alleato e cacciarlo dagli Usa: «Elon potrebbe aver ricevuto più sussidi di qualsiasi altro essere umano nella storia. Senza sussidi, dovrebbe probabilmente chiudere bottega e tornare a casa in Sudafrica. Niente più lanci di razzi, satelliti o produzione di auto elettriche, e il nostro Paese risparmierebbe una fortuna. Forse dovremmo chiedere a Doge di analizzare attentamente la cosa? Un sacco di soldi da risparmiare!». Ieri mattina, partendo per la Florida, ha rincarato la dose: «Elon è arrabbiato perché ho tolto i sussidi per le auto elettriche, ma sapeva che lo avrei fatto perché non hanno senso. Se continua così, però, potrebbe perdere molto di più». Quindi ha aggiunto: «Il Doge è il mostro che potrebbe rivoltarsi contro di lui e mangiarlo. Non sarebbe terribile?».

L’avvertimento è chiaro, lo scontro sta degenerando nella battaglia aperta per la sopravvivenza. Ora tocca a Musk decidere fino a che punto spingerlo. Ieri i mercati lo hanno subito punito, con un crollo delle azioni di Tesla, che sono arrivate a bruciare circa il 5% del loro valore. Si tratta ora di vedere se continuerà gli attacchi durante l’esame del “Big Beautiful Bill” alla Camera, e soprattutto se manterrà la promessa, o la minaccia, di fondare un nuovo partito nel caso in cui diventi legge.

Alan Dershowitz, già professore ad Harvard, uno degli avvocati più famosi degli Stati Uniti, sostenitore e difensore di Trump durante il procedimento per l’impeachment, questa volta prende le distanze dal presidente: «Non sono d’accordo con lui, nessun cittadino dovrebbe mai essere perseguitato per le sue idee politiche. Ho sostenuto questo principio quando Trump era sotto attacco, ma proprio per questo lo sostengo ancora adesso in difesa di Musk». Dershowitz non è sicuro che Elon potrebbe essere cacciato: «Non conosco abbastanza il suo stato dal punto di vista delle leggi sull’immigrazione, anche se dubito che a distanza di tanti anni, con quanto ha fatto nel settore imprenditoriale, sarebbe così facile costruire un caso contro di lui». Il punto però non è legale, ma politico: «La libertà di espressione - dice Dershowitz - è un diritto fondamentale protetto dalla Costituzione. Ho difeso Trump quando veniva preso di mira per le sue posizioni politiche, ora non deve ripetere lo stesso errore contro Musk. Le leggi sull’immigrazione non possono essere usate per perseguitare i cittadini in base alle loro idee».

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