Ucraina, senza Stinger e Patriot i civili restano in balia dei missili del Cremlino
di Gianluca Di Feo«In breve, la decisione di Washington costerà all’Ucraina vite umane e territori». La sintesi di Jack Watling, l’esperto del think tank britannico Rusi che dal 2022 ha redatto le migliori analisi sull’invasione, fa capire l’impatto del blocco alle consegne di armi statunitensi. Oltre alle valutazioni tecniche, però, a pesare è soprattutto l’aspetto psicologico: il timore di perdere l’aiuto americano è diventato certezza e inciderà negativamente sul morale di militari e civili impegnati da tre anni e mezzo nel terribile conflitto scatenato dalla Russia. Una questione fondamentale, visto che il Cremlino porta avanti una guerra d’attrito, logorando la capacità di combattere delle truppe e la volontà di resistere della popolazione: due fattori adesso micidialmente colpiti dalla scelta della Casa Bianca.
Prima di lasciare la presidenza, Joe Biden aveva decretato forniture belliche gratuite per 11 miliardi di dollari, tali da garantire il sostegno a Kiev fino all’inizio del prossimo a…
«In breve, la decisione di Washington costerà all’Ucraina vite umane e territori». La sintesi di Jack Watling, l’esperto del think tank britannico Rusi che dal 2022 ha redatto le migliori analisi sull’invasione, fa capire l’impatto del blocco alle consegne di armi statunitensi. Oltre alle valutazioni tecniche, però, a pesare è soprattutto l’aspetto psicologico: il timore di perdere l’aiuto americano è diventato certezza e inciderà negativamente sul morale di militari e civili impegnati da tre anni e mezzo nel terribile conflitto scatenato dalla Russia. Una questione fondamentale, visto che il Cremlino porta avanti una guerra d’attrito, logorando la capacità di combattere delle truppe e la volontà di resistere della popolazione: due fattori adesso micidialmente colpiti dalla scelta della Casa Bianca.
Prima di lasciare la presidenza, Joe Biden aveva decretato forniture belliche gratuite per 11 miliardi di dollari, tali da garantire il sostegno a Kiev fino all’inizio del prossimo autunno: armi e munizioni direttamente dai magazzini del Pentagono. Donald Trump ha autorizzato un solo contratto di vendita, per quantità limitate, e ora ha fermato l’invio pure degli equipaggiamenti stanziati per iniziativa del suo predecessore: se non ci saranno ripensamenti, presto la situazione sarà critica.
L’allarme più serio riguarda le difese aeree, stremate dalle ondate di attacchi russi contro città, fabbriche e centrali elettriche. Sono state sospese le cessioni di missili Patriot, “congelando” il trasferimento di trenta intercettori della versione Pac3 già arrivati in Polonia: sono gli unici in grado di abbattere i missili balistici scagliati contro Kiev e Odessa. Bloccate pure le munizioni per gli Stinger, i sistemi portatili della fanteria che spesso sono impiegati contro i droni intorno ai centri abitati. In maniera ancora più sorprendente, sono stati fermati i vecchi missili terra-aria Aim7 Sparrow, che i tecnici ucraini hanno adattato ai loro semoventi sovietici inventando ibridi chiamati Frankensam perché ricordano Frankenstein: una soluzione che si è dimostrata valida.
Quello dei Patriot è il problema più grave: otto batterie – donate pure da Paesi della Ue – formano la principale cupola protettiva ucraina e offrono l’unica speranza contro gli ordigni balistici. Ma i missili sono costosi e rari: in Europa non ne vengono prodotti e tutti gli eserciti hanno le scorte al minimo. Ci sono poi le due batterie Samp-T italo-francesi, che già un mese fa sono rimaste senza colpi. E una serie di Iris-T tedeschi e Nasams norvegesi, che in futuro dovrebbero accrescere il loro ruolo. Il presente però è drammatico.
Lo esplicita il confronto tra il giugno 2024 e il mese appena concluso, realizzato dal sito Svoboda. L’efficacia della contraerea – stando ai bollettini ucraini, spesso ritenuti ottimistici – è in calo costante: la percentuale di droni abbattuti è scesa dal 95 al 74 per cento; quella dei missili dal 74 al 50 per cento. Nel giugno 2024 Mosca ha scagliato 332 droni a lungo raggio Shahed/Geran; lo scorso mese sono diventati 5.438, sedici volte di più. Anche i missili sono raddoppiati: 225 contro 124. Cosa significa? Un anno fa, i raid contro la capitale avevano provocato sei feriti; questo giugno ci sono stati 40 morti e 200 feriti, tutti civili. I russi non hanno solo moltiplicato la produzione degli ordigni, ma ne hanno perfezionato il sistema di guida e aumentato la potenza: gli Shahed/Geran prima trasportavano 30 chili di tritolo; adesso l’ogiva ne contiene 90.
Il blocco americano si farà sentire pure sui campi di battaglia. Il Pentagono ha fermato 8.500 proiettili da 155 per l’artiglieria pesante, 250 razzi di precisione a lungo raggio Gmlrs e 142 missili antitank Hellfire. I cannoni ucraini oggi consumano più munizioni di quante ne ricevano e gli europei non sono in grado di supplire al taglio statunitense. Inoltre i Gmlrs servono soprattutto per distruggere i «pezzi pregiati» dell’esercito russo, come obici e lanciamissili semoventi o posti di comando avanzati. Li costruiscono solo gli Usa e la loro assenza impedirà di contrastare con la precisione la superiorità numerica russa. In queste settimane i reparti di Kiev li stanno utilizzando a Sumy e nel Donetsk per ostacolare l’offensiva delle brigate di Putin, colpendo le retrovie: in entrambi i settori le condizioni dei difensori peggiorano. A giugno i russi hanno occupato altri 556 chilometri quadrati di terreno e continueranno ad avanzare.