L'appello delle famiglie delle vittime palestinesi alla Cpi: “Fate in fretta”
di Alessia CanditoNon ci sono solo fondati argomenti giuridici per respingere la tesi israeliana secondo cui la Corte penale internazionale non ha giurisdizione, né competenza per emettere mandati d’arresto per Gallant e Netanyahu, ma c’è anche l’urgenza di dare seguito all’inchiesta in corso. E a provarlo – sostiene il collegio difensivo delle vittime palestinesi e dei loro familiari - sono le testimonianze che con una nuova memoria le parti civili hanno depositato nel procedimento, tuttora in corso, contro i massimi esponenti del governo israeliano per crimini di guerra e contro l’umanità.
L’inchiesta è diversa da quella per genocidio che cammina alla Cig su sollecitazione del Sudafrica, ma ugualmente preoccupa Israele, “come dimostrano le strategie dilatorie, di intralcio alla giustizia e di disconoscimento dell’autorità stessa della Corte”, fanno notare dal pool difensivo. Ma c'è urgenza di procedere - spiegano in una dettagliata memoria Raji Sourani, Chantal Meloni, Rodney Dixon KC, Jeanne Su…
Non ci sono solo fondati argomenti giuridici per respingere la tesi israeliana secondo cui la Corte penale internazionale non ha giurisdizione, né competenza per emettere mandati d’arresto per Gallant e Netanyahu, ma c’è anche l’urgenza di dare seguito all’inchiesta in corso. E a provarlo – sostiene il collegio difensivo delle vittime palestinesi e dei loro familiari - sono le testimonianze che con una nuova memoria le parti civili hanno depositato nel procedimento, tuttora in corso, contro i massimi esponenti del governo israeliano per crimini di guerra e contro l’umanità.
L’inchiesta è diversa da quella per genocidio che cammina alla Cig su sollecitazione del Sudafrica, ma ugualmente preoccupa Israele, “come dimostrano le strategie dilatorie, di intralcio alla giustizia e di disconoscimento dell’autorità stessa della Corte”, fanno notare dal pool difensivo. Ma c'è urgenza di procedere - spiegano in una dettagliata memoria Raji Sourani, Chantal Meloni, Rodney Dixon KC, Jeanne Sulzer, Triestino Mariniello e Clemence Witt - perché "le centinaia di vittime che rappresentiamo stanno tuttora patendo le conseguenze fisiche e psicologiche che derivano dai crimini che si contestano nei mandati d’arresto: fame indotta, omicidi, persecuzioni e atti inumani e degradanti perpetrati in maniera sistematica, dunque classificabili come crimini contro l’umanità e attacchi alla popolazione civile qualificabili come crimini di guerra”. E le nuove testimonianze, che nonostante le difficoltà il collegio difensivo ha raccolto, lo provano.
Le testimonianze
D.Ai, di cui per motivi di sicurezza e privacy vengono indicate solo le iniziali, in un singolo raid israeliano su un ospedale ha perso i suoi quattro figli, sua sorella e le sue quattro nipoti. “Non hanno ucciso solo i miei figli. Hanno ucciso i miei sogni. Ma non metteranno mai a tacere la mia voce. Continuerò a raccontare la nostra storia: il dolore delle madri, dei nostri figli ridotti in polvere dai missili", si legge in una delle tante testimonianze di donne che sono state madri prima che le bombe portassero via i loro figli, o che provano a continuare a esserlo.
“Un missile israeliano ha colpito direttamente la nostra tenda, senza preavviso - racconta M.As, un'altra madre di quattro figli, oggi costretta a convivere con una menomazione che le rende impossibile anche provvedere alle necessità della sua famiglia - Ho sentito il mio braccio sinistro intorpidirsi, era quasi reciso. Questa lesione non ha distrutto solo il mio corpo, ma ha distrutto anche il mio spirito. Voglio solo recuperare l'uso della mia mano, vivere con dignità e prendermi cura di me stessa e della mia famiglia. I ritardi nelle cure mi stanno negando il più fondamentale dei diritti umani".
Le più elementari attività, incluso procurarsi del cibo, sono diventate una continua roulette russa che obbliga a scegliere fra la fame e la morte. A.A. è un padre di cinque figli, più volte sfollato, e come tanti obbligato a vivere dei pochi aiuti che arrivano nella Striscia. “Cibo avvolto nell'umiliazione e nella vergogna”, lo chiama. Ma è necessario.
La Strage dell’Eid al Adha
Nel giorno dell’Eid al Adha, insieme a tanti aveva dormito sulla spiaggia di Rafah per essere fra i primi a presentarsi davanti al centro di distribuzione aiuti, quando improvvisamente è arrivato un raid israeliano. “Alle sette meno un quarto del mattino hanno aperto il fuoco e iniziato a sparare in modo intenso, diretto, rapido e terrificante. Tutto ciò che potevi fare era sdraiarti a faccia in giù o rannicchiarti in posizione fetale. In quei momenti, tutta la vita ti scorre davanti agli occhi, ti ricordi di coloro che ti amano, ti dici: ‘Povero me, la morte non è la mia ultima preoccupazione oggi, ma come posso morire e non tornare dai miei figli con del cibo per saziare la loro fame? Mi aspettano nel rifugio, affamati, sperando che io torni vivo e con del cibo’”.
Gli spari, racconta ai legali, sono durati più di un’ora e un quarto. Solo allora la folla si è potuta dirigere verso il centro di distribuzione. “Bisogna correre come animali a procurarsi cibo, mentre attorno ci sono vittime e feriti, ma non li si può né guardare, né aiutare perché appena vi fermate, la folla di affamati dietro di voi vi spingerà e vi calpesterà senza pietà né compassione, o verrete fucilati, o non raggiungerete i soccorsi”.
Per A.A. “una vera giungla, dove i forti divorano i deboli senza alcuna pietà. Ci hanno spogliato di tutto ciò che riguarda l'umanità, trasformandoci in mostri senz'anima”. Era l’Eid al Adha, la festa del sacrificio, giorno sacro per l’Islam. A Gaza sono stati ammazzati più di 40 palestinesi in coda per un po’ di cibo.
"Non esiste restituzione o risarcimento che possa compensare la paura e il terrore che questa guerra ci ha causato. Ma almeno vogliamo giustizia. Abbiamo il diritto di chiamare a rispondere le forze di occupazione e di perseguirle per i loro crimini e per ciò che ci hanno fatto e continuano a farci”, si legge nella testimonianza di un giornalista di Gaza, che con le sue testimonianze ha contribuito all’inchiesta. E non è per nulla semplice.
“Israele vuole penalizzare qualsiasi sostegno alla Cpi”
“Israele – spiegano i legali - sta mettendo in atto un quadro giuridico volto a penalizzare qualsiasi sostegno alla Cpi e, di conseguenza, a inibire la capacità della Corte di rendere giustizia alle vittime palestinesi”. Il riferimento è al nuovo meccanismo di registrazione per le ong che operano nella Striscia, che prevede il diniego se "l'organizzazione ha espresso, per iscritto o oralmente, il suo sostegno a procedimenti legali contro cittadini israeliani in un paese straniero o dinanzi a un tribunale internazionale” o se lo ha stesso ha fatto un singolo operatore.
“Un chiaro tentativo da parte di mettere a tacere le critiche e di eludere le proprie responsabilità internazionali”, secondo i legali che allo stesso modo leggono il nuovo disegno di legge presentato alla Knesset “per la protezione delle personalità pubbliche israeliane dalle attività della Corte penale internazionale” che punisce qualsiasi sostegno, contributo, dato o testimonianza forniti da un cittadino o da un'entità giuridica israeliana.
Iniziative che fanno il paio, ricordano i legali, con le dichiarazioni dei massimi vertici dello Stato israeliano che hanno accusato la Cpi di antisemitismo, invitato i Paesi del mondo ad abbandonarla e in generale regolarmente messo in discussione la sua autorità e indipendenza.
I legali: “Ricorso Israele privo di fondamento giuridico, fate in fretta”
“Il tempo – sottolineano i legali nella memoria - è ormai una questione essenziale: più tempo ci vorrà per ottenere giustizia e responsabilità, più persone a Gaza, così come in Cisgiordania, subiranno danni irreparabili”.
I numeri, necessariamente approssimati per difetto e non stabilizzati perché attacchi e raid israeliani sono in corso, sono ormai da capogiro: 55.637 palestinesi uccisi e 129.880 feriti, di cui 5.334 uccisi e 17.839 feriti dopo che Israele ha rotto il cessate il fuoco. La stragrande maggioranza delle vittime sono civili, tra cui un numero schiacciante di bambini, donne e anziani, oltre a 116 operatori della protezione civile, 224 giornalisti, 463 operatori umanitari, 143 medici e paramedici.
"Il ricorso di Israele contro la giurisdizione della Cpi è privo di fondamento e deve essere respinto. La Corte ha competenza sui crimini commessi da cittadini israeliani in Palestina, poiché quest’ultima è Stato parte dello Statuto di Roma. La giurisdizione si basa sul luogo del crimine – spiega il giurista Triestino Mariniello – non sulla nazionalità dell’autore. Gli Accordi di Oslo, richiamati da Israele, non hanno alcuna rilevanza giuridica per limitare l’autorità della Cpi, trattandosi di intese politiche che non vincolano un tribunale internazionale”.
Ecco perché dai legali e dalle centinaia di vittime che assistono arriva un appello semplice: “Procedete e fatelo in fretta”.