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Hamas verso un sì alla tregua. Netanyahu contestato nel kibbutz di Nir Oz.

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Il premier per la prima volta in uno dei luoghi simbolo del 7 ottobre. Con un video i familiari degli ostaggi fanno pressione per l’intesa
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GERUSALEMME – Ci risiamo. L’accordo per il cessate il fuoco a Gaza è a un passo. Non è la prima volta che il negoziato imbocca l’ultimo miglio, ma finora è franato per l’opposizione ora di Israele, ora di Hamas. Quel che rende diversa questa fase, però, è la spinta di Trump: le prossime ore saranno decisive. Il presidente americano sostiene che Israele abbia già accettato anche se Netanyahu, ieri contestato al kibbutz di Nir Oz dove è andato in visita per la prima volta 636 giorni dopo il 7 ottobre, non si è ancora espresso. Hamas ne sta discutendo con gli altri gruppi palestinesi, si attende la risposta ufficiale.

Il movimento islamista palestinese, attraverso fonti anonime, ha fatto sapere di approvare lo schema della proposta del Qatar, che è sostanzialmente il piano Witkoff con l’aggiunta di garanzie americane, egiziane e qatariote per la fine della guerra. La delegazione del Qatar è già al Cairo, Netanyahu manderà quella israeliana appena Hamas dichiarerà la sua posizione. S…

GERUSALEMME – Ci risiamo. L’accordo per il cessate il fuoco a Gaza è a un passo. Non è la prima volta che il negoziato imbocca l’ultimo miglio, ma finora è franato per l’opposizione ora di Israele, ora di Hamas. Quel che rende diversa questa fase, però, è la spinta di Trump: le prossime ore saranno decisive. Il presidente americano sostiene che Israele abbia già accettato anche se Netanyahu, ieri contestato al kibbutz di Nir Oz dove è andato in visita per la prima volta 636 giorni dopo il 7 ottobre, non si è ancora espresso. Hamas ne sta discutendo con gli altri gruppi palestinesi, si attende la risposta ufficiale.

Il movimento islamista palestinese, attraverso fonti anonime, ha fatto sapere di approvare lo schema della proposta del Qatar, che è sostanzialmente il piano Witkoff con l’aggiunta di garanzie americane, egiziane e qatariote per la fine della guerra. La delegazione del Qatar è già al Cairo, Netanyahu manderà quella israeliana appena Hamas dichiarerà la sua posizione. Sono buoni segnali, insomma.

Un segnale pessimo, invece, è l’intensificarsi dei raid israeliani nella Striscia, dove negli ultimi due giorni sono stati uccisi più di 200 palestinesi: 118 ancora ieri, secondo le autorità sanitarie locali, contando le vittime del bombardamento di una scuola-rifugio e i morti nei pressi dei centri per la distribuzione del cibo. Escalation che, secondo alcuni analisti militari, segnala l’affrettarsi dell’esercito prima della tregua.

La proposta del Qatar prevede 60 giorni di tregua durante i quali saranno rilasciati 28 ostaggi, 10 vivi e 18 cadaveri, in cambio della scarcerazione di un certo numero di detenuti palestinesi. La liberazione avverrà in cinque diversi momenti nell’arco dei due mesi, con l’impegno di Hamas a non allestire palcoscenici: questa è una differenza rispetto al piano dell’inviato di Trump, Steve Witkoff, nel quale i rapiti venivano liberati tutti nella prima settimana. Le Israeli defense forces (Idf) si dovranno ritirare dalle loro posizioni a Gaza, però non è chiaro fin dove arretreranno. Inoltre, ed è il punto cruciale, Witkoff insieme con i mediatori di Qatar ed Egitto si faranno garanti della serietà della trattativa per chiudere definitivamente la guerra: è la cosa che più interessa a Hamas, il motivo per cui a maggio ha rifiutato l’accordo. «Sono ancora in corso discussioni su diversi dettagli tecnici tra cui i meccanismi di ingresso degli aiuti umanitari e le mappe per il ritiro dell’Idf», spiegano fonti a conoscenza del negoziato ai giornali arabi e ad Anadolu, l’agenzia nazionale turca. La risposta di Hamas dovrebbe arrivare entro un paio di giorni al massimo, forse già oggi.

Netanyahu continua a dire che l’obiettivo della guerra è la distruzione totale di Hamas. Per mettergli pressione, le famiglie di Maxim Herkin e Bar Kuperstein, ostaggi ancora prigionieri, hanno dato l’autorizzazione a diffondere il filmato di 44 secondi girato ad aprile dai miliziani in cui si vede Herkin seduto di schiena contro il muro e la mano fasciata, accanto a Kuperstein. «Siamo morti che camminano», dice uno di loro.

Netanyahu, come detto, è stato contestato a Nir Oz, uno dei kibbutz più colpiti il 7 ottobre (50 uccisi, 76 rapiti): un gruppo lo ha accolto gridando «assassino», «corrotto», e chiamandolo «mister abbandono». Sulla sua visita ci sono state divergenze di opinione, tra chi si è detto contrario e chi, invece, ci ha visto la possibilità per convincerlo a trattare con Hamas. A Nir Oz Netanyahu ha incontrato Einav Zangauker, la “madre coraggio” il cui figlio, Matan, è ancora sequestrato. In questi mesi è stata una durissima oppositrice del primo ministro.

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