Putin-Trump: due presidenti, un’alleanza, molti obiettivi
di Maurizio MolinariLa sesta telefonata Trump-Putin dall’inizio dell’anno non sblocca il negoziato sull’Ucraina ma conferma l’intenzione di Washington di sfruttare il momento diplomatico innescato dal cessate il fuoco Israele-Iran per tentare di fare breccia nelle resistenze del Cremlino.
Il collegamento fra Medio Oriente ed Ucraina nasce dal fatto che Putin ha aiutato la mediazione di Trump, spingendo l’alleato di Teheran a cessare le ostilità nonostante i duri colpi subiti. E quando nella conversazione di ieri, secondo il portavoce del Cremlino, Putin ha sottolineato la necessità di un «soluzione politica» su «Medio Oriente ed Iran» discutendo di tale scenario «in maniera dettagliata» lascia intendere che Mosca sta contribuendo anche al tentativo della Casa Bianca di raggiungere un accordo a Gaza fra Hamas ed Israele su cessate il fuoco e liberazione degli ostaggi. Ciò significa che la missione dei B-2 americani contro gli impianti nucleari iraniani è stata il momento di inizio di un possibile ri…
La sesta telefonata Trump-Putin dall’inizio dell’anno non sblocca il negoziato sull’Ucraina ma conferma l’intenzione di Washington di sfruttare il momento diplomatico innescato dal cessate il fuoco Israele-Iran per tentare di fare breccia nelle resistenze del Cremlino.
Il collegamento fra Medio Oriente ed Ucraina nasce dal fatto che Putin ha aiutato la mediazione di Trump, spingendo l’alleato di Teheran a cessare le ostilità nonostante i duri colpi subiti. E quando nella conversazione di ieri, secondo il portavoce del Cremlino, Putin ha sottolineato la necessità di un «soluzione politica» su «Medio Oriente ed Iran» discutendo di tale scenario «in maniera dettagliata» lascia intendere che Mosca sta contribuendo anche al tentativo della Casa Bianca di raggiungere un accordo a Gaza fra Hamas ed Israele su cessate il fuoco e liberazione degli ostaggi. Ciò significa che la missione dei B-2 americani contro gli impianti nucleari iraniani è stata il momento di inizio di un possibile riassetto del Medio Oriente dove il regista è Trump ma attorno al tavolo, oltre all’israeliano Benjamin Netanyahu e al saudita Mohammed bin Salman, c’è anche Vladimir Putin.
Per la Casa Bianca ciò implica che il recupero di Putin è possibile al fine di isolare il vero rivale globale: la Cina di Xi Jinping. Anche l’accordo sui dazi con il Vietnam che Trump sta per siglare va in questa direzione perché penalizza - con una tariffa del 40 per cento - soprattutto le esportazioni di Hanoi con beni che arrivano «da altri Paesi», ovvero da Pechino.
In questa offensiva di Washington l’ostacolo più difficile resta l’Ucraina. La mossa a sorpresa di Trump di sospendere la fornitura di armi antiaeree a Kiev svela l’evidente tentativo di riaprire la trattativa con Putin. Proprio come avviene al tavolo da poker, Trump vuole sedurre l’avversario, spingerlo a riconsiderare i suoi “niet”. E lo fa senza riguardo per l’Ucraina e gli alleati europei perché considera il match con Putin una partita a due.
Ma il leader del Cremlino, ancora una volta, sembra rigettare le aperture del presidente Usa. «La Russia non rinuncerà ai suoi obiettivi in Ucraina» afferma Putin, sottolineando la perdurante volontà di «rimuovere le cause alla radice del conflitto» iniziato con l’aggressione a Kiev del febbraio 2022. È lo stesso linguaggio con cui Putin ha respinto in aprile il “piano di pace” proposto dal vicepresidente Usa, J.D. Vance, che consentiva a Mosca di conservare tutti i territori ucraini occupati ed anche di annettersi di fatto la Crimea. Quel “niet”, ripetuto ieri a Trump, nasce dalla volontà di aggiungere all’occupazione dei territori altrui anche la “smilitarizzazione” e la “neutralizzazione” dell’Ucraina - secondo il linguaggio dei portavoce del Cremlino - trasformando Kiev in un vassallo, simile alla Bielorussia. Dunque, Putin vede la collaborazione con Trump su Iran e Gaza in maniera assai diversa da Washington: non l’inizio di una convergenza globale in chiave anti-Cina bensì singole concessioni per ottenere da Trump l’avallo alla sottomissione dell’Ucraina. Da qui il commento di Volodymir Zelensky: «Putin e Trump sono persone diverse, non so se possono avere molte idee in comune». E la proposta a Putin e Trump di «un vertice fra leader» per mettere l’avversario nell’angolo. Di questo parlerà Zelensky con il presidente Usa nelle prossime ore.
Ma al momento lo stallo rimane. Con Putin che si tiene ben stretta la carta dell’offensiva d’estate: i 50 mila militari davanti a Sumy, ed i 30 mila nordcoreani in arrivo da Pyongyang, suggeriscono che non ha rinunciato ad ottenere la vittoria sul campo di battaglia. Facendoci comprendere meglio perché Finlandia, Polonia e Paesi Baltici sono usciti dal Trattato di Ottawa e valutano la possibilità di schierare mine antiuomo lungo i confini con Mosca.