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Un 4 luglio di protesta negli Usa: cortei in duecento città contro i favori ai ricchi

(afp)

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Mentre i trumpiani festeggiano la finanziaria, l’altra America scende in piazza per denunciare i tagli alla spesa sociale
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NEW YORK- I trumpiani mangiano, gli antitrumpiani marciano. Da una parte gli hotdog. Dall’altra, i megafoni. Grigliate patriottiche contro striscioni per dire “No Kings 2.0”. Questo 4 Luglio, festa nazionale dell’Indipendenza americana, è stato uno dei più divisivi nella storia recente degli Stati Uniti.

Mentre la Casa Bianca nel pomeriggio aveva organizzato la cerimonia della firma del presidente Donald Trump sul “One Big Beautiful Bill Act”, la legge finanziaria voluta dal tycoon che, accusano i Democratici, divide l’America tra ricchi ancora più ricchi e poveri ancora più poveri, in più di duecento città milioni di persone hanno partecipato a manifestazioni di protesta. «Fermiamo i ricchi - hanno dichiarato gli organizzatori di “Free America Weekend” - liberiamo l’America dalla povertà e mettiamo fine a un sistema truccato in cui i ricchi vivono nel lusso mentre è la classe media a pagare il conto».

NEW YORK- I trumpiani mangiano, gli antitrumpiani marciano. Da una parte gli hotdog. Dall’altra, i megafoni. Grigliate patriottiche contro striscioni per dire “No Kings 2.0”. Questo 4 Luglio, festa nazionale dell’Indipendenza americana, è stato uno dei più divisivi nella storia recente degli Stati Uniti.

Mentre la Casa Bianca nel pomeriggio aveva organizzato la cerimonia della firma del presidente Donald Trump sul “One Big Beautiful Bill Act”, la legge finanziaria voluta dal tycoon che, accusano i Democratici, divide l’America tra ricchi ancora più ricchi e poveri ancora più poveri, in più di duecento città milioni di persone hanno partecipato a manifestazioni di protesta. «Fermiamo i ricchi - hanno dichiarato gli organizzatori di “Free America Weekend” - liberiamo l’America dalla povertà e mettiamo fine a un sistema truccato in cui i ricchi vivono nel lusso mentre è la classe media a pagare il conto».

Nelle piazze sono state organizzate letture pubbliche della Dichiarazione d’Indipendenza. John Schwarz, fondatore di The People’s Union, piattaforma online che si definisce “non di parte”, ha lanciato invece su Instagram un video appello per boicottare le aziende pro Trump, come forma di protesta alternativa alle marce. «Non c’entra la politica - ha detto - c’entrano i principi. Non sventolare la bandiera per un Paese che non la sventola più per te. Trump vuole vedervi marciare, per indicarvi come un pericolo. Se, invece, boicottiamo le aziende amiche gli faremo più male».

La spaccatura del Paese è evidente anche sui social. Su Facebook e Instagram sono apparse foto di “grigliate patriottiche” con bandiere Maga e drammatiche testimonianze di veterani che perderanno l’assistenza sanitaria. Il commento autocelebrativo pubblicato dall’account dei Repubblicani della Camera, che giovedì hanno votato la legge di bilancio, è stato inondato di insulti. Molti hanno scritto post per chiedere scusa a immigrati, anziani e veterani e dire «oggi è meno festa del solito». Un sondaggio della rete conservatrice Fox News ha confermato questa frattura sociale: solo il 26 per cento dei Democratici si dichiara orgoglioso di essere americano, mentre tra i Repubblicani la percentuale è dell’85 per cento. Secondo Gallupp, il 58 per cento è orgoglioso di essere americano, ma dopo l’attacco terroristico dell’11 settembre lo era il 91. Quattro adulti su dieci, rivela la ricerca Harris, sognano di lasciare gli Stati Uniti, e la percentuale sale a sei su dieci tra i giovani. È l’American Dream al contrario.

L’America trumpiana invece si gode il momento. Più gli elettori Democratici si indignano, più gli altri si esaltano. In vista dei 250 anni della nascita degli Stati Uniti, il 4 luglio 2026, il presidente ha detto di voler ospitare nei giardini della Casa Bianca combattimenti di arti marziali miste, con tanto di ring e fino a ventimila spettatori. Trump ha spiegato di volerlo fare per «unire il Paese». In realtà la proposta ha spaccato ancora di più l’America. A non cambiare, rispetto al passato, è il rapporto degli americani con gli hotdog: Joey “Jaws” Chestnut, 41 anni, ha vinto ancora una volta la tradizionale sfida del 4 luglio che a Coney Island, New York, mette di fronte i più grandi divoratori del popolare panino americano. Chestnut ne ha ingoiati 70 e mezzo in dieci minuti, sbaragliando la concorrenza e facendo felice colui che, un anno fa, lo aveva definito un «grande patriota americano»: Trump.

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