Trump rassicura Zelensky. Ma non si impegna sui Patriot
di Paolo BreraAl termine di una notte infernale per uno dei più massicci attacchi russi dall’inizio della guerra, con più di 500 droni e missili, ieri il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha parlato per 40 minuti con il presidente americano Donald Trump. I risultati sono modesti, nonostante il sorriso ostentato sui social. Trump sarà stato pure «molto deluso» dal presidente russo Vladimir Putin — che l’altro ieri gli ha ribadito di voler raggiungere tutti gli obiettivi per i quali ha invaso l’Ucraina, e non gli è parso «minimamente intenzionato a fermare la guerra» — ma non ha smesso di essere un alleato estremamente riluttante per Kiev.
«Abbiamo parlato degli attacchi aerei russi — dice Zelensky attraverso i suoi social — e della situazione al fronte. Il presidente Trump è molto ben informato, abbiamo discusso delle capacità di difesa aerea e concordato che lavoreremo per aumentare la protezione del cielo. Abbiamo concordato anche un incontro apposito dei nostri team, e discusso in dett…
Al termine di una notte infernale per uno dei più massicci attacchi russi dall’inizio della guerra, con più di 500 droni e missili, ieri il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha parlato per 40 minuti con il presidente americano Donald Trump. I risultati sono modesti, nonostante il sorriso ostentato sui social. Trump sarà stato pure «molto deluso» dal presidente russo Vladimir Putin — che l’altro ieri gli ha ribadito di voler raggiungere tutti gli obiettivi per i quali ha invaso l’Ucraina, e non gli è parso «minimamente intenzionato a fermare la guerra» — ma non ha smesso di essere un alleato estremamente riluttante per Kiev.
«Abbiamo parlato degli attacchi aerei russi — dice Zelensky attraverso i suoi social — e della situazione al fronte. Il presidente Trump è molto ben informato, abbiamo discusso delle capacità di difesa aerea e concordato che lavoreremo per aumentare la protezione del cielo. Abbiamo concordato anche un incontro apposito dei nostri team, e discusso in dettaglio delle capacità dell’industria della difesa e delle possibilità di produzione congiunta. Siamo pronti per progetti diretti con l’America, è estremamente importante per la sicurezza soprattutto per i droni e le tecnologie correlate. Abbiamo discusso di acquisti e investimenti reciproci, e scambiato opinioni sulla situazione diplomatica».
Sono frasi troppo generiche per rispondere all’urgenza della protezione militare che Kiev vorrebbe ricevere da Washington. Secondo Axios, che cita una fonte anonima, Trump gli ha detto «di voler contribuire alla difesa aerea», e ha aggiunto che «verificherà cosa è stato ritardato, se qualcosa è stato ritardato». Il riferimento è ai Patriot promessi e mai consegnati, essenziali per chiudere spicchi di cielo in Ucraina, e al polverone sul possibile blocco degli aiuti militari americani.
Per questo ieri si è mosso anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz: ha chiamato Trump mettendo sul tavolo non solo i dazi ma anche la difesa aerea dell’Ucraina, cercando di convincerlo a sostenere l’ombrello difensivo. L’obiettivo dei “volenterosi”, armare Kiev e renderla un porcospino indigesto per la Russia, passa prima di tutto dalla difesa aerea. Merz ha proposto a Trump l’acquisto di due sistemi Patriot che girerebbe poi all’Ucraina. «Ci sono vari modi per colmare la lacuna dei Patriot», ha spiegato il portavoce del Cancelliere, Stefan Kornelius, secondo cui la triangolazione è uno di questi. La Germania d’altronde è il secondo più grande donatore per l’Ucraina, con 38 miliardi di euro concessi in aiuti militari già consegnati o stanziati.
E proprio Berlino è durissima nel giudicare l’attacco devastante scatenato giovedì notte da Mosca: «È uno schema», dice Kornelius, quello «del presidente russo e delle sue telefonate» a Trump che «sono accompagnate da attacchi ancora più duri. Quanto accaduto ieri conferma o rafforza questa impressione». È la tesi promossa dalla Presidenza ucraina: Putin «umilia pubblicamente» Trump — twitta il consigliere Mykhailo Podolyak — con «l’ennesima telefonata dalla quale non ha ottenuto niente. Ogni telefonata si conclude con un massiccio bombardamento dimostrativo di Kiev». Nel frattempo, ieri russi e ucraini si sono scambiati un’altra quota di prigionieri: «Stiamo preparando ulteriori scambi», dice Zelensky.