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Ucraina, Volker: “Trump è stato preso a schiaffi da Putin e ora deve reagire”

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L’ex inviato del tycoon a Kiev: “Il Cremlino può essere ancora fermato. Con armi e sanzioni secondarie si può arrivare a un accordo stile Corea”
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NEW YORK – Kurt Volker, già ambasciatore americano alla Nato e inviato di Trump per l’Ucraina, ha una visione chiara di cosa sta succedendo: «Il Pentagono ha sbagliato a bloccare le forniture di armi a Kiev, ma non si era coordinato con la Casa Bianca e Trump non è d’accordo. Putin gli ha dato uno schiaffo in faccia con gli ultimi raid e vuole cancellare l’Ucraina. Se il presidente e gli europei reagiranno continuando gli aiuti, può essere fermato prima che attacchi altri Paesi del vostro continente e costretto a un cessate il fuoco permanente sul modello della Corea».

Cosa è accaduto al Pentagono?

«È stata una decisione interna, non credo completamente coordinata con la Casa Bianca. È una falsa scelta optare per la difesa de…

NEW YORK – Kurt Volker, già ambasciatore americano alla Nato e inviato di Trump per l’Ucraina, ha una visione chiara di cosa sta succedendo: «Il Pentagono ha sbagliato a bloccare le forniture di armi a Kiev, ma non si era coordinato con la Casa Bianca e Trump non è d’accordo. Putin gli ha dato uno schiaffo in faccia con gli ultimi raid e vuole cancellare l’Ucraina. Se il presidente e gli europei reagiranno continuando gli aiuti, può essere fermato prima che attacchi altri Paesi del vostro continente e costretto a un cessate il fuoco permanente sul modello della Corea».

Cosa è accaduto al Pentagono?

«È stata una decisione interna, non credo completamente coordinata con la Casa Bianca. È una falsa scelta optare per la difesa dell’Ucraina o degli Usa, perché le due cose vanno insieme. Evitare problemi in area Nato è nel nostro interesse nazionale, e lancia anche un forte segnale alla Cina, facendo capire che siamo al fianco degli alleati e non li abbandoniamo. Lasciare che la Russia travolga l’Ucraina darebbe invece un messaggio terribile a Pechino: è stato un errore di calcolo del Pentagono e la Casa Bianca assumerà una posizione più sfumata».

(afp)

La scelta è stata di Elbridge Colby, capo politico della Difesa, scettico su Kiev e preoccupato dalla Repubblica popolare?

«Sì, è sempre stata la sua posizione. Ma è ingenuo, non si può separare quanto accade in Europa dal resto, Asia e Cina incluse. I nordcoreani infatti combattono in Ucraina».

Dopo la chiamata con Zelensky, Trump continuerà le forniture?

«La decisione del Pentagono lo ha imbarazzato. Già al vertice Nato aveva detto di essere incline a dare più Patriot a Kiev, seguendo altre modalità di fornitura, e credo lo farà».

Perché non è più aggressivo con Putin, che nella chiamata di giovedì ha rifiutato ancora la tregua?

«Penso voglia lasciare spazio per negoziare, ma il capo del Cremlino gli ha detto chiaramente che non lo farà. Fossi Trump, sarei molto arrabbiato con Putin, perché è imbarazzante che la notte stessa della chiamata abbia lanciato il più grande attacco aereo sull’Ucraina. Gli ha dato uno schiaffo in faccia».

(afp)

Come dovrebbe reagire Trump?

«Dare via libera al Senato per approvare la legge bipartisan che gli darebbe l’autorità di imporre sanzioni secondarie e poi varare un programma Lend-Lease, che permetta a Kiev di prendere in prestito soldi negli Usa per comprare armi americane. Sarebbero due segnali molto forti».

Mosca sta vincendo sul terreno?

«Sta spostando molti soldati ed equipaggiamenti in prima linea. Perde tantissime vite umane però continuerà a farlo. Otterrà guadagni territoriali incrementali, ma non decisivi per cambiare l’esito generale del conflitto».

Quindi con le armi occidentali può essere fermata?

«Consentirebbero a Kiev tre cose: difendersi dagli attacchi aerei con i Patriot; proteggere meglio la prima linea con l’artiglieria; attaccare con i missili a lungo raggio le retrovie russe, per colpire rifornimenti, logistica e basi dell’aviazione».

Così si potrebbe costringere Mosca a negoziare?

«Non credo possa esserci un accordo di pace con Putin. Ha detto chiaramente che l’Ucraina non esiste, non ha un’identità separata dalla Russia e va eliminata. Però possiamo fermarlo, obbligarlo al cessate il fuoco e rafforzare le difese di Kiev, creando una linea stabile di separazione tra Europa e Russia in Ucraina».

Il 10 e 11 luglio l’Italia ospita la Ukraine Recovery Conference.

«È molto importante. Su larga parte del territorio ucraino l’economia cresce e va aiutata, anche per favorire il ritorno dei rifugiati e facilitare l’ingresso nella Ue. Poi bisogna essere pronti a ricostruire le zone distrutte, se ci sarà un cessate il fuoco entro fine anno. Finora queste conferenze non hanno lasciato impatti duraturi, ma la premier Meloni può ottenere questo risultato, creando un organo permanente per la ricostruzione, magari affidato a un ex premier per dargli un forte peso politico».

Perché è nostro interesse aiutare Kiev?

«Lo stesso Trump, alla Nato, ha ammesso che Putin ha mire territoriali oltre l’Ucraina e ha detto di aver cambiato la percezione dell’Allenza, con l’impegno a investire il 5% del pil nella difesa. Bisogna approfittarne. Francia e Gran Bretagna hanno offerto forze di sicurezza. L’Italia non vuole farlo, ma può svolgere lo stesso ruolo per l’economia».

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