Non ha più confini, l’escalation della guerra: messa a ferro e fuoco la notte di Kiev, droni e missili russi hanno attaccato ieri Nikopol, Kherson e un aeroporto militare vicino a Khmelnytskyi, a ottocento chilometri dal fronte. I droni ucraini hanno risposto centrando obiettivi nel cuore della Russia: da Cheboksary a Voronezh e persino a Vladivostok, a settemila chilometri dalle trincee. Nel mirino di entrambi c’è la logistica militare: dagli aeroporti ai rifornimenti e alle strutture della difesa.
I russi dicono di aver centrato «due lanciamissili intercettori e radar dei sistemi Patriot», insieme a «un lanciarazzi multiplo Himars, a missili a lungo raggio Neptune, a tre bombe aeree guidate e droni», e continuano ad attaccare a ondate l’aeroporto Zhuliany di Kiev, il secondo più grande scalo della capitale, dove ritengono siano dislocati i Patriot e gli F16. Ma gli ucraini sono sempre più efficaci nel colpire in Russia, e ieri hanno nuovamente centrato gli aeroporti militari di Eng…
Non ha più confini, l’escalation della guerra: messa a ferro e fuoco la notte di Kiev, droni e missili russi hanno attaccato ieri Nikopol, Kherson e un aeroporto militare vicino a Khmelnytskyi, a ottocento chilometri dal fronte. I droni ucraini hanno risposto centrando obiettivi nel cuore della Russia: da Cheboksary a Voronezh e persino a Vladivostok, a settemila chilometri dalle trincee. Nel mirino di entrambi c’è la logistica militare: dagli aeroporti ai rifornimenti e alle strutture della difesa.
I russi dicono di aver centrato «due lanciamissili intercettori e radar dei sistemi Patriot», insieme a «un lanciarazzi multiplo Himars, a missili a lungo raggio Neptune, a tre bombe aeree guidate e droni», e continuano ad attaccare a ondate l’aeroporto Zhuliany di Kiev, il secondo più grande scalo della capitale, dove ritengono siano dislocati i Patriot e gli F16. Ma gli ucraini sono sempre più efficaci nel colpire in Russia, e ieri hanno nuovamente centrato gli aeroporti militari di Engels e Borisoglebsk, nella regione di Voronezh, dove decollano i bombardieri russi Su34, Su35S ed Su30SM: secondo i servizi e lo stato maggiore ucraini sarebbero stati centrati un deposito di bombe aeree teleguidate e almeno un aereo da addestramento.
Ma è l’attacco a Vladivostok a lanciare un messaggio preciso a Mosca: l’operazione “ragnatela” in cui i servizi ucraini sventrarono una serie di bombardieri in diversi aeroporti russi non è stato un colpo isolato e irripetibile. A Vladivostok, nel mar del Giappone, droni ucraini ieri hanno distrutto rami del gasdotto che rifornisce le basi della flotta russa nel Mar del Giappone, tra cui la 155esima brigata della Flotta del Pacifico, con esplosioni e incendi. Una parte del gasdotto, in funzione da marzo, esplodendo ha tagliato l’acquedotto, lasciando a secco le basi.
Lontanissimo dall’estremo oriente russo, altri droni hanno centrato una fabbrica di antenne militari a Cheboksary, quasi 500 chilometri a est di Mosca: la Jsc Vniir-Progress produce le antenne adattive “Kometa” usate dai droni Shahed e dai missili Iskander, e moduli di controllo delle bombe aeree guidate e di altre armi ad alta precisione. Attacchi tutt’altro che inediti: martedì i droni ucraini avevano colpito una fabbrica militare a Izhevsk, giovedì una fabbrica che produce componenti per i missili a Yelets, venerdì un impianto chimico a sud di Belgorod.
Si parla di pace — sono in arrivo gli ultimi scambi di prigionieri, poi ci sarà il terzo round dei negoziati — ma si pratica la guerra con tutto il vigore delle campagne estive. Al fronte la pressione dei russi ottiene lenti ma continui progressi territoriali; i bombardamenti a distanza, però, mietono vittime civili su entrambi i fronti: quattro uccisi dagli ucraini a Donetsk e uno dai russi a Kiev, solo negli ultimi attacchi.
Di fronte alla titubanza di Washington, l’alleato riluttante ma insostituibile, il presidente Zelensky cambia strategia. Se ottenere aiuti militari diventa difficile, la soluzione di Kiev è costruire armi insieme. «Questa settimana è stato siglato un accordo con un’azienda americana per la produzione di droni, e uno con la Danimarca per la prima produzione congiunta di armi all’estero», dice Zelensky bollando la telefonata con Trump come «la migliore e più produttiva che abbiano mai avuto». Lascia intendere che potrebbe avere sbloccato l’arrivo, quale che sia la formula, di altri Patriot. D’altronde il presidente Usa sembra aver perso la pazienza con il Cremlino. dopo l’ultima chiamata ha dichiarato: «Putin vuole solo continuare a uccidere. Mi ha deluso».