Una delle maggiori società internazionali di consulenza ha lavorato per sei mesi a un progetto segreto per trasferire all’estero mezzo milione di palestinesi di Gaza, circa un quarto della popolazione della Striscia.
Dall’ottobre 2024 al maggio di quest’anno, il Boston Consulting Group ha messo le basi del piano, pagato da una catena di oscuri finanziatori collegati al dipartimento della Difesa americano e a Israele, prima che la dirigenza della società decidesse di troncare ogni rapporto con l’iniziativa, licenziare i due principali dipendenti coinvolti e non incassare la parcella pattuita, giudicando il progetto contrario ai principi umanitari e passibile di accuse di pulizia etnica.
La rivelazione del Financial Times, che precisa indiscrezioni pubblicate in precedenza dal Washington Post, arriva mentre l’emittente israeliana Channel 12 riporta un tumultuoso colloquio avvenuto giovedì sera tra il primo ministro israeliano Netanyahu e il suo capo di Stato maggiore Zamir sulla…
Una delle maggiori società internazionali di consulenza ha lavorato per sei mesi a un progetto segreto per trasferire all’estero mezzo milione di palestinesi di Gaza, circa un quarto della popolazione della Striscia.
Dall’ottobre 2024 al maggio di quest’anno, il Boston Consulting Group ha messo le basi del piano, pagato da una catena di oscuri finanziatori collegati al dipartimento della Difesa americano e a Israele, prima che la dirigenza della società decidesse di troncare ogni rapporto con l’iniziativa, licenziare i due principali dipendenti coinvolti e non incassare la parcella pattuita, giudicando il progetto contrario ai principi umanitari e passibile di accuse di pulizia etnica.
La rivelazione del Financial Times, che precisa indiscrezioni pubblicate in precedenza dal Washington Post, arriva mentre l’emittente israeliana Channel 12 riporta un tumultuoso colloquio avvenuto giovedì sera tra il primo ministro israeliano Netanyahu e il suo capo di Stato maggiore Zamir sulla richiesta del premier alle forze armate di spostare la maggior parte della popolazione palestinese nel sud di Gaza, con l’obiettivo di un’evacuazione all’estero.
Secondo la rete tv Zamir ha chiesto al premier se volesse imporre un governo militare sui due milioni di abitanti della Striscia, al che Netanyahu, alzando la voce, avrebbe risposto: «Non ho intenzione di lasciare spazio ad Hamas in nessun modo», ribadendo di volere il piano di evacuazione sulla sua scrivania per quando tornerà da Washington, dove è atteso lunedì per un colloquio con Donald Trump che dovrebbe dare l’approvazione ufficiale di Israele a un cessate il fuoco.
Citando fonti del Boston Consulting Group, che ha collaborato anche alla creazione della controversa Gaza Humanitarian Foundation per la distribuzione degli aiuti alla popolazione, il Financial Times scrive che la società stava preparando un programma finanziario per la ricostruzione di Gaza, incluso il costo del trasferimento di tutti i palestinesi disposti a lasciare “volontariamente” la Striscia per trasferirsi all’estero in cambio di 5 mila dollari a testa, affitto sovvenzionato per quattro anni e aiuti all’acquisto di cibo per un anno. La previsione era che almeno mezzo milione di gazawi avrebbe accettato di andarsene.