Già altre volte siamo stati in una fase del negoziato dove sembrava fatta e poi invece è crollato tutto all’ultimo minuto, crederò all’intesa solo quando la vedrò. Ma la mia sensazione è che a Doha stavolta, grazie al “fattore Trump”, si arriverà a un risultato». Per l’ex ambasciatore israeliano Jeremy Issacharoff, 70 anni, diplomatico di lungo corso (è stato in Germania fino al 2021, in precedenza nove anni a Washington, ora analista dell’Institute for Policy and Strategy all’Università Reichman), il tycoon è l’unico che può sbloccare la trattativa finale per la tregua a Gaza: Hamas ha detto sì alla bozza di accordo, ma con modifiche; anche Israele ha detto sì, specificando però che i cambiamenti richiesti sono inaccettabili.
Cosa le fa pensare che il fattore Trump prevarrà sugli interessi di parte?
«Perché il presidente americano vuole che la guerra finisca per ampliare gli Accordi di Abramo, punta a coinvolgere l’Arabia Saudita e sembra intenzionato a organizzare un percorso v…
Già altre volte siamo stati in una fase del negoziato dove sembrava fatta e poi invece è crollato tutto all’ultimo minuto, crederò all’intesa solo quando la vedrò. Ma la mia sensazione è che a Doha stavolta, grazie al “fattore Trump”, si arriverà a un risultato». Per l’ex ambasciatore israeliano Jeremy Issacharoff, 70 anni, diplomatico di lungo corso (è stato in Germania fino al 2021, in precedenza nove anni a Washington, ora analista dell’Institute for Policy and Strategy all’Università Reichman), il tycoon è l’unico che può sbloccare la trattativa finale per la tregua a Gaza: Hamas ha detto sì alla bozza di accordo, ma con modifiche; anche Israele ha detto sì, specificando però che i cambiamenti richiesti sono inaccettabili.
Cosa le fa pensare che il fattore Trump prevarrà sugli interessi di parte?
«Perché il presidente americano vuole che la guerra finisca per ampliare gli Accordi di Abramo, punta a coinvolgere l’Arabia Saudita e sembra intenzionato a organizzare un percorso verso la soluzione dei due stati. Se ci riesce, può davvero vincere il premio Nobel per la Pace, che è un premio che gli interessa molto».
I fallimenti che sta raccogliendo nella trattativa con Putin per l’Ucraina influenzano l’andamento del negoziato di Doha?
«Certo. Trump adesso ha bisogno di mostrare un successo concreto, dopo tutte le dichiarazioni che ha fatto sul 7 Ottobre, che secondo lui non sarebbe accaduto se fosse stato alla Casa Bianca, e sulla pace in Ucraina che pensava di raggiungere in 24 ore».
Netanyahu oggi lo incontra alla Casa Bianca. Cosa si diranno?
«Il viaggio di Netanyahu è cruciale per Gaza, Trump convincerà Netanyahu ad accettare l’accordo. Farà da garante. Il presidente Usa vuole vedere, se non la fine della guerra, almeno il cessate il fuoco e la riconsegna degli ostaggi israeliani. Penso che il suo desiderio di terminare il conflitto sia autentico».
Un’idea, questa, che Netanyahu fatica ad accettare, continua a dire che la distruzione totale di Hamas è il motivo per cui la guerra va avanti.
«Obiettivo non raggiungibile, Hamas non è solo una organizzazione militare, è un’ideologia. Dal 1967 Israele controlla la Cisgiordania eppure Hamas è ancora lì. Per sconfiggerla veramente, bisogna dimostrare che esiste un’alternativa politica».
E qual è?
«L’Autorità nazionale palestinese, ma sostenuta dagli altri governi arabi e in un quadro regionale dove esiste un percorso per la soluzione dei due stati, con Israele che normalizza le relazioni con i sauditi e rafforza quelle con l’Egitto».
Non proprio una prospettiva immediata, vista la quotidianità della Cisgiordania dove i coloni aggrediscono i villaggi arabi e rubano la terra...
«Quel che accade in Cisgiordania è inaccettabile, i coloni si sono messi ad attaccare anche l’esercito israeliano. Questo terrore va fermato. Ma il governo di Netanyahu non approverà mai una soluzione a due stati, perciò è importante che gli Usa abbiano una posizione chiara. E se i due stati non saranno possibili, allora va fatta una confederazione. È comunque un problema enorme, perché sia gli israeliani sia i palestinesi stanno ancora vivendo il trauma, e questo complica tutto».
Alla Casa Bianca Trump e Netanyahu parleranno anche di Iran. Trump sostiene che i tre siti nucleari di Fordow, Natanz e Isfahan siano stati annichiliti. Cosa ne pensa?
«Che ne sarò convinto solo quando li vedremo da vicino. Oltretutto il Pentagono stesso ha ammesso che il raid americano ha solo ritardato il programma nucleare iraniano di uno o due anni. Mi occupo dell’Iran dal 1995, mi creda, uno o due anni passano molto in fretta».
Ammesso che si arrivi al cessate il fuoco, cosa ci vuole per far finire del tutto la guerra a Gaza?
«Finire la guerra… se anche finisse oggi, ci sarebbe la pace tra Israele e Hamas? No. Possiamo avere al massimo il cessate il fuoco. Di 60 giorni, o di un anno, due anni, ma alla fine si tratta di una tregua. Non ci sarà la firma di un trattato di pace con Hamas. Per questo è fondamentale avere un’alternativa politica credibile»