Missile contro missile, in un duello che vede spesso il cacciatore trasformarsi in preda. Uno dei capitoli più importanti e segreti del conflitto è la sfida russa per distruggere le armi contraeree ucraine, a partire dai Patriot americani. Si tratta di operazioni in cui si intrecciano tecnologia, scaltrezza e spionaggio per neutralizzare l’elemento chiave dello scudo che protegge il Paese.
Mosca due giorni fa ha sostenuto di avere distrutto due radar e due lanciatori di Patriot. Kiev non ha commentato: l’argomento è top secret. Ma molti osservatori ritengono che uno dei bersagli del lungo bombardamento avvenuto sulla capitale nella notte tra il 3 e il 4 luglio fossero proprio le batterie di provenienza americana, dislocate nell’area dell’aeroporto internazionale – chiuso dall’inizio dell’invasione – e prese di mira da più ondate di incursori.
La tradizione sovietica
Le aviazioni della Nato affidano il compito di eliminare le difese antiaeree a versioni specializzate dei cacciabombar…
Missile contro missile, in un duello che vede spesso il cacciatore trasformarsi in preda. Uno dei capitoli più importanti e segreti del conflitto è la sfida russa per distruggere le armi contraeree ucraine, a partire dai Patriot americani. Si tratta di operazioni in cui si intrecciano tecnologia, scaltrezza e spionaggio per neutralizzare l’elemento chiave dello scudo che protegge il Paese.
Mosca due giorni fa ha sostenuto di avere distrutto due radar e due lanciatori di Patriot. Kiev non ha commentato: l’argomento è top secret. Ma molti osservatori ritengono che uno dei bersagli del lungo bombardamento avvenuto sulla capitale nella notte tra il 3 e il 4 luglio fossero proprio le batterie di provenienza americana, dislocate nell’area dell’aeroporto internazionale – chiuso dall’inizio dell’invasione – e prese di mira da più ondate di incursori.
La tradizione sovietica
Le aviazioni della Nato affidano il compito di eliminare le difese antiaeree a versioni specializzate dei cacciabombardieri, che vanno materialmente a stanarle con missili anti-radar e contromisure elettroniche: un’attività assegnata ad esempio dall’Us Navy ai biposto EF-18 Growler e dall’Aeronautica italiana ai Tornado Ecr di Ghedi. Gli americani chiamano queste missioni “Wild Weasel” ossia “Donnola Selvaggia”, un nome che trasmette l’idea di una contesa ravvicinata come quella dei furbi predatori che penetrano nei pollai. I russi, nonostante l’aviazione disponga di “ordigni anti-radiazione” che agganciano e seguono le emissioni delle antenne, mantengono la tradizione sovietica e prediligono i missili balistici terra-terra: gli Iskander-M sono diventati i protagonisti della battaglia contro i Patriot, qualche volta in combutta con gli ipersonici Kinzhal.
Le spie in campo
Il primo problema è localizzare le postazioni, poiché le batterie sono composte da tanti veicoli mobili – lanciatori, radar, centri comando, gruppi elettrogeni, rifornitori – che si spostano di frequente. Contrariamente all’Alleanza Atlantica che conta soprattutto sull’osservazione dei satelliti in grado di avvistare il calore dei motori al momento della partenza di missili – e che spesso ha trasmesso questi dati a Kiev segnalando dove si trovano gli Iskander –, gli ufficiali di Mosca usano tattiche miste. Fondamentali sono le notizie raccolte dagli agenti del Gru infiltrati nelle città e dagli informatori reclutati tra gli ucraini: sono spesso loro a tenere d’occhio i movimenti delle colonne dei Patriot e segnalarli ai comandi oltreconfine.
Gli ufficiali della contraerea infatti tengono spenti i radar fino al momento di entrare in azione, in modo da non svelare i nascondigli. Solo a quel punto, gli apparecchi da spionaggio elettronico di Mosca possono individuare le coordinate esatte. Un ruolo chiave viene svolto dai droni: sia dagli Shahed/Geran che adesso sono in grado di filmare il territorio sorvolato, sia da altre sentinelle alate senza pilota.
Il colpo al radar italiano
Per gli obiettivi meno “pregiati” i russi impiegano dal 2023 una versione del drone Zala Lancet, prodotta dal gruppo Kalashnikov celebre per i fucili d’assalto AK: vengono spediti nelle retrovie a cercare i semoventi contraerei e hanno in memoria le immagini dei bersagli. L’intelligenza artificiale presente nell’apparato di guida gli permette di riconoscerli sul terreno e gestire in maniera autonoma l’attacco. E’ stato un Lancet nel luglio 2023 a spazzare via la centrale radar Skyguard appena consegnata dall’Italia: gli ucraini l’avevano piazzata in mezzo a un campo arato nella regione di Kherson, trasformandola in un obiettivo fin troppo facile. Oggi non commettono più simili ingenuità.
I limiti del Patriot
Affrontare i Patriot è molto più difficile. Gli elementi delle batterie vengono dispersi a molta distanza l’uno dall’altro. E – in linea teorica – ci sono almeno sedici missili sempre pronti a colpire gli aggressori. Allo stesso tempo, però, solo pochi dei sistemi donati all’Ucraina sono pienamente in grado di misurarsi con gli ordigni balistici russi. Delle batterie presenti nel Paese – sono sicuramente sei, forse otto - , soltanto tre sarebbero della versione più potente PAC-3. Le altre hanno capacità ridotte. E la sfida con gli Iskander è comunque temibile.
Mosca li lancia da distanze abbastanza ridotte – in genere 400 chilometri – concedendo tempi molto limitati per scoprirli e abbatterli: in tutto meno di cinque-sette minuti. Toccano infatti i settemila chilometri orari. Inoltre sono stati dotati di un’ogiva speciale, che nella fase finale del volo disperde sei “esche”: simulano la traccia radar del missile madre, traendo in inganno gli intercettori. Alcuni Iskander riescono a variare la traiettoria, per confondere ulteriormente i difensori. Infine, impiegano testate cluster: sganciano dall’alto una pioggia di piccole granate, che devastano tutto in un raggio di cinquecento metri. Non solo. Li sparano in coppia, a pochi minuti l’uno dall’altro, per cercare di cogliere i Patriot mentre stanno ricaricando dopo il primo assalto. E lo fanno nel corso di ondate, in cui si alternano droni Geran, missili balistici e cruise. Poi, in mezzo a questa pioggia di ordigni, in certi casi piombano pure gli ipersonici Kinzhal, ancora più difficili da fermare. Il risultato è impressionante. Nello scorso anno, i Patriot sono riusciti a fermare solo un decimo degli Iskander e ora le percentuali stanno crollando. Non ci sono dati invece sui danni inflitti dai russi ai sistemi americani.
Il vantaggio di Mosca
A rendere impari il duello è un elemento semplice: Kiev ha numeri esigui di missili per proteggersi; Mosca ne tira a centinaia. E bastano poche schegge del cluster per mettere fuori uso il lanciatore o il radar di una batteria, che va trasferito in Polonia per le riparazioni. La stessa cosa avviene per i Samp-T italo-francesi; i Nasams norvegesi e canadesi; gli Iris-T tedeschi, sottoposti a una caccia serrata che li trasforma nei bersagli più ricercati di tutto il conflitto.
Una prima soluzione che gli ucraini stanno realizzando in proprio è “blindare” le batterie: hanno inventato delle corazze modulari per i Patriot e gli Iris-T, in modo da aumentare le probabilità di sopravvivenza. Un modello che le aziende occidentali si apprestano a copiare. Si tratta comunque di un escamotage che non risolve la situazione. Più incisiva l’attività degli 007 di Kiev per stanare e distruggere gli Iskander: i russi però hanno compreso il rischio e ora evitano di concentrare i semoventi, spostandoli in fretta dopo ogni azione.
Il nodo restano i rifornimenti dall’Occidente. I missili terra-aria sono cari: quelli dei Patriot americani e dei Samp-T europei costano più di tre milioni di euro per ogni esemplare. E vengono prodotti in quantità basse: cinquecento l’anno negli Usa, moltissimi di meno nella Ue. Kiev non riceve da mesi intercettori per le armi franco-italiane; quelli statunitensi sono stati appena bloccati dall’amministrazione Trump. L’effetto si vede e ha un impatto drammatico: negli ultimi giorni tutte le città stanno subendo attacchi micidiali e la popolazione è tornata a vivere nei rifugi sotterranei.