Per la prima volta dall’invasione, i russi sono entrati nella regione di Dnipro. Mosca rivendica la conquista del paesino di Dachne, subito contestata dagli ucraini che mostrano un video del paese con la bandiera della 37esima brigata separata. Sia la rivendicazione che la smentita sono dubbie: non è chiaro quando sia stato girato il video (se prima della presunta conquista, o dopo una eventuale riconquista); e certamente è ancora zona contesa in cui infuriano battaglie, la cosiddetta zona grigia.
Ma la rivendicazione ha un significato simbolico: dopo lo sfondamento del confine sopra Sumy, nel nord, con una decina di chilometri conquistati in direzione del capoluogo, Dachne sarebbe un nuovo tassello della minaccia messa sul tavolo dai negoziatori russi a Istanbul: se non accettate ora di cedere le quattro regioni inserite nella Costituzione come province russe, disse il capo negoziatore ai delegati ucraini, «la prossima volta saranno molte di più». Un segnale chiaro, mentre si di…
Per la prima volta dall’invasione, i russi sono entrati nella regione di Dnipro. Mosca rivendica la conquista del paesino di Dachne, subito contestata dagli ucraini che mostrano un video del paese con la bandiera della 37esima brigata separata. Sia la rivendicazione che la smentita sono dubbie: non è chiaro quando sia stato girato il video (se prima della presunta conquista, o dopo una eventuale riconquista); e certamente è ancora zona contesa in cui infuriano battaglie, la cosiddetta zona grigia.
Ma la rivendicazione ha un significato simbolico: dopo lo sfondamento del confine sopra Sumy, nel nord, con una decina di chilometri conquistati in direzione del capoluogo, Dachne sarebbe un nuovo tassello della minaccia messa sul tavolo dai negoziatori russi a Istanbul: se non accettate ora di cedere le quattro regioni inserite nella Costituzione come province russe, disse il capo negoziatore ai delegati ucraini, «la prossima volta saranno molte di più». Un segnale chiaro, mentre si discutono le date del prossimo round negoziale.
Il primo stivale russo poggiato nella regione di Dnipro, però, dal punto di vista militare è ben altro. Dachne è solo un paesino conteso in un settore del fronte in cui i russi avanzano molto più rapidamente che altrove. È il quadrante di Pokrovsk, ma un po’ più a sud: Pokrovsk è un bastione lungo l’autostrada che porta a Pavlograd e a Dnipro; Dachne è un’area marginale dello sfondamento che i russi stanno portando avanti giorno dopo giorno su un’altra autostrada, quella per Zaporizhzhia. E mentre la propaganda reciproca discute di Dachne, i russi si sono presi nell’ultima settimana Yalta e Zirka, Piddubne e ieri anche Tolstoi, insieme a una serie di paesi che allargano il cuneo. Verso nord, dove si trova Dachne, avanzano in direzione di un altro cuneo sotto Pokrovsk; verso sudovest, tra combattimenti feroci, sono già alle porte di Myrne e Voskresenka. È la classica tattica militare usata lungo tutto il fronte: sfondano dove riescono in cunei paralleli che poi allargano, cercando di chiudere in mezzo.
Tra colpi di mortaio sui paesi vicini al fronte, bombe plananti, droni e missili la guerra non è solo un massacro per fanti. Nel tentativo di distruggere la logistica militare e i centri di reclutamento ucraini, ieri sono stati uccisi almeno 11 civili, 7 dei quali erano bambini. Sono morti nelle regioni di Odessa e Sumy, di Donetsk e Kharkiv. Dunque a Sud, a Nord e a Est: tutto il Paese è sotto tiro. Anche Kiev, al centro, ieri è stata attaccata dai droni. In una settimana Mosca ha spedito in Ucraina 1.270 droni, 39 missili e quasi mille bombe plananti, denuncia il presidente Zelenskyy. L’ultima frontiera sono i centri di reclutamento: dopo quelli di Krivoy Rog, Poltava e Kremenchuk, ieri sono stati attaccati quelli di Kharkiv e Zaporizhia, con almeno 17 feriti. È la terza volta in cinque giorni, la sesta nelle ultime due settimane.
La strategia degli ucraini invece ha tre cardini principali, il più delicato dei quali è reggere l’impatto al fronte: più o meno lentamente, i russi avanzano continuamente, e gli attacchi ai centri di reclutamento mirano proprio a indebolire ulteriormente la difesa ucraina. Gli altri due cardini sono molto più promettenti: aumentare le difese aree, chiudendo i cieli con un ombrello di Patriot e altri sistemi difensivi e offensivi; e replicare con sempre maggiore efficacia attraverso attacchi profondi in Russia. La Difesa russa dice di avere abbattuto ieri 91 droni ucraini in 13 regioni. E lo Stato maggiore ucraino rivendica di avere colpito ieri un impianto chimico nella regione di Mosca che realizza munizioni per i droni Shahed. La portata di questi attacchi è diventata impressionante: nei giorni scorsi Kiev ha centrato due aeroporti militari e un gasdotto a Vladivostok, a ottomila chilometri dal fronte. E subito prima una fabbrica di antenne per i droni a Cheboksary e altre fabbriche militari a Izhevsk e a Yelets, oltre a un un impianto chimico a sud di Belgorod.