NEW YORK – C’era anche la candidatura al premio Nobel per la pace, tra gli omaggi che il premier israeliano Netanyahu ha portato ieri sera al presidente americano Trump, durante la loro cena alla Casa Bianca. Nonostante la stretta alleanza, però, un paio questioni restano da risolvere tra i due: primo, il cessate il fuoco a Gaza che secondo la portavoce di Donald "è ora la sua massima priorità", ma non necessariamente alle condizioni desiderate da Bibi; secondo, la ripresa del dialogo diplomatico con l’Iran decisa dagli Usa, che lo Stato ebraico vede con scetticismo.
Durante la cena, Trump era seduto al centro di un lungo tavolo nella Sala Blu, di fronte a Netanyahu. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth era alla sinistra del presidente, e quello di Stato Marco Rubio alla sua destra. Dalla parte degli Stati Uniti, c'erano anche l'inviato speciale per il Medio Oriente Steve Witkoff, il capo di gabinetto Susie Wiles, il direttore della Cia John Ratcliffe e l'ambasciatore statunite…
NEW YORK – C’era anche la candidatura al premio Nobel per la pace, tra gli omaggi che il premier israeliano Netanyahu ha portato ieri sera al presidente americano Trump, durante la loro cena alla Casa Bianca. Nonostante la stretta alleanza, però, un paio questioni restano da risolvere tra i due: primo, il cessate il fuoco a Gaza che secondo la portavoce di Donald "è ora la sua massima priorità", ma non necessariamente alle condizioni desiderate da Bibi; secondo, la ripresa del dialogo diplomatico con l’Iran decisa dagli Usa, che lo Stato ebraico vede con scetticismo.
Durante la cena, Trump era seduto al centro di un lungo tavolo nella Sala Blu, di fronte a Netanyahu. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth era alla sinistra del presidente, e quello di Stato Marco Rubio alla sua destra. Dalla parte degli Stati Uniti, c'erano anche l'inviato speciale per il Medio Oriente Steve Witkoff, il capo di gabinetto Susie Wiles, il direttore della Cia John Ratcliffe e l'ambasciatore statunitense in Israele Mike Huckabee.
Trump ha esordito affermando che era un "onore" riavere Netanyahu e sua moglie Sara alla Casa Bianca, suoi "amici da molto tempo. Abbiamo avuto un enorme successo insieme e penso che in futuro sarà ancora più grande".
Netanyahu ha espresso "apprezzamento e ammirazione" a nome di Israele e del popolo ebraico per la leadership di Trump. A quel punto ha tirato fuori la lettera che ha inviato al comitato per il Nobel, affermando che il premio per la pace sarebbe "meritato". Il presidente è rimasto sorpreso: "Questo non lo sapevo. Visto che viene da te in particolare, è molto significativo".
Ieri c’è stato un incidente nel nord di Gaza, ma nonostante ci siano state vittime tra i soldati israeliani, Trump ha detto che non farà saltare i negoziati con Hamas: "Non credo. Vogliono incontrarsi e vogliono un cessate il fuoco, quindi non credo". Quindi si è rivolto a Witkoff. Anche lui ha detto che era terribilmente spiacevole, ma poi, rivolgendosi a Netanyahu, ha aggiunto: "Abbiamo l'opportunità di raggiungere finalmente un accordo di pace, signor Primo Ministro".
Riguardo al piano di ricollocazione dei palestinesi, Trump ha girato la domanda a Netanyahu. Secondo il premier, il presidente ha una "visione brillante, si chiama libera scelta. Se le persone vogliono rimanere, possono rimanere". Il premier ha detto che ci si "avvicina" a trovare diversi paesi che accoglieranno i palestinesi, e il capo della Casa Bianca ha notato che c'è stata una "grande cooperazione" dei paesi confinanti.
Sulla soluzione dei due stati, Netanyahu ha commentato così: "Penso che i palestinesi dovrebbero avere tutti i poteri per autogovernarsi, ma nessuno che possa minacciarci. Ciò significa che il potere sovrano, come la sicurezza generale, rimarrà sempre nelle nostre mani. Ora, questo è un dato di fatto, e nessuno in Israele accetterà nient'altro, perché non ci suicidiamo. Vogliamo la vita, la teniamo cara, per noi stessi, per i nostri vicini, e penso che possiamo raggiungere una pace tra noi e l'intero Medio Oriente con la leadership del presidente Trump e lavorando insieme. Penso che possiamo stabilire una pace molto, molto ampia che includa tutti i nostri vicini". I palestinesi, secondo Netanyahu, avevano "uno stato di Hamas a Gaza, e guarda cosa ne hanno fatto. Quindi è improbabile che la gente dica: 'Diamo loro un altro stato e la piattaforma per distruggere Israele'. Troveremo una pace con i nostri vicini palestinesi - quelli che non vogliono distruggerci. Troveremo una pace in cui la nostra sicurezza - la sicurezza del potere sovrano - rimarrà sempre nelle nostre mani. Anche se la gente dirà che non è uno stato completo, non ci importa. Abbiamo giurato che non succederà mai più. Mai più adesso. Non succederà più".
Trump ha fatto anche un accenno all’Ucraina, ripetendo che "non sono affatto contento del presidente Putin. Sono sinceramente deluso per il fatto che non si sia fermato". Quanto all’Ucraina e lo stop delle forniture militari, la situazione è cambiata: "Manderemo più armi. Dobbiamo farlo. Devono essere in grado di difendersi. Ora vengono colpiti molto duramente."
Quindi il discorso è passato su Teheran, e il presidente Usa ha dato una notizia: "Abbiamo programmato i colloqui con l'Iran. Vogliono parlare". La settimana prossima, anche se data e luogo non sono ancora noti. Resta sempre aperta la possibilità di nuovi raid, ma "spero che non dovremo farlo. Non riesco a immaginare che vogliano farlo loro. Vogliono incontrarsi. Vogliono trovare un accordo. Sono molto diversi ora rispetto a due settimane fa. Spero di poter togliere le sanzioni per favorire la ricostruzione".