Stanislav Andrejchuk prova a sdrammatizzare. Ora che Golos non esiste più, l’oramai ex copresidente dell’oramai defunta ong di monitoraggio elettorale ha promesso a sua moglie che per la prima volta faranno una vacanza in estate. «Prima era impossibile perché in Russia si vota sempre in settembre», dice a Repubblica. Golos in russo significa sia “voto” che “voce”. Dal 2000 difendeva «la vera sovranità dei cittadini russi, il loro diritto a partecipare al governo dello Stato». Ieri ha annunciato via email di aver cessato ogni attività. Con tanta amarezza: «La giustizia, purtroppo, non sempre vince: bisogna lottare per ottenerla. E c’è sempre il rischio di perdere. È quello che è successo stavolta».
Come mai ora? Non c’era proprio altra scelta?
«Per risponderle dovrò usare termini legali di un Paese in cui lo stato di diritto non esiste più. Lo abbiamo deciso dopo che lo scorso maggio Grigorij Melkonjants, l’altro copresidente di Golos, in carcere dal 2023, è stato condannato a c…
Stanislav Andrejchuk prova a sdrammatizzare. Ora che Golos non esiste più, l’oramai ex copresidente dell’oramai defunta ong di monitoraggio elettorale ha promesso a sua moglie che per la prima volta faranno una vacanza in estate. «Prima era impossibile perché in Russia si vota sempre in settembre», dice a Repubblica. Golos in russo significa sia “voto” che “voce”. Dal 2000 difendeva «la vera sovranità dei cittadini russi, il loro diritto a partecipare al governo dello Stato». Ieri ha annunciato via email di aver cessato ogni attività. Con tanta amarezza: «La giustizia, purtroppo, non sempre vince: bisogna lottare per ottenerla. E c’è sempre il rischio di perdere. È quello che è successo stavolta».
Come mai ora? Non c’era proprio altra scelta?
«Per risponderle dovrò usare termini legali di un Paese in cui lo stato di diritto non esiste più. Lo abbiamo deciso dopo che lo scorso maggio Grigorij Melkonjants, l’altro copresidente di Golos, in carcere dal 2023, è stato condannato a cinque anni di prigione. Abbiamo ricevuto il testo del verdetto soltanto pochi giorni fa e abbiamo scoperto che è stato ritenuto colpevole di aver “organizzato le attività” di Enemo, la Rete europea delle organizzazioni di monitoraggio elettorale che nel 2021 è stata dichiarata “indesiderata”, un’etichetta che espone chiunque ad accuse penali. Equiparando Golos a Enemo, benché non abbiano alcun legame da anni, il verdetto mette in pericolo non soltanto noi leader, ma anche decine di migliaia di cittadini russi che hanno osservato le elezioni o aiutato Golos in vari modi, ad esempio, con donazioni».
Nel 2013 Golos è stata la prima ong russa a essere bollata come “agente straniero”. Perché è finita nel mirino?
«Golos era nata nel 2000, poche settimane dopo la prima elezione a presidente di Vladimir Putin, per promuovere elezioni eque in Russia. Alle parlamentari del 2011 lanciammo la “Mappa delle violazioni” che raggruppava le segnalazioni dai cittadini da tutto il Paese. Fu una delle micce delle proteste di massa contro le frodi del 2011-2012. La legge sugli “agenti stranieri” è entrata in vigore subito dopo ed è stata applicata a noi per primi. Per aggirarla avevamo ricreato Golos come “movimento”, come un’associazione interamente di volontariato senza registrazione, sede, dipendenti, stipendi o conti bancari. Ma le pressioni sono continuate. Siamo stati sottoposti a perquisizioni e persino inseguiti da “paparazzi” neppure fossimo star di Hollywood. Pedinavano anche i nostri genitori e figli. L’arresto di Melkonjants nel 2023 è stato il punto di non ritorno».
Dopo un quarto di secolo di osservazioni, come descriverebbe il processo elettorale in Russia?
«Il processo elettorale in Russia non può essere separato dal contesto in cui si svolge. In Russia si è creata una frattura sempre più profonda tra una parte significativa della società e il governo, una frattura basata anche sui valori. Con l’ampliarsi di questa frattura, la repressione è aumentata e le elezioni sono peggiorate. Non è accaduto dall’oggi al domani, ma alla fine siamo arrivati al punto in cui monitorare le elezioni è diventato pressoché impossibile. Sono sempre più comuni forme elettorali altamente opache come il voto elettronico. I candidati indesiderati non vengono ammessi. E la propaganda unilaterale ha sostituito il normale dibattito pubblico sui media. Ciononostante, a volte, le autorità hanno perso elezioni che controllavano pienamente. Alla fine, sono passate prima all’arresto di politici e attivisti e poi a quelli che molti considerano omicidi, com’è successo con Aleksej Navalny».
Quali misure stanno adottando le autorità per blindare le prossime elezioni regionali di settembre?
«Le amministrazioni a tutti i livelli e le commissioni elettorali da esse controllate dispongono di una moltitudine di strumenti per blindare le elezioni. La prima, e probabilmente la principale, è impedire ai candidati dell’opposizione di candidarsi. È incredibilmente facile. Basta che un funzionario anonimo del ministero della Giustizia dichiari un politico come agente straniero e quel politico perderà immediatamente il diritto a candidarsi. Non serve neppure una sentenza del tribunale. Anche la procedura di voto stessa è diventata difficile da monitorare. Non c’è modo di verificare l’onestà dei conteggi online. E nei seggi elettorali tradizionali è diventato difficile farlo a causa delle pressioni sugli osservatori».
Che cosa resta di questi 25 anni di Golos?
«Penso che siamo riusciti a raggiungere due obiettivi importanti. Primo, in Russia è emerso un vasto movimento di osservazione elettorale. Decine di migliaia di persone vi hanno partecipato in diverse occasioni. Sanno e possono fare tutto. Non hanno più bisogno di Golos. Se la caveranno da sole. Secondo, nella società si è gradualmente diffuso il concetto di “elezioni giuste”, sia tra i cosiddetti liberali filoeuropei che tra gli ultrapatrioti e i comunisti, e questa consapevolezza non può più essere sradicata. La società ha fatto molta strada. Nel 2008 non vi furono proteste contro l’elezione falsificata di Medvedev, ma ci sono state contro le frodi nel 2011 e contro il rifiuto di registrare i candidati indipendenti alle elezioni municipali di Mosca nel 2019. Golos non serve più».