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Lettera segreta ad Hamas, gli Usa cercano la tregua: “Ecco le nostre garanzie”

(reuters)

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La Casa Bianca consegna il messaggio attraverso il mediatore Bahbah ma l’accordo ancora non c’è. Netanyahu: “Non lo faremo a ogni costo”
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GERUSALEMME – A Doha l’andamento è lento. Trump prova l’iniziativa personale e recapita un messaggio diretto a Hamas, che, come vedremo, contiene una mezza garanzia. Ma per percorrere l’ultimo miglio della trattativa che deve portare due mesi di tregua nella Striscia di Gaza e dieci ostaggi vivi a casa serve qualcosa di più. Per dirla con le parole di una fonte direttamente coinvolta, «l’accordo si farà entro qualche giorno, ma c’è bisogno che Trump faccia pressione su Netanyahu».

Quando è ancora in corso la visita a Washington del premier di Israele, il tycoon consegna un messaggio segreto a Hamas tramite Bishara Bahbah, l’accademico palestinese con cittadinanza americana che è diventato, quasi per caso, il canale attraverso cui gli islamisti palestinesi dialogano con la Casa Bianca. Repubblica è in grado di svelarne per intero il contenuto. «Il presidente Trump garantisce che, oltre i 60 giorni della tregua, non ci saranno bombardamenti fintanto che le parti continueranno a neg…

GERUSALEMME – A Doha l’andamento è lento. Trump prova l’iniziativa personale e recapita un messaggio diretto a Hamas, che, come vedremo, contiene una mezza garanzia. Ma per percorrere l’ultimo miglio della trattativa che deve portare due mesi di tregua nella Striscia di Gaza e dieci ostaggi vivi a casa serve qualcosa di più. Per dirla con le parole di una fonte direttamente coinvolta, «l’accordo si farà entro qualche giorno, ma c’è bisogno che Trump faccia pressione su Netanyahu».

Quando è ancora in corso la visita a Washington del premier di Israele, il tycoon consegna un messaggio segreto a Hamas tramite Bishara Bahbah, l’accademico palestinese con cittadinanza americana che è diventato, quasi per caso, il canale attraverso cui gli islamisti palestinesi dialogano con la Casa Bianca. Repubblica è in grado di svelarne per intero il contenuto. «Il presidente Trump garantisce che, oltre i 60 giorni della tregua, non ci saranno bombardamenti fintanto che le parti continueranno a negoziare il cessate il fuoco permanente». Dove tutto il senso sta in quel «fintanto che»: il presidente americano non dice che, accettando la bozza di tregua, si arriverà sicuramente alla fine della guerra, assicura però che, se nessuno si alzerà dal tavolo, la discussione potrà durare oltre i sessanta giorni ad armi silenti. Tuttavia, se una delle due parti smette di negoziare, la garanzia cade.

Ecco perché un alto dirigente di Hamas, parlando alla Reuters, in serata specifica che ci sono tre nodi ancora da sciogliere: la gestione degli aiuti umanitari, la mappa del ritiro delle truppe israeliane dalle posizioni ora occupate nella Striscia e «garanzie autentiche per raggiungere il cessate il fuoco permanente». A sottolineare, quindi, che la proposta di Trump non è sufficiente. «I colloqui di Doha sono complicati per l’intransigenza di Israele», sostiene Hamas, che accusa la delegazione avversaria di lentezza.

Netanyahu dice di essere in sintonia con Trump, che auspica la firma dell’accordo di tregua «entro questa o la prossima settimana». Il premier israeliano precisa però che non accetterà «a qualsiasi prezzo». Parlando con i giornalisti al Congresso prima di incontrare il leader della maggioranza al Senato, dichiara: «Io e il presidente Trump abbiamo un obiettivo comune. Vogliamo ottenere la liberazione dei nostri ostaggi, porre fine al dominio di Hamas a Gaza e assicurarci che non rappresenti più una minaccia per Israele». E sostiene che non vi sia «alcuna pressione» da parte degli Stati Uniti.

Una lacuna da colmare, oltre alle garanzie Usa e alle sorti della Gaza Humanitarian Foundation, è il riposizionamento delle Israeli defense forces (Idf) durante la tregua: Hamas vuole che lascino il Corridoio Morag, che però è strategico per l’esercito e per i piani di Netanyahu. Secondo alcune fonti, la nuova proposta israeliana di mappa del ritiro, ridisegnata su spinta dell’inviato di Trump Steve Witkoff e dei qatarioti, prevede un maggiore arretramento delle Idf e ha portato a dei progressi. Ma la questione Morag resta.

Sul campo, i militari hanno accerchiato Beit Hanun, nord di Gaza. «L’unità di combattimento della Brigata Givati si è unita alla Divisione 99 e ha avviato le operazioni». Le autorità locali controllate da Hamas contano 105 morti nei raid di ieri.

Infine, l’ambasciata Usa in Yemen conferma che gli Houthi hanno rapito molti dei membri dell’equipaggio della nave “Eternity C” sopravvissuti all’attacco missilistico. «Chiediamo il loro rilascio immediato e incondizionato». Martedì la milizia ha preso di mira la nave nel Mar Rosso. «Quattro persone sono state uccise nell’attacco, sei sono state salvate, altre 15 risultano disperse», riferisce la società di sicurezza coinvolta nelle attività di salvataggio.

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