Immaginata a inizio anno come un summit sulla pace (o almeno propedeutico a un cessate il fuoco), la conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina che si apre oggi a Roma, tra le passerelle sospese della Nuvola di Fuksas, proverà invece a certificare che l’Occidente, cioè Ue e Usa, si ricompatta nel sostegno a Kiev contro l’invasione russa, sempre più feroce. Anche se i mezzi con cui si concretizzerà questo supporto sono ancora oggetto di discussione tra cancellerie, anche all’interno del Vecchio continente: il Parlamento europeo spinge per la fornitura di missili Taurus, sui quali resta però il veto di Berlino, che nel frattempo sta valutando l’acquisto di altri Patriot da Washington. Pure l’esborso finanziario per foraggiare la ricostruzione dell’Ucraina è ancora limitato, rispetto alle necessità stimate dalla Banca mondiale: servirebbero 500 miliardi di euro. L’obiettivo della conferenza di Roma è di agganciare quota 16 miliardi di investimenti, tra pubblico e privato, come capitato …
Immaginata a inizio anno come un summit sulla pace (o almeno propedeutico a un cessate il fuoco), la conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina che si apre oggi a Roma, tra le passerelle sospese della Nuvola di Fuksas, proverà invece a certificare che l’Occidente, cioè Ue e Usa, si ricompatta nel sostegno a Kiev contro l’invasione russa, sempre più feroce. Anche se i mezzi con cui si concretizzerà questo supporto sono ancora oggetto di discussione tra cancellerie, anche all’interno del Vecchio continente: il Parlamento europeo spinge per la fornitura di missili Taurus, sui quali resta però il veto di Berlino, che nel frattempo sta valutando l’acquisto di altri Patriot da Washington. Pure l’esborso finanziario per foraggiare la ricostruzione dell’Ucraina è ancora limitato, rispetto alle necessità stimate dalla Banca mondiale: servirebbero 500 miliardi di euro. L’obiettivo della conferenza di Roma è di agganciare quota 16 miliardi di investimenti, tra pubblico e privato, come capitato nella scorsa edizione in Germania.
Però, dicono nell’entourage di Giorgia Meloni, conterà il segnale politico del vertice romano, che potrà sfruttare anche il cambio di linea dell’amministrazione Trump, non più orientata, per ora, al disimpegno dal teatro di guerra ucraino. Non ci saranno ministri Usa (quelli italiani sì, quasi tutti schierati, tranne Matteo Salvini impegnato in Giappone). Ma a Roma è atterrato l’inviato speciale del tycoon, Keith Kellogg, che ieri ha visto il ministro Guido Crosetto, e che accanto alla premier e agli altri leader europei presenti parteciperà nel pomeriggio alla call dei “volenterosi” che sarà attivata a Londra dal primo ministro britannico Keir Starmer insieme al presidente francese Emmanuel Macron. È la prima volta che gli Stati Uniti partecipano a questo formato, rimarcano fonti governative. Aggiungendo: «L’Italia l’ha sempre chiesto».
Macron e Starmer, appunto, non ci saranno. Ma Meloni sta organizzando bilaterali con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, con il polacco Donald Tusk e naturalmente con Volodymyr Zelensky. Dovrebbe apparire anche il socialista spagnolo Pedro Sanchez (per poco) e secondo fonti diplomatiche potrebbe spuntare anche il premier di Tripoli Abdul Hamid Dbeibeh. Ieri la premier ha incassato la presenza di Ursula von der Leyen, che ha dato confermato all’ultimo, su pressing di Palazzo Chigi. Da Roma la presidente della Commissione Ue annuncerà la creazione di quello che fonti governative hanno ribattezzato, con una certa enfasi, un “bazooka” per la ricostruzione dell’economia ucraina. Si tratta di un fondo equity a cui partecipano la Commissione, Francia, Germania, Italia, Polonia e le quattro rispettive banche di sviluppo, fra cui Cdp.
L’investimento iniziale è ridotto, 220 milioni di euro, per mobilitare capitali privati da 500 milioni. Ma anche qui, è la tesi, conta il «segnale». Ben più sostanzioso il fondo pro Kiev che potrebbe essere incluso nella proposta per il prossimo Bilancio Ue settennale, stando a Bloomberg: varrebbe 100 miliardi di euro. Si vedrà. Nella conferenza di parlerà anche di sanzioni a Mosca. Von der Leyen incontrerà il senatore americano Lindsey Graham, l’autore del disegno di legge che imporrebbe alla Russia restrizioni draconiane, tanto che secondo alcuni analisti potrebbero avere conseguenze anche su alcuni Stati dell’Ue.