BRUXELLES – Alla fine con 360 no, 175 si e 18 astenuti la mozione di sfiducia a Ursula von der Leyen è stata respinta. E anche i socialisti di S&D e i liberali di Renew hanno bocciato il documento presentato da una parte dei Conservatori di Ecr e dai Patrioti. E Fratelli d’Italia, il gruppo di Giorgia Meloni, nonostante gli annunci dei giorni scorsi, non ha partecipato al voto. Quindi non ha difeso la Commissione.
Per ora dunque la maggioranza europeista della presidente della Commissione ha tenuto. Ma il “doppio forno” utilizzato dai popolari del Ppe che ha spesso sfruttato la sponda del gruppo Ecr guidato da Fratelli d’Italia. La “verifica” è rinviata a settembre ma di certo molti socialisti e liberali sono profondamente irritati con la presidente della Commissione proprio per lo slittamento a destra mostrato in questo anno di attività.
Pochi i franchi tiratori e i voti in dissenso. Dentro S&D c’è stato un voto favorevole, Lo sloveno Nemec e tre astenuti. Anche tra i liberali di Renew un favorevole, l’irlandese Mullooly e tre astenuti. Colpisce però la non partecipazione al voto tra le fila di socialisti di una trentina di eurodeputati. Tra cui sette italiani Benifei, Gori, Gualmini, Ricci, Strada, Tarquinio e Zan.
Il gruppo di Conservatori, di cui fa parte Fratelli d’Italia e guidato dall’italiano Nicola Procaccini, si spacca verticalmente: in 39 hanno votato a favore della mozione, tre si sono espressi contro, due si sono astenuti e 34 non hanno partecipato al voto. Tra gli assenti anche 32 parlamentari di Left (La Sinistra), sedici Verdi, 12 Renew e 18 del Ppe.
Maggioranza e opposizione italiane si sono spaccate. Fdi non ha votato, Forza Italia contro e Lega a favore. Pd per il no e M5S per il sì. Ma da notare i 167 europarlamentari che non hanno partecipato al voto e anche che i 360 contrari sono meno di quanti hanno eletto von der Leyen un anno fa: erano 401. E meno del voto di fiducia alla commissione: 370.