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Inchiesta sul disastro Air India: “I motori dell’aereo sono stati spenti”

(reuters)

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L’indagine sull’incidente. Uno dei piloti: “Perché hai tagliato il carburante?”. Non è chiaro se si sia trattato di gesto intenzionale
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LONDRA - «Perché hai spostato le due leve su off?», chiede un pilota. E l’altro risponde: «Non sono stato io». È il giallo delle drammatiche conversazioni, recuperate dalle scatole nere, tra il comandante e il co-pilota del volo Air India 171 precipitato lo scorso 12 giugno ad Ahmedabad. I due, rispettivamente Sumeet Sabharwal, con 10mila ore di esperienza di volo, e Clive Kunder oltre 3.400, si rimpallano a vicenda la responsabilità della posizione errata delle due piccole leve, nel cockpit dell’aereo, che assicurano il flusso di carburante nei motori. Secondo l’analisi, i due dispositivi sarebbero stati infatti in posizione “off”, in fase di decollo, provocando così l’immediata perdita di potenza e lo schianto in India.

La trascrizione delle parole e delle azioni dei due piloti è un inquietante mistero per gli investigatori. In fase di decollo, il Boeing 787 Dreamliner raggiunge prima la velocità di 287 km/h e poi di 333 km/h appena lasciato il suolo. Ma alle 08:08:42 locali le l…

LONDRA - «Perché hai spostato le due leve su off?», chiede un pilota. E l’altro risponde: «Non sono stato io». È il giallo delle drammatiche conversazioni, recuperate dalle scatole nere, tra il comandante e il co-pilota del volo Air India 171 precipitato lo scorso 12 giugno ad Ahmedabad. I due, rispettivamente Sumeet Sabharwal, con 10mila ore di esperienza di volo, e Clive Kunder oltre 3.400, si rimpallano a vicenda la responsabilità della posizione errata delle due piccole leve, nel cockpit dell’aereo, che assicurano il flusso di carburante nei motori. Secondo l’analisi, i due dispositivi sarebbero stati infatti in posizione “off”, in fase di decollo, provocando così l’immediata perdita di potenza e lo schianto in India.

La trascrizione delle parole e delle azioni dei due piloti è un inquietante mistero per gli investigatori. In fase di decollo, il Boeing 787 Dreamliner raggiunge prima la velocità di 287 km/h e poi di 333 km/h appena lasciato il suolo. Ma alle 08:08:42 locali le leve di entrambi i motori passano contemporaneamente dalla posizione “Run” a quella “Cutoff”. Insomma, viene tagliato drasticamente il carburante ai propulsori. A quel punto, un pilota chiede all’altro cosa sia successo. Dieci secondi dopo, alle 08:08:52, la leva del carburante del primo motore dell’aereo viene riattivata, e lo stesso per il secondo, quattro secondi dopo.

Ma è troppo tardi: un propulsore riprende a funzionare, l’altro no. Prima di raggiungere i 190 metri di altitudine, l’aereo perde quota, per poi precipitare su un ostello di studenti di medicina, provocando in tutto 260 morti (unico sopravvissuto a bordo un cittadino britannico di 40 anni, Vishwash Kumar Prakash). Dall’analisi delle due scatole nere, non sono stati pervenuti elementi che suggeriscono un guasto o un malfunzionamento meccanico. Difatti Boeing o la Federal Aviation Administration americana non hanno emesso richiami o allerte per nessun altro 787 Dreamliner esistente. Che sinora aveva sempre avuto un curriculum immacolato in termini di problemi o incidenti.

Dunque, i due motori del Boeing hanno perso tragicamente potenza in quanto quei pulsanti alla guida erano in posizione sbagliata. Ma perché? Forse uno dei due piloti avrebbe interrotto il flusso di carburante per errore, anche se in genere sono protetti. O forse per aver provato a resettarli. Non è esclusa, al momento, nemmeno l’ipotesi più estrema: e cioè che i pulsanti siano stati portati su “off” in maniera intenzionale da uno dei piloti.

Questa dinamica spiegherebbe anche perché il generatore d’emergenza “Rat” (Ram Air Turbine) si sarebbe attivato negli istanti prima dello schianto. Smentita la possibilità che i flap sulle ali si siano ritirati prima del previsto in fase di decollo, ipotesi circolata nelle prime ore, così come l’eventualità della presenza di uccelli che sarebbero finiti nei motori - il cosiddetto “birdstrike”. Ma i misteri sono ancora troppi in questa tragedia. E portano dritto al comportamento dei piloti.

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