“La guerra avrà conseguenze soprattutto sulle nuove generazioni. Per questo dobbiamo supportarle”
di Alessia Candito“Quando sono a Kiev e leggo di grandi discussioni e dibattiti sull’invio di armi, su quanto siano resilienti gli ucraini, penso che si sia smarrita totalmente la dimensione dei costi umani e sociali della guerra”. Direttrice di Save the children in Ucraina, Sonia Khush è a Roma per quella che sulla carta avrebbe dovuto essere una “conferenza internazionale sulla ricostruzione”, ma arriva proprio nel momento in cui l’offensiva russa cresce in intensità ed estensione, arrivando a colpire duramente anche la capitale.
“Bisogna supportare la popolazione – sottolinea Khush - e bisognerà farlo negli anni a venire perché il conflitto avrà effetti a lungo termine, soprattutto sulle nuove generazioni”.
Qual è la situazione in Ucraina adesso?
“Estremamente instabile. Ci sono ancora famiglie costrette a lasciare le zone più vicine al fronte e a mettersi in viaggio. Per lo più si tratta di vulnerabili, donne con bambini al seguito e anziani che cercano un luogo sicuro in altre zone dell’Ucrain…
“Quando sono a Kiev e leggo di grandi discussioni e dibattiti sull’invio di armi, su quanto siano resilienti gli ucraini, penso che si sia smarrita totalmente la dimensione dei costi umani e sociali della guerra”. Direttrice di Save the children in Ucraina, Sonia Khush è a Roma per quella che sulla carta avrebbe dovuto essere una “conferenza internazionale sulla ricostruzione”, ma arriva proprio nel momento in cui l’offensiva russa cresce in intensità ed estensione, arrivando a colpire duramente anche la capitale.
“Bisogna supportare la popolazione – sottolinea Khush - e bisognerà farlo negli anni a venire perché il conflitto avrà effetti a lungo termine, soprattutto sulle nuove generazioni”.
Qual è la situazione in Ucraina adesso?
“Estremamente instabile. Ci sono ancora famiglie costrette a lasciare le zone più vicine al fronte e a mettersi in viaggio. Per lo più si tratta di vulnerabili, donne con bambini al seguito e anziani che cercano un luogo sicuro in altre zone dell’Ucraina. Molti finiscono nei rifugi per sfollati, dove non ci sono scuole e servizi per i minori, non sanno cosa fare, se mai riusciranno a tornare a casa. È un’emergenza che ci riguarda da vicino perché coinvolge moltissimi bambini”.
In cosa consiste il vostro intervento?
“Diamo supporto alle famiglie, soprattutto nelle zone più esposte al conflitto, nell’Est del Paese. Una delle cose a cui teniamo di più è assicurare continuità educativa, perché ne va del futuro dei ragazzi. Abbiamo creato dei rifugi sotterranei per far sì che possano continuare a studiare, perché frequentare le scuole in alcune zone è impossibile. Forniamo device che permettano di seguire le lezioni da remoto, ma soprattutto diamo supporto psicologico”.
Da questo punto di vista, che tipo di situazioni affrontate?
“Abbiamo bambini che hanno smesso di parlare, altri a cui si sono ingrigiti tutti i capelli e questi sono solo alcuni degli esempi. I minori hanno bisogno di aiuto per elaborare traumi e emozioni, ma lo necessitano anche i genitori per capire come aiutare i figli. Non solo la paura, anche l’isolamento sociale legato all’impossibilità di andare a scuola o agli sfollamenti ha avuto conseguenze importanti sulla psiche di bambini e adolescenti. Alcuni sono diventati più timidi e schivi, altri hanno paura della folla”
Molti adolescenti rischiano di essere chiamati a combattere al compimento dei diciotto anni. Come lo vivono?
“Non c’è una reazione univoca. Alcuni pensano sia un dovere, altri preferiscono lasciare l’Ucraina per evitarlo. Non è una scelta semplice perché significa lasciare la propria famiglia e il proprio Paese da soli, sapendo di non poter tornare indietro”.
I ragazzi e le ragazze ucraine pensano ancora al futuro?
“Costantemente, anzi è una questione su cui riflettono molto più dei loro coetanei. Riuscirò ad avere una formazione adeguata? Un lavoro qualificato? Una prospettiva? Se lo chiedono continuamente. Questa conferenza internazionale deve tenere conto del futuro e delle aspirazioni di adolescenti e bambini: investimenti, infrastrutture sono fondamentali, ma dobbiamo ricostruire l’Ucraina per come gli ucraini, soprattutto le nuove generazioni, vogliono”.
C’è qualcosa che la comunità internazionale potrebbe fare immediatamente?
“Le ostilità sono ricominciate, in alcune zone del Paese, soprattutto all’est sembra di essere tornati nel 2022, quindi in primo luogo bisogna essere lì per assicurarsi che le famiglie possano evacuare in sicurezza, che abbiano rifugi in cui riparare”.
A suo parere, c’è possibilità che questo conflitto termini?
“Nell’immediato, non credo. Da qualche mese ci sono attacchi pesanti anche a Kiev, dove la guerra, salvo nelle prime fasi, non aveva avuto effetti devastanti. Di giorno, le persone riuscivano a fare una vita quasi normale. Spero davvero che questa guerra finisca, ma al momento le due parti sembrano davvero lontane”.