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Riarmo, via al negoziato. L’Italia alla Ue: spendiamo se ci date l’ok sui conti

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Dombrovskis vede Giorgetti, oggi sarà da Meloni: prima di investire vogliono la certezza di uscire dalla procedura per deficit eccessivo
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ROMA – Il governo chiede a Bruxelles di fare chiarezza sulle spese per la difesa. La richiesta recita così: l’Italia, sotto procedura d’infrazione per deficit eccessivo, potrà beneficiare della flessibilità concessa ai Paesi che hanno i conti in ordine e uscire dal regime di controllo se il disavanzo sarà sopra il 3% per l’impegno militare?

Ruota intorno a questo interrogativo il negoziato avviato con il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis, in tour a Roma. Stamattina sarà ricevuto a Palazzo Chigi da Giorgia Meloni. Un faccia a faccia che avrà al centro anche la questione sollevata mercoledì sera dal titolare del Tesoro, Giancarlo Giorgetti, proprio con Dombrovskis. Il ministro punta a un’interpretazione autentica sul trattamento che sarà riservato all’Italia nel caso in cui decidesse di attivare la clausola di salvaguardia che permette agli Stati membri di derogare ai vincoli di bilancio. «L’Italia non è disposta ad accettare quella che ad oggi è un’interpretazione a…

ROMA – Il governo chiede a Bruxelles di fare chiarezza sulle spese per la difesa. La richiesta recita così: l’Italia, sotto procedura d’infrazione per deficit eccessivo, potrà beneficiare della flessibilità concessa ai Paesi che hanno i conti in ordine e uscire dal regime di controllo se il disavanzo sarà sopra il 3% per l’impegno militare?

Ruota intorno a questo interrogativo il negoziato avviato con il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis, in tour a Roma. Stamattina sarà ricevuto a Palazzo Chigi da Giorgia Meloni. Un faccia a faccia che avrà al centro anche la questione sollevata mercoledì sera dal titolare del Tesoro, Giancarlo Giorgetti, proprio con Dombrovskis. Il ministro punta a un’interpretazione autentica sul trattamento che sarà riservato all’Italia nel caso in cui decidesse di attivare la clausola di salvaguardia che permette agli Stati membri di derogare ai vincoli di bilancio. «L’Italia non è disposta ad accettare quella che ad oggi è un’interpretazione asimmetrica delle regole», ha detto ieri nell’aula del Senato al question time. E quindi - ha aggiunto - «solo un’interpretazione uniforme consentirebbe il rispetto degli impegni internazionali» per la difesa. Non è un cambio di regole del Patto di stabilità quello che vuole Giorgetti. Ma parole chiare per superare un’asimmetria che - ha spiegato - consente a chi non è in procedura e supera il 3% di non finire sotto sorveglianza e di «non uscire a chi, come l’Italia in modo virtuoso, cala con un ampio scostamento».

Il rischio è allontanare un traguardo che è a portata di mano. I dati Istat di fine giugno confermano la validità degli impegni presi con l’Ue: il deficit scenderà sotto il 3% l’anno prossimo, consentendo l’uscita dalla procedura a metà del 2027. «Per la prima volta non si parla di manovra correttiva», rivendica Giorgetti. Ma non è esclusa la possibilità di portare l’asticella sotto la soglia critica già quest’anno, anticipando la fine della sorveglianza al 2026.

Anche nella migliore delle ipotesi, però, l’Italia sarà ancora sotto procedura in autunno, quando sono attesi i chiarimenti di Bruxelles. Per ora Dombrovskis parla di «dialogo costruttivo» e spiega che si sta discutendo «di uscire dalla procedura di deficit eccessivo e vedere come poter far funzionare questa clausola per l’Italia».

Giorgetti fa intuire che ci sono margini per non compromettere l’uscita dalla procedura d’infrazione: «Gli ultimi colloqui ci hanno offerto spazi interpretativi per andare in questa direzione». La clausola sarà attivata?, è l’interrogativo che arriva a margine della Conferenza per la ripresa dell’Ucraina. «Prima devo far quadrare i conti. Poi non l’attivo io, non è il bottone della valigetta nucleare, in caso tocca al Parlamento», risponde. La trattativa con Bruxelles è partita.

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