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L’America con i volenterosi. Pronti i piani per l’Ucraina e l’atomica di Londra e Parigi

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Vertice con 30 Paesi, tra cui l’Italia: in caso di tregua pronte le missioni navali e aree. Quartier generale a Parigi
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LONDRA – Sembrava moribonda, visto il nullo interesse di Trump. Invece la Coalizione dei Volenterosi, guidata da Regno Unito e Francia per proteggere dopoguerra e futuro dell’Ucraina, è tornata prepotentemente sul tavolo. Come hanno annunciato Keir Starmer ed Emmanuel Macron ieri a Londra, a coronamento della visita di Stato di tre giorni del presidente francese: «Oggi è un giorno davvero storico», afferma il primo ministro britannico.

Mentre a Roma si riunisce la conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina, Starmer e Macron ufficializzano quello che era implicito da qualche tempo: da oggi la Difesa e la Sicurezza europee sono in mano a Francia e Regno Unito. Lo dimostra anche il piano ufficializzato della “Coalition of the Willing” in Ucraina, «pronto a essere operativo», come confermato da Starmer durante la videocall dei volenterosi cui da Roma hanno partecipato anche Zelensky, Meloni e un’altra trentina di Paesi.

Un numero mai così alto. Non solo. Per la prima volta, hanno pres…

LONDRA – Sembrava moribonda, visto il nullo interesse di Trump. Invece la Coalizione dei Volenterosi, guidata da Regno Unito e Francia per proteggere dopoguerra e futuro dell’Ucraina, è tornata prepotentemente sul tavolo. Come hanno annunciato Keir Starmer ed Emmanuel Macron ieri a Londra, a coronamento della visita di Stato di tre giorni del presidente francese: «Oggi è un giorno davvero storico», afferma il primo ministro britannico.

Mentre a Roma si riunisce la conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina, Starmer e Macron ufficializzano quello che era implicito da qualche tempo: da oggi la Difesa e la Sicurezza europee sono in mano a Francia e Regno Unito. Lo dimostra anche il piano ufficializzato della “Coalition of the Willing” in Ucraina, «pronto a essere operativo», come confermato da Starmer durante la videocall dei volenterosi cui da Roma hanno partecipato anche Zelensky, Meloni e un’altra trentina di Paesi.

Un numero mai così alto. Non solo. Per la prima volta, hanno preso parte anche gli Stati Uniti a un meeting dei Volenterosi, con il generale Keith Kellogg e i senatori bipartisan Lindsey Graham e Richard Blumenthal. La presenza di Kellogg, inviato speciale di Trump per l’Ucraina, è uno snodo cruciale, perché sinora ha sempre rappresentato il fronte pro-Kiev di minoranza nell’Amministrazione. Ora, invece, Trump sembra prendere sul serio i Volenterosi, anche perché l’ultima telefonata con Putin è stata l’ennesimo flop.

Dunque, i Volenterosi tornano protagonisti. Ovvio, sono piani che presuppongono un cessate il fuoco in Ucraina ancora irrealistico, nonché la copertura militare dell’America di Trump, ancora latitante. Ma ecco i piani intanto. Innanzitutto, il centro di comando internazionale dei Volenterosi a Parigi, e poi a Londra, in rotazione, ogni 12 mesi. Un’altra base di comando a Kiev, gestita dai britannici e in totale almeno 200 rappresentanti di trenta Paesi coinvolti, tra cui Australia e Canada.

Tre gli obiettivi principali dei volenterosi. Primo: rigenerazione delle forze di terra di Kiev, con fornitura di logistica, armamenti ed esperti militari per l’addestramento, anche in Ucraina. Secondo: sicurezza nei cieli ucraini, con il sostegno di caccia dei Volenterosi basati nei Paesi vicini, per «ristabilire la sicurezza aerea e per i voli commerciali». Terzo: sicurezza nel Mar Nero, con il rafforzamento della task force esistente di Turchia, Romania e Bulgaria per lo sminamento delle acque e un transito sicuro delle imbarcazioni commerciali. Inoltre, più sanzioni contro le flotte di petroliere “ombra” russe, e nuovi 40 miliardi all’Ucraina come sostegno militare.

Le truppe di terra dei Volenterosi sono ancora in stand-by, dopo il niet di Trump. Ma ora anche il presidente sembra aver perso la pazienza con Putin, dunque anche i soldati tornano sul tavolo. La «forza di rassicurazione», come la chiamano Starmer e Macron invece di peacekeeping, avrà il nome di “Multinational Force Ukraine”, ma per ora prevede solo militari di Aeronautica, Marina e addestratori.

In ogni caso, Francia e Regno Unito hanno un piano B. Non a caso, ieri hanno annunciato l’aumento della loro froza militare comune “Combined Joint Expeditionary Force”, istituita con l’accordo di Lancaster House nel 2010, da 20mila a 50mila uomini. Una parte di loro potrebbe essere travasata in Ucraina, qualora ce ne fosse bisogno o opportunità. L’Italia di Meloni resta contraria a soldati senza un mandato internazionale. Ma potrebbe partecipare ai Volenterosi nella Difesa Aerea, air polycing, presidio dei Paesi Nato vicini e pattugliamento nel Mar Nero.

Starmer lo chiama “giorno storico” anche per altri due motivi: l’accordo sui migranti dalla Manica, che rimanderà in Francia un centinaio di sbarcati illegalmente ogni mese, e soprattutto la riforma della dottrina del deterrente nucleare mai vista prima. Con Regno Unito e Francia che da oggi coordineranno gli sforzi per utilizzarlo autonomamente - senza l’eventuale supporto americano - in caso di «minaccia estrema», della Russia ovviamente. «Siamo gli unici due Paesi che hanno armi nucleari in Europa, e gli unici nel Consiglio di Sicurezza Onu», nota Macron, «proteggeremo il Continente e il mondo libero. Perché la minaccia della Russia è troppo grande. Mosca sta investendo il 40% delle sue risorse nella macchina bellica. Dobbiamo essere pronti, e al più presto».

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