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Il mistero delle leve e l'errore (forse) di un pilota: cosa non torna nel disastro Air India

A sinistra Sumeet Sabharwal, a destra il suo copilota Clive Kundar 

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A guidare il velivolo schiantatosi lo scorso 12 giugno dopo il decollo a Ahmedabad era il comandante Sabharval, 56 anni, e il 32enne copilota Kundar. Entrambi indiani e lavoravano da molti anni per la compagnia
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LONDRA - Chi erano i due piloti del volo Air India 171 schiantatosi il 12 giugno scorso appena decollato da Ahmedabad? Anche loro, il comandante Sumeet Sabharwal e il copilota Clive Kundar, sono morti nella tragedia, insieme ad altre 258 persone. Ma, secondo le indagini preliminari del disastro aereo pubblicate ieri notte in India, la responsabilità dell’accaduto parrebbe riconducibile ad almeno uno di loro.

Difatti, al momento non sono stati rinvenuti elementi che possano indurre a far pensare a un guasto meccanico al Boeing 787 Dreamliner. Non solo. Dall’analisi delle due scatole nere (flight data recorder e registrazioni delle conversazioni in cabina) si evince come uno dei due piloti - non è ancora chiaro chi - dica all’altro “ma hai spostato tu le leve su off?”, e l’altro che risponde “no, non sono stato io”.

Le leve cui si riferiscono sono quelle relative all’afflusso di carburante nei due motori dell’aereo. Una volta spostate su “off”, i propulsori vanno immediatamente in panne…

LONDRA - Chi erano i due piloti del volo Air India 171 schiantatosi il 12 giugno scorso appena decollato da Ahmedabad? Anche loro, il comandante Sumeet Sabharwal e il copilota Clive Kundar, sono morti nella tragedia, insieme ad altre 258 persone. Ma, secondo le indagini preliminari del disastro aereo pubblicate ieri notte in India, la responsabilità dell’accaduto parrebbe riconducibile ad almeno uno di loro.

Difatti, al momento non sono stati rinvenuti elementi che possano indurre a far pensare a un guasto meccanico al Boeing 787 Dreamliner. Non solo. Dall’analisi delle due scatole nere (flight data recorder e registrazioni delle conversazioni in cabina) si evince come uno dei due piloti - non è ancora chiaro chi - dica all’altro “ma hai spostato tu le leve su off?”, e l’altro che risponde “no, non sono stato io”.

Le leve cui si riferiscono sono quelle relative all’afflusso di carburante nei due motori dell’aereo. Una volta spostate su “off”, i propulsori vanno immediatamente in panne, soprattutto in una fase delicata come quella del decollo, perché non hanno più energia. Secondo le scatole nere del Boeing, all’improvviso, le due leve vengono contemporaneamente settate from “Run” to “Cutoff”, una manovra che in genere si fa solo dopo l’atterraggio o ad alta quota in determinate circostanze. Ma non quando l’aereo sta spiccando il volo, ossia quando ha bisogno della massima potenza.

A quel punto, vista l’emergenza, uno dei due piloti ne rimette una leva in posizione “run” dopo dieci secondi, e l’altra dopo quattro, ma è troppo tardi. Perché a quel punto è impossibile per i motori riguadagnare la potenza necessaria per elevarsi.

Il comandante Sabharval, 56 anni, e il 32enne copilota Kundar erano entrambi indiani e lavoravano da molti anni per Air India. Sembra poco plausibile che uno dei due abbia spostato le leve del carburante inavvertitamente su off, anche perché non è così facile: non si tratta di dispositivi che vengono regolati con un semplice tocco, ma hanno bisogno di una procedura piuttosto complessa. E allora perché le due leve sono andate su off? È stato un errore madornale da parte di uno dei due? Un fatale fraintendimento? Oppure si è trattato di un atto intenzionale? Il mistero è ancora fitto.

Di certo, prima della tragedia, i due piloti erano stimati e rispettati nell’ambiente, e sino alla pubblicazione del rapporto preliminare ieri sera, su di loro non c’è mai stato alcun sospetto o dubbio. Sabharval aveva accumulato 15.638 ore di esperienza in carriera e di queste 8596 su un Boeing 787. Aveva la licenza valida fino al 14 maggio 2026.Tutti consideravano Sabharval un “gentleman” e, secondo il Times of India, il giorno dello schianto aveva telefonato al padre anziano poco prima della partenza, promettendogli di ricontattarlo una volta arrivato a destinazione, cioè all’aeroporto Gatwick di Londra. A parenti e amici che gli dicevano “tuo padre è troppo anziano per stare da solo”, lui rispondeva “ancora uno o due voli e poi starò con papà”.

Anche Kunder non sembra avere macchie nella sua carriera. In Air India dal 2017, era più giovane del comandante, con meno ore di volo (3.403) e di queste 1.128 come copilota di un Boeing 787. Kunder viene descritto come un appassionato di aerei sin da bambino. Una passione che attinge da sua madre Rekha, hostess per Air India per 33 anni. Così il giovane Clive entra nel Bombay Flying Club’s College of Aviation e diventa pilota a tutti gli effetti nel 2012. Suo padre e gli amici lo hanno sempre descritto tutti come un “uomo gentile, umile e appassionato”. Quando un giornalista indiano ieri ha chiesto al papà di Kundar un commento sulla pubblicazione delle indagini preliminari del disastro aereo, lui ha risposto: “Non sono della compagnia io”.

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