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Ricostruzione Ucraina, Metinvest: “Bene i 10 miliardi ma sono solo il 2% di quanto ci serve”

Yury Ryzhenkov, amministratore delegato Metinvest 

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Intervista a Yuriy Ryzhenkov, amministratore delegato del primo gruppo ucraino. “La risorsa che maggiormente ci manca è la forza lavoro”
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Cosa sono 10 miliardi di euro per un Paese che avrà bisogno di mezzo trilione per rimettersi in piedi? Tra i messaggi di gratitudine per gli sforzi profusi e le strette di mano a ribadire il sostegno, alla conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina si intravedono sguardi sconfortati di chi sa che, fino a quando continueranno a piovere missili dal cielo, nessun investimento sarà veramente trasformativo.

Dottor Yuriy Ryzhenkov, da amministratore delegato di Metinvest, primo datore di lavoro privato in Ucraina, fondato nel Donbass nel 2006 e attivo nel campo minerario e siderurgico, cosa pensa dei propositi di ricostruzione?

«Non posso che ringraziare l’Europa per i fondi e sono contento che qualcosa si stia muovendo. Ma sono costretto a fare un appunto: 10 miliardi sono appena il 2% di ciò di cui avremmo bisogno per ricostruire il Paese. E finché la guerra sarà in corso, il livello di rischio resterà troppo alto per attrarre investitori privati. Il solo sostegno delle istituzioni…

Cosa sono 10 miliardi di euro per un Paese che avrà bisogno di mezzo trilione per rimettersi in piedi? Tra i messaggi di gratitudine per gli sforzi profusi e le strette di mano a ribadire il sostegno, alla conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina si intravedono sguardi sconfortati di chi sa che, fino a quando continueranno a piovere missili dal cielo, nessun investimento sarà veramente trasformativo.

Dottor Yuriy Ryzhenkov, da amministratore delegato di Metinvest, primo datore di lavoro privato in Ucraina, fondato nel Donbass nel 2006 e attivo nel campo minerario e siderurgico, cosa pensa dei propositi di ricostruzione?

«Non posso che ringraziare l’Europa per i fondi e sono contento che qualcosa si stia muovendo. Ma sono costretto a fare un appunto: 10 miliardi sono appena il 2% di ciò di cui avremmo bisogno per ricostruire il Paese. E finché la guerra sarà in corso, il livello di rischio resterà troppo alto per attrarre investitori privati. Il solo sostegno delle istituzioni non basta».

Ha trovato spunti interessanti in questa conferenza?

«Occasioni come questa favoriscono incontri che, in tempo di pace, saranno utilissimi per rilanciare l’economia. Capisco che questo appuntamento era stato pianificato quando il cessate il fuoco sembrava più vicino, ma oggi forse appare prematuro: ci aspettavamo più accordi concreti, invece sono stati firmati in gran parte protocolli di intesa.

Quali sono i problemi più urgenti al momento?

«La risorsa che maggiormente ci manca è la forza lavoro. La sola Metinvest ha 4.000 posti vacanti e 8.000 dipendenti arruolati nell’esercito, un quinto dell’organico totale. Come azienda, grazie alla nostra chief sustainability officer, Tetiana Petruk, siamo impegnati nel dare una seconda possibilità ai veterani che rientrano dal fronte. Puntiamo anche sull’impiego di donne e giovani, che sono il futuro del nostro Paese».

La guerra ha stravolto la vita di molti ucraini. Quali differenze nota nella sua comunità?

«Abbiamo dimostrato una resilienza e una capacità di adattamento impressionante. Chi è emigrato verso l’Europa ha conosciuto un nuovo modo di vivere, fare affari e politica. Chi è rimasto ha imparato ad andare avanti anche nei momenti più duri. Tutta l’Ucraina si è aperta all’Occidente come mai prima. E sebbene potrebbero volerci diversi anni prima di entrare nell’Unione, ormai con l’Oriente c’è stata una cesura».

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