Storm Shadow, il missile venuto dal passato torna in produzione
di Gianluca Di FeoIl missile venuto dal passato incarna tutti i limiti e le potenzialità dell’industria militare europea. Gran Bretagna e Francia hanno annunciato di avere ripreso la produzione dello Storm Shadow-Scalp, l’unico sistema d’attacco aria-terra a lungo raggio progettato nel Vecchio Continente. La decisione è semplicemente straordinaria: la catena di montaggio era ferma da quasi quindici anni. Si tratta infatti di un’arma concepita alla fine degli anni Ottanta, costruita dal consorzio totalmente europeo MBDA - ne fanno parte pure Italia e Germania - ed entrata in servizio nel decennio successivo: concettualmente, è un residuato della Guerra Fredda ma che paradossalmente si è rivelato lo strumento più efficace nei conflitti del presente.
I successi di Kiev
Gli Ucraini li hanno ricevuti da Londra, Parigi e - in pochissimi esemplari all’epoca del governo Draghi - pure da Roma. Sono stati capaci di adattarlo ai caccia Sukhoi SU-24 dell’epoca sovietica e poi sfruttarne al meglio le prestazio…
Il missile venuto dal passato incarna tutti i limiti e le potenzialità dell’industria militare europea. Gran Bretagna e Francia hanno annunciato di avere ripreso la produzione dello Storm Shadow-Scalp, l’unico sistema d’attacco aria-terra a lungo raggio progettato nel Vecchio Continente. La decisione è semplicemente straordinaria: la catena di montaggio era ferma da quasi quindici anni. Si tratta infatti di un’arma concepita alla fine degli anni Ottanta, costruita dal consorzio totalmente europeo MBDA - ne fanno parte pure Italia e Germania - ed entrata in servizio nel decennio successivo: concettualmente, è un residuato della Guerra Fredda ma che paradossalmente si è rivelato lo strumento più efficace nei conflitti del presente.
I successi di Kiev
Gli Ucraini li hanno ricevuti da Londra, Parigi e - in pochissimi esemplari all’epoca del governo Draghi - pure da Roma. Sono stati capaci di adattarlo ai caccia Sukhoi SU-24 dell’epoca sovietica e poi sfruttarne al meglio le prestazioni. Anzitutto lo Storm Shadow è immune da tutte le forme di disturbo elettronico inventate dai russi per far perdere la rotta agli apparati d’attacco occidentali: il sistema di guida dispone di una mappa attiva che riconosce il profilo del terreno e si dirige sui bersagli con una precisione ragguardevole. Sul web circola un video pubblicitario di vent’anni fa, in cui durante i test due di questi missili si infilavano uno dopo l’altro nello stesso anello di cemento distante centinaia di chilometri.
Il missile da crociera - ossia che vola come un aereo - è lungo cinque metri e raggiunge oltre mille chilometri l’ora. Ha una carica esplosiva di 450 chili e sono disponibili anche ogive speciali che penetrano bunker e rifugi corazzati: un colpo andato a segno è - come recitano recitano i manuali bellici - “ad alta letalità”. Il raggio d’azione è segreto ma pare sia di oltre quattrocento chilometri, probabilmente anche di più.
Nel 2023 gli stormi di Kiev li hanno impiegati nel Donbass e in Crimea, prendendo di mira la sede dell’ammiragliato della flotta del Mar Nero e gli ormeggi: hanno persino distrutto un sottomarino, sorpreso in manutenzione in un bacino di carenaggio. Poi dall’estate 2024 l’attività è stata autorizzata da Parigi e Londra anche in territorio russo, concentrandosi sui centri di comando, gli aeroporti e i magazzini di munizioni: impressionante nello scorso agosto il raid contro il quartier generale sotterraneo scavato nel parco della villa settecentesca di Mar’ino, che dirigeva le truppe di Mosca nella battaglia di Kursk.
Il rischio del coinvolgimento
Non ci sono dati ufficiali su quanti Storm Shadow/Scalp abbiano ricevuto gli ucraini: c’è chi ipotizza che siano stati “alcune centinaia”, forse quattrocento, svuotando le riserve francesi e britanniche. Una carenza che ha messo sotto pressione la Germania per convincerla a donare i suoi Taurus, disponibili in grandi numeri nei magazzini della Luftwaffe, ed aprendo un acceso dibattito parlamentare nel Bundestag.
Queste armi infatti provocano il coinvolgimento più significativo e ravvicinato dei governi europei nella resistenza contro l’invasione russa. La programmazione del sistema di guida che riconosce il terreno richiede una procedura estremamente complessa per inserire i dati del percorso, che risente dell’anzianità del progetto. Gli ucraini non sono in grado di realizzarla e comunque si tratta di un’attività classificata al massimo livello: c’è il forte sospetto che tecnici britannici e francesi - militari o civili - si occupino di preparare i piani di volo e poi supervisionare il caricamento nella memoria dell’ordigno. Un’attività che almeno nella parte finale va svolta nelle basi dell’aviazione di Kiev, bombardate pure pochi giorni fa. Allo stesso tempo, gli Storm Shadow/Scalp infliggono alla macchina bellica del Cremlino danni superiori a qualunque mezzo consegnato dagli Stati Uniti: tutte le dotazioni fornite dal Pentagono colpiscono a una distanza di gran lunga inferiore e con una potenza molto più bassa, oltre a essere state spesso neutralizzate dalle contromisure elettroniche russe.
Questi missili sono un incubo per Mosca e l’efficienza dello Storm Shadow/Scalp non è una sorpresa. E’ stata dimostrata nelle campagne del passato. In particolare l’Aeronautica militare italiana ne ha usati circa trenta nel conflitto contro Gheddafi del 2011, scagliandoli contro radar, comandi e postazioni della contraerea del regime con “una precisione riscontrata del 97%”. Francesi e britannici li hanno sparati pure in Siria, Yemen e Iraq. Ed è stato esportato assieme ai velivoli Rafale ed Eurofighter in India, Arabia Saudita, Emirati e Qatar. Nonostante questi risultati, nessuno si è mai preoccupato di progettare un sostituto, perché il nuovo millennio sembrava avere archiviato l’era dei missili d’attacco e delle guerre “ad alta intensità”, offrendo ai governi l’occasione di tagliare le spese per ordigni molto costosi: nei primi anni Duemila si parlava di circa 3 milioni di euro a esemplare, oggi molto di più. Come ha detto ieri il ministro della Difesa francese Sebastien Lecornu, l’ultimo contratto firmato da Parigi risale a quindici anni fa.
Doppia deterrenza franco-britannica
Adesso in tutte le cancellerie della Ue si sente un tintinnare di sciabole e si cerca un modo di riempire le santabarbare svuotate dai trasferimenti all’Ucraina e dalle scelte dello scorso ventennio. Ed ecco che il sistema dalla “tecnologia remota” torna a essere protagonista. Le catene di montaggio che si stavano dedicando al MLU - ossia l’aggiornamento di mezza vita delle armi esistenti con la sostituzione del carburante e degli inneschi - riprenderanno a costruire nuovi ordigni. Non saranno identici ai vecchi: sono previste alcune innovazioni permesse dall’evoluzione cibernetica e dei materiali, tra cui la semplificazione dell’inserimento dei dati di navigazione.
Macron e Starmer hanno annunciato la risurrezione di queste armi assieme all’intesa sul coordinamento degli arsenali nucleari: “Non esistono minacce estreme contro l’Europa che non provocherebbero una risposta da parte di entrambi i Paesi”, hanno dichiarato, esplicitando l’ambizione a guidare “l’autonomia strategica” del Continente nel confronto con la Russia. Un deterrente che non può basarsi solo sulle atomiche ma non c’è altro modo di trovare altre armi d’attacco convenzionali: i nuovi progetti lanciati sempre da MBDA prenderanno forma tra almeno cinque anni. Ora bisognerà capire se altri Paesi si accoderanno alla commessa franco-britannica: l’interesse è altissimo ma assemblare un singolo missile richiede più di diciotto mesi e si potrebbe formare una lista di attesa abbastanza lunga. Non è escluso che l’iniziativa venga valutata anche dall’Italia, che dovrebbe avere circa 150 Storm Shadow: il potenziamento delle capacità di “deep strike” è tra le priorità della pianificazione presentata lo scorso anno dal ministro Guido Crosetto.