TEL AVIV – Mentre a Doha i negoziati di pace sprofondano nelle accuse reciproche di boicottare le trattative, il massacro a Gaza sotto i raid dell’Idf cresce addirittura di intensità. Secondo le autorità sanitarie della Striscia, solo ieri in una lunga serie di attacchi sarebbero stati uccisi «98 palestinesi», un dato persino più elevato della media di 614 uccisi a settimana dal 7 ottobre 2023.
La carneficina è iniziata all’alba tra la gente stremata che si mette in fila nell’attesa e nella speranza di ricevere aiuti umanitari: secondo Al Quds a nord di Rafah «sono morti in 34» in un attacco che ha provocato anche 180 feriti nei pressi di un centro di distribuzione della Gaza Humanitarian Foundation. I palestinesi lo attribuiscono alle forze armate israeliane, le quali nuovamente negano: «Non abbiamo notizia di persone ferite da parte dell’Idf», è il commento ufficiale. Rivendicano invece attacchi con «decine di aerei che hanno colpito più di 35 obiettivi di Hamas, tra cui infras…
TEL AVIV – Mentre a Doha i negoziati di pace sprofondano nelle accuse reciproche di boicottare le trattative, il massacro a Gaza sotto i raid dell’Idf cresce addirittura di intensità. Secondo le autorità sanitarie della Striscia, solo ieri in una lunga serie di attacchi sarebbero stati uccisi «98 palestinesi», un dato persino più elevato della media di 614 uccisi a settimana dal 7 ottobre 2023.
La carneficina è iniziata all’alba tra la gente stremata che si mette in fila nell’attesa e nella speranza di ricevere aiuti umanitari: secondo Al Quds a nord di Rafah «sono morti in 34» in un attacco che ha provocato anche 180 feriti nei pressi di un centro di distribuzione della Gaza Humanitarian Foundation. I palestinesi lo attribuiscono alle forze armate israeliane, le quali nuovamente negano: «Non abbiamo notizia di persone ferite da parte dell’Idf», è il commento ufficiale. Rivendicano invece attacchi con «decine di aerei che hanno colpito più di 35 obiettivi di Hamas, tra cui infrastrutture sotterranee» a Beit Hanoun, nel nord di Gaza.
Secondo le autorità sanitarie palestinesi, amministrate da Hamas, a ovest di Gaza City gli attacchi aerei israeliani hanno preso di mira il campo profughi di Al-Shati. Hanno bombardato un edificio di sfollati nei pressi dell’Università islamica, uccidendo quattro persone. Un altro bombardamento nel quartiere Al Tuffah ha centrato casa della famiglia Al Safadi, uccidendo «tre donne e una bambina». In un altro quartiere di Gaza City, Sheikh Radwan, una famiglia piange tre vittime. Ancora, due morti in una casa demolita dalle bombe nel quartiere di Al-Rimal.
Nel centro della Striscia, sette palestinesi di cui due donne sono stati uccisi a Deir Balah. Secondo autorità sanitarie e media palestinesi, un aereo israeliano ha centrato una tenda di sfollati vicino all’ospedale dei martiri di Al-Aqsa a Deir Balah, uccidendo tre persone. Una ragazza è stata uccisa nel campo di Nuseirat. E a Sud 11 palestinesi, tra cui una donna e bambini, sono stati uccisi a Khan Yunis nelle tende vicino all’ospedale kuwaitiano di Al-Mawasi, altri due a Sheikh Nasser.
A Tel Aviv, migliaia di persone sono in piazza ieri per chiedere al governo di riportare a casa gli ostaggi, i vivi e i corpi dei morti, prima che «la finestra di opportunità» si richiuda: «Ora è aperta, ma non lo resterà per molto», dice tra gli applausi Eli Sharabi, che aspetta i resti di suo fratello Yossi. Eli è stato liberato nell’ultimo accordo, sua moglie e le sue due figlie erano state uccise il 7 ottobre.
Ma a Doha il negoziato che pareva in dirittura d’arrivo è al palo. Hamas ha bocciato le mappe proposte da Israele per il ritiro dei suoi soldati dalla Striscia, e accusa Israele di essere al tavolo solo per «prendere tempo». Israele rispedisce al mittente dicendo che è Hamas ad avere rigettato la proposta del Qatar di un cessate il fuoco di 60 giorni con il rilascio degli ostaggi. Nessuna delle due parti, però, si è alzata dal tavolo. Oggi Israele avanzerà una nuova mappa del ritiro.