NEW YORK – «Eccolo di nuovo Trump» sospira un diplomatico europeo a Washington, «Quando pensi che abbia sparato l’ultima cartuccia, sfodera il bazooka alla Mario Draghi». Il week end alla Casa Bianca era cominciato alla grande, con le previsioni del Wall Street Journal ad annunciare solo un punto in più di inflazione, contro i due temuti in gennaio, e lo spettro della recessione stimato dal pool di esperti al 33%, meno del 45% paventato ad aprile. Il team del Wsj sembrava rasserenato dal raffreddarsi della guerra dei dazi e, con cautela, scommetteva su un autunno positivo, almeno fin quando Trump ha rifatto il Trump, con le maliziose lettere alla presidente messicana Sheinbaum e all’europea von der Leyen, sganciando il 30% di tariffe come ordigni sull’Iran dai bombardieri B2.
La capitale è confusa, chi rivernicia ottimista la sigla Taco, non più riferita a Trump che fa sempre marcia indietro, slogan del Financial Times, ma, con l’ausilio di Chatgpt, Tariff Announcer Capitolator O…
NEW YORK – «Eccolo di nuovo Trump» sospira un diplomatico europeo a Washington, «Quando pensi che abbia sparato l’ultima cartuccia, sfodera il bazooka alla Mario Draghi». Il week end alla Casa Bianca era cominciato alla grande, con le previsioni del Wall Street Journal ad annunciare solo un punto in più di inflazione, contro i due temuti in gennaio, e lo spettro della recessione stimato dal pool di esperti al 33%, meno del 45% paventato ad aprile. Il team del Wsj sembrava rasserenato dal raffreddarsi della guerra dei dazi e, con cautela, scommetteva su un autunno positivo, almeno fin quando Trump ha rifatto il Trump, con le maliziose lettere alla presidente messicana Sheinbaum e all’europea von der Leyen, sganciando il 30% di tariffe come ordigni sull’Iran dai bombardieri B2.
La capitale è confusa, chi rivernicia ottimista la sigla Taco, non più riferita a Trump che fa sempre marcia indietro, slogan del Financial Times, ma, con l’ausilio di Chatgpt, Tariff Announcer Capitolator Often, l’Annunciatore di Tariffe Spesso Capitola. Spesso non è però sempre e il mondo si chiede, a una settimana dai sei mesi di presidenza repubblicana, se stavolta, come per l’Iran, si fa sul serio. I mercati reagiranno male, stile primavera, o si rassegneranno? «Trump vive di azzardi -spiega a Repubblica un economista World Bank- e crede che i mercati, una volta visto il film dei dazi stop and go si daranno una regolata, magari sperando in una inversione ad U. Finché le tariffe non colpiscono le mamme e i papà al centro commerciale, Trump pensa si tratti di colpi di teatro senza conseguenze».
Sul presidente ne girano tante, che abbia lanciato una lattina di Diet Coke contro la tv che elogiava i pannelli solari tedeschi (fake news), che sia preoccupato per il sondaggio di Politico con un quarto della sua base contro i dazi o per lo strascico della lista di pedofili legata al magnate suicida Epstein. In campagna elettorale contro il vegliardo Biden, Trump prometteva di render pubblici i nomi dei vip molestatori di minorenni ma, una volta al potere, la ministra della Giustizia Bondi nega che ci siano misteri. Kash Patel e Dan Bongino, i due populisti a capo dell’Fbi che a lungo hanno parlato di trama dem pro Epstein, si eclissano, alla Bibbiano in Italia. È troppo per l’ala complottista QAnon, difesa solo dalla deputata Taylor Greene: «Tirate fuori la lista!». Su Truth, il social del presidente, per la prima volta il suo commento su Epstein in difesa della ministra Bondi viene bocciato in massa dagli utenti, “razionato” dicono in gergo, più critiche che condivisioni.
È il tipo di sfida cui Trump non resiste e la capa gabinetto Susie Wiles lo sa. L’ex collaboratrice di Reagan Peggy Noonan lo elogia per il rinnovato supporto militare all’Ucraina, Wall Street trema davanti ai dazi, ma il circolo trumpiano è ipnotizzato da Elbridge Colby, detto “Bridge” (ponte), 45 anni, sottosegretario alla Difesa, nipote del temuto Bill Colby, capo della Cia dal 1973 al 1975. Elbridge, strano ibrido di repubblicano contrario all’invasione dell’Iraq di Bush figlio e alle armi a Kiev, ha, con un brillante dossier steso di pugno, persuaso il ministro Hegseth a sospendere il sostegno del Pentagono a Zelensky, all’insaputa, pare, di Trump.
Ora il presidente, pur stuccato per l’offensiva dei droni di Putin e geloso per la missione di Lavrov alla corte del dittatore Kim Jong-un, presta ascolto a Colby: l’Ucraina non conta un fico, che la difendano quei tirchi degli europei, conta Taiwan, la sfida del Pacifico è il teatro di guerra del XXI secolo, gli arsenali Usa sono svuotati e se ci fosse un colpo di mano del leader cinese Xi Jinping, Washington sarebbe disarmata. Nel saggio del 2021 “The Strategy of Denial”, “Ponte” Colby suggerisce a Trump di diseredare gli europei, assoldare Putin in funzione anticinese e bloccare Pechino sulle rotte commerciali del Mar Cinese Meridionale, dazi sotto forma di portaerei.
Con le strade delle merci, la mitica supply chain, in dubbio, Messico e Europa incerti tra alzare la voce o aspettare il prossimo cambio di umore di Trump, le guerre in Europa e a Gaza in cancrena, la faida interna su Epstein, la festa per i sei mesi di Casa Bianca sarà tumultuosa. Proprio in questi giorni, la vecchia capitale Usa ha ricordato commossa David Gergen, braccio destro dei presidenti Nixon, Ford, Reagan e Clinton, scomparso a 83 anni, autore della massima “Essere centristi non è via di mezzo banale, ma cercare soluzioni e coinvolgere tutti, un ruolo che mi ha reso felice”. Motto dell’America del secolo scorso, sepolta dall’avvento di Donald Trump.