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Gaza, uccisi sei bambini: erano in fila per l’acqua. Israele: “Un errore tecnico”

(agf)

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Sul raid un’inchiesta dell’esercito. Netanyahu ai falchi dell’ultradestra: dopo la tregua di 60 giorni riprenderà la guerra
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TEL AVIV – Le Forze armate israeliane lo definiscono «un errore tecnico». Un missile che dicono di avere armato per colpire «un’esponente dell’organizzazione terroristica Jihad Islamica» è finito «in un’area distante decine di metri dall’obiettivo previsto»: ha ucciso sei bambini assetati di Nuseirat, e quattro tra gli adulti che condividevano con loro la fila per conquistare il diritto all’acqua. Avevano percorso due chilometri di strade assolate, di polvere e macerie nell’inferno della Striscia per raggiungere il punto di distribuzione dell’acqua potabile organizzato tramite autobotti; ma non sono sopravvissuti alla trappola degli aiuti, che ogni giorno fa una nuova strage di palestinesi.

«L’incidente è attualmente oggetto di indagine. Siamo a conoscenza di segnalazioni riguardanti vittime nell’area a seguito dell’accaduto e stiamo esaminando i dettagli», dice l’esercito israeliano. Ramadan Nassar, un palestinese che vive nella zona e ha assistito al massacro, ha raccontato all…

TEL AVIV – Le Forze armate israeliane lo definiscono «un errore tecnico». Un missile che dicono di avere armato per colpire «un’esponente dell’organizzazione terroristica Jihad Islamica» è finito «in un’area distante decine di metri dall’obiettivo previsto»: ha ucciso sei bambini assetati di Nuseirat, e quattro tra gli adulti che condividevano con loro la fila per conquistare il diritto all’acqua. Avevano percorso due chilometri di strade assolate, di polvere e macerie nell’inferno della Striscia per raggiungere il punto di distribuzione dell’acqua potabile organizzato tramite autobotti; ma non sono sopravvissuti alla trappola degli aiuti, che ogni giorno fa una nuova strage di palestinesi.

«L’incidente è attualmente oggetto di indagine. Siamo a conoscenza di segnalazioni riguardanti vittime nell’area a seguito dell’accaduto e stiamo esaminando i dettagli», dice l’esercito israeliano. Ramadan Nassar, un palestinese che vive nella zona e ha assistito al massacro, ha raccontato alla Associated Press che in quel momento c’erano una ventina di bambini e 14 adulti, in quella fila per l’acqua. In un mondo in cui non esiste un’informazione indipendente perché Israele vieta l’accesso ai giornalisti internazionali e ha ucciso più di duecento operatori locali dell’informazione, le sue parole sono l’unica testimonianza diretta che filtra. Dice che quando invece dell’acqua è piovuta la morte, lui ha visto quei bambini e quegli adulti travolti dall’esplosione, e chi non è morto sul colpo è fuggito come è potuto e qualcuno è caduto a terra, ferito troppo gravemente per riuscire a scappare.

Poi sono arrivate le immagini, le fotografie che da Gaza hanno invaso i social e i media; è impossibile attribuirle con certezza, ma raccontano quello che abbiamo visto quasi ogni giorno nella tragedia di Gaza: i corpi avvolti nelle lenzuola bianche, quelli minuscoli dei bambini, lo strazio e il dolore dei parenti e dei vivi. È una strage quotidiana che corre parallela ai negoziati impantanati a Doha: sabato sono stati più di cento i palestinesi uccisi, e ieri se ne sono aggiunti «almeno 74», secondo le autorità sanitarie della Striscia che rispondono al governo locale (ad Hamas, dunque); ma sono gli unici a poter tenere i conti, giudicati affidabili dall’Onu. Non distinguono tra civili e combattenti, ma il totale dei morti dal 7 ottobre ieri ha superato i 58mila: di questi, «833 erano operatori sanitari e soccorritori, con 5.432 feriti». L’ultimo degli 833 è il dottor Ahmed Qandil, specializzato in chirurgia generale e laparoscopica ucciso insieme ad altri dieci palestinesi in un attacco a Gaza City: stava andando all’ospedale battista arabo Al-Ahli, ci è arrivato solo il suo corpo. L’Idf rivendica di avere colpito con i suoi aerei «più di 150 obiettivi terroristici a Gaza» nelle ultime 24 ore.

«Fermate la guerra. Basta, stanno uccidendo civili, non ci è rimasto nulla», dice un uomo di Nuseirat, Mahmoud al-Shami, ai giornalisti palestinesi accorsi per la strage dell’acqua. Ma il negoziato a Doha annaspa nelle accuse reciproche di boicottare l’accordo. Uno dei nodi principali è la ritirata parziale dell’Idf, inaccettabile per Hamas secondo cui Israele vuole «ammassare centinaia di migliaia di sfollati» nel sud di Gaza per trasferirli con la forza «in Egitto o in altri Paesi», soluzione che configurerebbe un nuovo crimine di guerra. L’inviato di Trump, Steve Witkoff, ieri ha annunciato l’incontro in New Yersey coi delegati del Qatar: «Ho fiducia» nell’accordo, dice. Netanyahu ha incontrato i falchi dell’ultradestra, i ministri Ben Gvir e Bezalel Smotrich: ha discusso nuove mappe sul ritiro dell’Idf, e li ha rassicurati che alla fine del cessate il fuoco di 60 giorni la guerra riprenderebbe. A Gaza restano 50 ostaggi, ma i vivi sono probabilmente meno della metà.

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