Pechino contro le sanzioni di Trump alla Russia: “Coercizione che non porta da nessuna parte”
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO – Un messaggio all’America e uno a Mosca. Il primo di sfida, il secondo di rinnovato sostegno. Pechino si scaglia contro Donald Trump parlando di “coercizione che non porta da nessuna parte” dopo la minaccia del presidente statunitense di imporre tariffe del 100% nei confronti dei partner commerciali della Russia se Vladimir Putin non accetta un accordo sulla guerra in Ucraina entro 50 giorni.
Sanzioni “unilaterali e illegali” a cui “la Cina si oppone fermamente”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri. Sanzioni secondarie che colpirebbero in primis proprio la Cina, ma pure altri Paesi come India, Brasile o Turchia, che fanno affari con Mosca. “Si spera che tutte le parti continuino a promuovere un clima favorevole e a creare le condizioni per portare avanti la risoluzione politica della crisi ucraina, e ad adottare ulteriori misure che favoriscano i colloqui di pace”, ha poi continuato il portavoce della diplomazia cinese.
Pechino, che in questi anni di guerr…
PECHINO – Un messaggio all’America e uno a Mosca. Il primo di sfida, il secondo di rinnovato sostegno. Pechino si scaglia contro Donald Trump parlando di “coercizione che non porta da nessuna parte” dopo la minaccia del presidente statunitense di imporre tariffe del 100% nei confronti dei partner commerciali della Russia se Vladimir Putin non accetta un accordo sulla guerra in Ucraina entro 50 giorni.
Sanzioni “unilaterali e illegali” a cui “la Cina si oppone fermamente”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri. Sanzioni secondarie che colpirebbero in primis proprio la Cina, ma pure altri Paesi come India, Brasile o Turchia, che fanno affari con Mosca. “Si spera che tutte le parti continuino a promuovere un clima favorevole e a creare le condizioni per portare avanti la risoluzione politica della crisi ucraina, e ad adottare ulteriori misure che favoriscano i colloqui di pace”, ha poi continuato il portavoce della diplomazia cinese.
Pechino, che in questi anni di guerra ha contribuito economicamente grazie al commercio - soprattutto di petrolio - a mantenere a galla Mosca, non ha nessuna intenzione di scaricare il vicino. Anche perché teme che una volta archiviata la pratica ucraina l’America potrebbe tornare a concentrarsi con più forza sull’Indo-Pacifico. “Cina e Russia dovrebbero rafforzare il sostegno reciproco, salvaguardare i propri interessi in materia di sviluppo e sicurezza, unire i paesi del Sud del mondo e spingere l'ordine internazionale verso una direzione più giusta ed equa”, le parole del leader cinese Xi Jinping che oggi ha incontrato a Pechino il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov. “I nostri partner non ci abbandoneranno”, ha detto Lavrov in merito alle parole di Trump.
Lavrov, in Cina per la riunione dei ministri degli Esteri della Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (la Sco), sta gettando le basi con la leadership comunista cinese per la visita di Putin. Che cadrebbe proprio a ridosso dell’ultimatum dei 50 giorni dato da Trump. A fine agosto il presidente russo volerà a Tianjin per partecipare alla riunione dei leader dei Paesi della Sco e qualche giorno dopo, il 3 settembre, sarà l’ospite d’onore di Xi in Piazza Tiananmen per la grande parata militare per celebrare l’ottantesimo anniversario della fine della Seconda guerra mondiale. Due occasioni in cui andrà in scena, ancora, la vicinanza di Cina e Russia sul turbolento scacchiere internazionale.
Proprio ora che la tregua commerciale, seppur fragile, raggiunta in questi mesi tra Pechino e Washington sembra tenere, e con un incontro tra Xi e Trump probabile entro la fine dell’anno come ha lasciato intendere il segretario di Stato Usa Marco Rubio, le minacce trumpiane rischiano nuovamente di compromettere il rapporto tra Stati Uniti e Cina. La portata degli scambi commerciali tra Cina e Russia si aggira attorno ai 225 miliardi di dollari all’anno. Se il presidente statunitense dovesse passare dalle parole ai fatti, ciò significherebbe andare allo scontro frontale con Pechino. “Gli analisti hanno affermato però che è improbabile che Trump rischi un nuovo braccio di ferro con la seconda economia mondiale per l’Ucraina”, scrive il New York Times. E i dazi proposti potrebbero ritorcersi contro gli Usa.
La Cina, così come l’India, ha approfittato dei prezzi scontati dell’energia russa a seguito dell’invasione dell’Ucraina. A maggio, la Cina ha importato 9,71 milioni di tonnellate di petrolio da Mosca, più del doppio rispetto al febbraio 2022, secondo i dati della società Kpler