Tolstoj: “Sostenere l’Ucraina sarà la rovina dell’Europa. Vinceremo in due-tre anni”
dalla nostra inviata Rosalba CastellettiPjotr Tolstoj, vicepresidente della Duma, la Camera bassa del Parlamento russo, e trisnipote dell'autore di "Guerra e Pace"
(afp)MOSCA – «Delusi da Donald Trump? Personalmente non mi ero mai illuso. Noi russi non siamo idealisti. Siamo pragmatici, realisti». Pjotr Tolstoj, trisnipote del grande romanziere di Guerra e Pace ma soprattutto vicepresidente della Duma, la Camera Bassa del Parlamento russo, non è certo uomo da scomporsi. Da falco qual è, liquida come «vuote» le minacce del presidente statunitense di dazi al 100% se la Russia non siglerà la pace con Kiev.
«Quanto al riarmo dell’Ucraina, sarà la rovina della Nato», dice a Repubblica conversando davanti a un espresso. Dopo i convenevoli in perfetto italiano, passa al russo. La Duma, del resto, ha appena approvato un disegno di legge per proteggere la lingua nazionale. «Negli ultimi trent’anni abbiamo imparato tante lingue straniere, è ora che i nostri partner imparino la nostra». E accenna i versi di Tenco: «Vedrai che cambierà. Forse non sarà domani…». Velate allusioni.
Pjotr Olegovich, la Russia è pronta a fermare la sua offensiva contro Kiev o, in a…
MOSCA – «Delusi da Donald Trump? Personalmente non mi ero mai illuso. Noi russi non siamo idealisti. Siamo pragmatici, realisti». Pjotr Tolstoj, trisnipote del grande romanziere di Guerra e Pace ma soprattutto vicepresidente della Duma, la Camera Bassa del Parlamento russo, non è certo uomo da scomporsi. Da falco qual è, liquida come «vuote» le minacce del presidente statunitense di dazi al 100% se la Russia non siglerà la pace con Kiev.
«Quanto al riarmo dell’Ucraina, sarà la rovina della Nato», dice a Repubblica conversando davanti a un espresso. Dopo i convenevoli in perfetto italiano, passa al russo. La Duma, del resto, ha appena approvato un disegno di legge per proteggere la lingua nazionale. «Negli ultimi trent’anni abbiamo imparato tante lingue straniere, è ora che i nostri partner imparino la nostra». E accenna i versi di Tenco: «Vedrai che cambierà. Forse non sarà domani…». Velate allusioni.
Pjotr Olegovich, la Russia è pronta a fermare la sua offensiva contro Kiev o, in alternativa, ad affrontare dazi al 100%?
«Quando gli scambi commerciali sono inesistenti, l’effetto dei dazi è nullo. Da noi è chiaro a tutti, tanto che, grazie alle dichiarazioni di Trump, gli indici della nostra Borsa sono persino aumentati».
Quindi ignorerete l’ultimatum?
«Non ci sono basi per una nostra sconfitta in Ucraina. Gli Usa stanno cercando di tirarla per le lunghe, ma il risultato alla fine sarà quello che si è prefissato la Russia. È una pessima idea porre ultimatum o chiedere tregue . Gli ultimatum li intima chi vince, non chi perde».
Non dobbiamo dunque aspettarci alcuna svolta dai negoziati diretti a Istanbul?
«Siamo sempre stati favorevoli a conseguire i nostri scopi per via diplomatica, sin dal 2014, ma ciò non autorizza nessuno a imporci un cessate-il-fuoco proprio quando avanziamo sul campo di battaglia. Ultimatum e diktat non porteranno ad alcun successo diplomatico se non a qualche accordo tecnico come lo scambio di prigionieri».
Non vi spaventa neppure il rafforzato coordinamento della Nato per riarmare l’Ucraina?
«Sarà la rovina dei Paesi dell’Alleanza Atlantica. Dovranno pagare agli Usa le armi da dare a Kiev a scapito del loro welfare. E noi queste armi le distruggeremo insieme a chi le manovrerà».
Trump ha anche detto che presto invierà i Patriot a Kiev...
«Le armi a lungo raggio sono una minaccia per la Russia. Ma anche noi abbiamo missili a lunga gittata. Ovunque ci sarà un’arma occidentale sarà per noi un obiettivo legittimo. Non è un segreto che anche i Paesi Ue stiano armando l’Ucraina, ingaggiando così una guerra con la Russia».
Vuol dire che anche l’Occidente diventerà un obiettivo legittimo?
«A che servirebbe provocare Ue o Nato? Useremo le armi a lungo raggio sì, ma non contro i Paesi occidentali. La priorità è distruggere le infrastrutture energetiche e militari ucraine. Abbiamo forze e mezzi sufficienti».
Trump aveva avviato un dialogo con la Russia anche su dossier bilaterali ed economici. Siete sorpresi da questa sterzata?
«Che Trump, da capo di una grande potenza, fosse pronto a parlare con un’altra grande potenza, la Russia, sarà stata una sorpresa soltanto per i leader europei, non per noi. Non ci avevamo visto alcuna svolta. E non la vediamo adesso. Trump resta il presidente degli Usa e opera negli interessi degli Usa, Paese che ha sempre fornito armi all’Ucraina».
Che cosa pensa del sostegno europeo a Kiev, dalla Conferenza sulla ripresa di Roma alla Coalizione dei volenterosi?
«Se continuerà a sostenere Kiev con la stessa retorica e lo stesso fervore, il denaro che la Ue raccoglierà sarà meglio trasferirlo direttamente a Mosca. La Coalizione dei Volenterosi, invece, non è altro che una fanfaronata di Francia e Regno Unito. I Paesi Ue non hanno le capacità per impegnarsi in uno scontro diretto con la Russia, ma è bene che sappiano che chiunque andrà in Ucraina a combattere in un modo o in un altro contro la Russia sarà condannato a tornare a casa in una bara coperta dalla sua bandiera nazionale. Pensate agli europei che combatterono contro la Russia al fianco della Germania durante la Seconda guerra mondiale. Cechi, ungheresi, romeni, austriaci: sono tutti finiti sotto la terra russa che volevano invadere. Non nomino gli italiani per rispetto. Torneremo a parlarci man mano che i leader che oggi ci insultano finiranno nella discarica della storia».
Vi ha deluso l’atlantismo del governo Meloni?
«Il problema è che i Paesi Ue hanno svenduto da tempo la loro sovranità agli americani. Non ci sorprende perciò che la nostra amata Italia si unisca al coro Ue contro la Russia. Ma i nostri popoli hanno molto in comune e in un futuro non lontano questi rapporti orizzontali saranno la base per rilanciare le relazioni governative. Intanto però diverse aziende nel Nord Italia sono costrette a chiudere. Senza scambi con la Russia, la Ue è condannata a crollare. Acquista tuttora i nostri idrocarburi, solo che ora passano dall’India e li paga di più».
L’economia russa, però, è a rischio recessione. Quanto ancora può sostenere le sforzo bellico?
«Contro di noi sono state introdotte 25mila sanzioni, la Ue sta valutando un 18° pacchetto, eppure la vita continua malgrado tutte le difficoltà oggettive. Ogni vuoto è stato colmato. Per ogni azienda andata via, ne sono arrivate altre. Ma non sarà l’economia a decidere se l’Operazione militare speciale continuerà o meno. Il conflitto in Ucraina per noi è esistenziale: o ci sarà la Russia o non ci sarà niente».
A quali condizioni dichiarereste la vittoria?
«La priorità è la denazificazione e la smilitarizzazione dell’Ucraina. Non deve più essere un’anti-Russia, non deve aderire a nessun blocco, deve bandire il nazionalismo e garantire i diritti dei russofoni. Non si tratta di una guerra per i territori, ma di una guerra per i valori».
Questa vittoria è vicina?
«Non sono un militare, ma penso ci arriveremo entro due o tre anni».
Il suo trisavolo abbracciò il pacifismo e l’antimilitarismo dopo aver combattuto la guerra di Crimea. Oggi che cosa penserebbe?
«Quand’era di stanza a Sebastopoli, quando vedeva soldati inglesi e francesi dava il comando “Fuoco!” e i cannoni sparavano. Quando vinceremo, diventeremo tutti pacifisti. E verremo a mangiare la pasta in Italia. Alla fine andrà tutto bene, anche per voi europei».