NEW YORK – Gli Stati Uniti già fornivano armi offensive all’Ucraina, anche con questa amministrazione, e la decisione del presidente indica che continueremo a farlo. Questa scelta è molto importante sul piano politico, oltre a quello strategico, perché Putin ha chiaramente fatto capire che non intende fermare la guerra a condizioni accettabili per l’Ucraina. Quindi tutte le pressioni possibili sono fondamentali per convincerlo ad accettare un negoziato di pace giusto».
È l’opinione del generale David Petraeus, ex direttore della Cia. Per certi versi, dunque, l’annuncio fatto ieri da Trump con il segretario generale della Nato Mark Rutte rappresenta un ritorno alla linea del predecessore Biden, secondo cui solo la forza economica e militare può spingere il capo del Cremlino ad accettare una via d’uscita diplomatica alla sua invasione.
Cosa pensa della decisione presa dal capo della Casa Bianca e dalla Nato?
«È molto incoraggiante, rincuorante e positiva. È quanto tutti si aspettav…
NEW YORK – Gli Stati Uniti già fornivano armi offensive all’Ucraina, anche con questa amministrazione, e la decisione del presidente indica che continueremo a farlo. Questa scelta è molto importante sul piano politico, oltre a quello strategico, perché Putin ha chiaramente fatto capire che non intende fermare la guerra a condizioni accettabili per l’Ucraina. Quindi tutte le pressioni possibili sono fondamentali per convincerlo ad accettare un negoziato di pace giusto».
È l’opinione del generale David Petraeus, ex direttore della Cia. Per certi versi, dunque, l’annuncio fatto ieri da Trump con il segretario generale della Nato Mark Rutte rappresenta un ritorno alla linea del predecessore Biden, secondo cui solo la forza economica e militare può spingere il capo del Cremlino ad accettare una via d’uscita diplomatica alla sua invasione.
Cosa pensa della decisione presa dal capo della Casa Bianca e dalla Nato?
«È molto incoraggiante, rincuorante e positiva. È quanto tutti si aspettavano, ed era necessaria per ottenere risultati utili su vari piani».
Le forniture militari dovrebbero riguardare tanto le armi difensive, come i Patriot, quanto quelle offensive. Perché sono importanti entrambi questi aspetti?
«L’urgenza di fornire i sistemi per la difesa aerea come i Patriot l’ha spiegata lo stesso presidente. Tutti vedono i costanti attacchi lanciati con i missili e i droni sulle città dell’Ucraina, martellate ogni sera, e quindi la necessità impellente di proteggerle. Le armi offensive invece sono sempre state usate da Kiev per colpire obiettivi militari, in particolare le basi da dove partono gli assalti e le strutture logistiche usate per condurre gli attacchi russi, e quindi anche queste hanno un impiego di carattere difensivo».
L’annuncio di Trump rappresenta anche una svolta sul piano strategico?
«In realtà noi abbiamo sempre fornito all’Ucraina armi offensive, oltre a quelle difensive. Ciò è avvenuto non solo durante l’amministrazione precedente, ma anche con quella in carica, nonostante gli infelici annunci passati di sospensione delle forniture. Io mi auguro che continueremo a farlo, e questa mi sembra anche l’intenzione manifestata dal presidente. Cambiano solo le modalità per la gestione degli acquisti e delle consegne, ma la sostanza strategica rimane sostanzialmente invariata. Molto significativa poi è la produzione interna, soprattutto dei droni che ormai dominano il campo di battaglia, e il fatto che l’Europa sia disposta ad impegnarsi di più».
Perché la scelta militare annunciata da Trump è importante anche sul piano politico e diplomatico?
«Putin ha fatto capire chiaramente che non può essere persuaso a finalizzare un accordo secondo termini accettabili per Kiev. Lui vuole che il presidente Zelensky venga sostituito con una figura filo russa; pretende più territori di quelli che controlla allo stato attuale; e vuole al demilitarizzazione completa dell’Ucraina. Solo la determinazione a fermarlo può convincerlo a trattare sul serio».