È ormai sera quando a Kiev squilla il telefono di Volodymyr Zelensky. Dopo aver sganciato la sorpresa promessa sulla Russia, Trump ha deciso di chiamarlo direttamente: «Abbiamo discusso mezzi e soluzioni — racconta il presidente ucraino — per garantire più protezione alla popolazione dagli attacchi russi, e per rafforzare le nostre posizioni. Siamo pronti a lavorare nel modo più produttivo per la pace. Abbiamo concordato di chiamarci più spesso». Altro squillo del telefono, ora è il Segretario Nato, Mark Rutte: «Apprezziamo la disponibilità a fornire ulteriori Patriots, e ci saranno anche altre armi per proteggerci e respingere i russi. Grazie, Mark».
Ma la prima reazione di Kiev all’annuncio fatto dal presidente Trump era stata assai più criptica. Nessun entusiasmo, nessuna critica. Solo un disegnino di due occhi spalancati sui social, un emoji pubblicato dopo più di un’ora dal capo dell’Ufficio presidenziale Andriy Yermak, vera eminenza grigia del potere ucraino che si sta rige…
È ormai sera quando a Kiev squilla il telefono di Volodymyr Zelensky. Dopo aver sganciato la sorpresa promessa sulla Russia, Trump ha deciso di chiamarlo direttamente: «Abbiamo discusso mezzi e soluzioni — racconta il presidente ucraino — per garantire più protezione alla popolazione dagli attacchi russi, e per rafforzare le nostre posizioni. Siamo pronti a lavorare nel modo più produttivo per la pace. Abbiamo concordato di chiamarci più spesso». Altro squillo del telefono, ora è il Segretario Nato, Mark Rutte: «Apprezziamo la disponibilità a fornire ulteriori Patriots, e ci saranno anche altre armi per proteggerci e respingere i russi. Grazie, Mark».
Ma la prima reazione di Kiev all’annuncio fatto dal presidente Trump era stata assai più criptica. Nessun entusiasmo, nessuna critica. Solo un disegnino di due occhi spalancati sui social, un emoji pubblicato dopo più di un’ora dal capo dell’Ufficio presidenziale Andriy Yermak, vera eminenza grigia del potere ucraino che si sta rigenerando con un maxi rimpasto: proprio ieri Zelensky ha confermato che proporrà alla Rada di nominare premier la ministra dell’Economia Yulia Sviridenko al posto di Denys Shmygal che andrà alla Difesa sostituendo Rustem Umerov, destinato all’ambasciata americana. Il giro di giostra, che blinda Zelensky e rafforza Yermak, non finirà lì.
Più che celebrare una svolta su cui ci sono troppe incognite, quegli occhi spalancati sui social — “avete visto?”, “avete guardato bene?” — sottolineano il lavoro di una squadra che ha ricucito punto per punto lo strappo della Sala Ovale nonostante l’ostilità che Trump continuava a mostrare per Zelensky. Il presidente ucraino, invece, attende ore prima di rifugiarsi in parole caute: «Sono grato al presidente Trump per la disponibilità a sostenere la protezione della vita del nostro popolo».
Nel pomeriggio aveva incontrato l’inviato speciale della Casa Bianca, Keith Kellogg che gli aveva anticipato le novità in arrivo, salutate ringraziando Trump «per gli importanti segnali di sostegno e le decisioni positive». Poi, prima di parlare con Trump, Zelensky torna alla carica ripartendo dai fondamentali: «La pace è possibile solo con la forza. Ne abbiamo parlato con il presidente Trump, con i rappresentanti del Congresso: le nostre squadre lavorano per fornirci le forze e i mezzi di cui abbiamo bisogno. Le armi americane, e le sanzioni americane contro la Russia. Sono grato alla nostra squadra, agli Stati Uniti, alla Germania e alla Norvegia per aver preparato una nuova soluzione Patriot per l’Ucraina. Stiamo anche lavorando a importanti accordi di difesa con Usa: possiamo fare molto, insieme, per la sicurezza».
Ma sui social gli ucraini rigurgitano non tanto la soddisfazione per i Patriot in arrivo quanto la frustrazione per le speranze disattese. E gli analisti sono altrettanti scettici: «Il governo — dice Ruslan Bortnik, direttore dell’Istituto di Politica ucraino — rivendica la vittoria per il cambiamento di atteggiamento di Trump. Ovviamente per l’Ucraina non importa se pagheranno i contribuenti americani o europei, ma il significato delle decisioni è che gli Usa non aiuteranno militarmente l’Ucraina: si limitano a vendere armi. Per l’Europa crescono ruolo e spese, ma sarà in grado di impegnarsi a lungo a coprire il vuoto degli Stati Uniti?».
Ancora più controverso è l’ultimatum a 50 giorni, senza sanzioni immediate: «È un periodo molto lungo, visto che gli ucraini vengono uccisi ogni giorno», dice l’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas. Mariana Bezugla, deputata della maggioranza che sostiene Zelensky e vicinissima a Yermak, è dura: «Ecco cosa significa questo “gioco”: Trump ha dato a Putin altri 50 giorni per impadronirsi dell’Ucraina. Carta bianca. Dnipro o Kramatorsk, è tutto molto appetitoso».
Axios ha rivelato che il 3 luglio Putin aveva indispettito Trump annunciandogli che nei successivi 60 giorni avrebbe cercato di conquistare interamente le regioni occupate parzialmente. L’ultimatum sulle sanzioni scadrà proprio al termine di quei 60 giorni. Nei gruppi telegram ucraini e nei commenti sui media si affoga nella disperazione: «Dopo mesi di negoziati inconcludenti Trump ha dato ai terroristi due mesi per altri omicidi di massa».