Ue divisa sulle sanzioni, Kallas accusa Mosca: “Sull’Ucraina 9 mila attacchi con armi chimiche”
di Fabio TonacciAllibita dall’esito del Consiglio degli Affari esteri, dove la Slovacchia si è opposta al 18esimo pacchetto di sanzioni alla Russia facendo naufragare un accordo su cui a Bruxelles discutevano da due mesi, Kaja Kallas ricorda ai 27 membri dell’Unione europea uno dei motivi per votare quel pacchetto. «La Russia usa armi chimiche contro le truppe ucraine e l’utilizzo si sta intensificando», afferma l’Alto rappresentante dell’Ue. «È sorprendente ma, dall’inizio dell’invasione, ci sono stati oltre 9 mila attacchi con armi chimiche proibite».
L’estone Kaja Kallas si riferisce al dato diffuso alla fine di maggio dal Comando delle unità chimiche, biologiche, radiologiche e nucleari (Cbrn) delle forze armate ucraine, che, dal febbraio 2022 al maggio 2025, ha registrato sul campo di battaglia 9.167 episodi di «raid russi con sostanze pericolose». Soprattutto nel Donbass. Solo nel mese di maggio ne ha contati 888, ed è questa l’intensificazione di cui parla la rappresentante della politica…
Allibita dall’esito del Consiglio degli Affari esteri, dove la Slovacchia si è opposta al 18esimo pacchetto di sanzioni alla Russia facendo naufragare un accordo su cui a Bruxelles discutevano da due mesi, Kaja Kallas ricorda ai 27 membri dell’Unione europea uno dei motivi per votare quel pacchetto. «La Russia usa armi chimiche contro le truppe ucraine e l’utilizzo si sta intensificando», afferma l’Alto rappresentante dell’Ue. «È sorprendente ma, dall’inizio dell’invasione, ci sono stati oltre 9 mila attacchi con armi chimiche proibite».
L’estone Kaja Kallas si riferisce al dato diffuso alla fine di maggio dal Comando delle unità chimiche, biologiche, radiologiche e nucleari (Cbrn) delle forze armate ucraine, che, dal febbraio 2022 al maggio 2025, ha registrato sul campo di battaglia 9.167 episodi di «raid russi con sostanze pericolose». Soprattutto nel Donbass. Solo nel mese di maggio ne ha contati 888, ed è questa l’intensificazione di cui parla la rappresentante della politica estera dell’Unione europea. «Più di 3.400 nostri soldati hanno evidenziato segni di avvelenamento da agente chimico non riconosciuto», è il bilancio di Kiev.
L’esercito di Vladimir Putin, secondo quanto hanno documentato le truppe ucraine, lancia coi droni delle granate di tipo K-51 e RG-Vo che quando esplodono diffondono gas urticante, come quello utilizzato da alcune forze di polizia nei servizi di ordine pubblico. I russi fanno cadere le bombe lacrimogene sulle trincee per costringere i soldati ucraini a venire allo scoperto e poi, mentre tossiscono e non riescono a tenere gli occhi aperti, ucciderli.
La Convenzione delle Nazioni Unite sulle armi chimiche (1993), a cui aderiscono sia la Russia che l’Ucraina, proibisce il gas nelle operazioni militari, mentre lo consente per la «gestione delle rivolte di piazza». Il cloroacetofenone, una delle sostanze contenute negli ordigni russi, è stato impiegato per la prima volta in Vietnam dall’esercito americano, poi è stato gradualmente sostituito per via dell’elevata tossicità.
Mosca più volte ha negato di operare con munizioni illegali, come il gas urticante e i razzi al fosforo bianco più volte denunciati nell’est dell’Ucraina (tecnicamente non rientrano nella definizione di armi chimiche), e, anzi, imputa questa condotta agli ucraini. Tuttavia, le accuse all’esercito russo non arrivano solo da Kiev.
Un mese fa i servizi di intelligence olandesi e tedeschi hanno raccolto le prove dell’utilizzo di armi chimiche su vasta scala («le granate russe contengono agenti soffocanti», si legge nel report degli 007 olandesi), cosa che ha spinto il ministro della Difesa dei Paesi Bassi Ruben Brekelmans a rilanciare la necessità di emettere «sanzioni più pesanti» contro la Federazione. Bloccate per adesso dal voto contrario della Slovacchia, probabilmente con lo zampino di Victor Orbán, come sembra alludere il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski. «Perché l’accordo è saltato? Chiedete all’Ungheria e alla Slovacchia...», ha detto, uscendo dalla riunione di Bruxelles.
Nel maggio di un anno fa il primo allarme, lanciato dagli Stati Uniti. «La Russia si serve in Ucraina di armi che contengono cloropicrina», una sostanza chimica fortemente irritante, più dei gas lacrimogeni, e anch’essa proibita. Il Cremlino ha respinto la contestazione. Dall’Aia è intervenuta poi l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opcw) con tre diversi dossier, l’ultimo dei quali è molto recente: datato 26 giugno, conferma la presenza di sostanza tossica lacrimogena (gas Cs, conosciuto col nome Lilac) in un’area circoscritta lungo la linea del fronte, nella provincia di Dnipropetrovsk, assaltata dalle forze russe nel febbraio 2025.
«Le analisi condotte in maniera indipendente nei nostri laboratori — scrive l’Opcw — hanno rilevato tracce del gas nelle trincee, sul terreno e sulle piante circostanti in un raggio di 15 metri dall’impatto della granata, e su un pezzo di un drone russo». Il lilac causa irritazione agli occhi e alle vie respiratorie, disorientando e quasi soffocando chi ha la sfortuna di inalarlo. Gli altri due dossier sono del novembre 2024 e del febbraio scorso. «Quello che abbiamo raccolto è molto preoccupate», conclude Fernando Arias, il direttore generale dell’Organizzazione.