In genere il diavolo sta nei dettagli; questa volta è nei tempi. Sembra impossibile che le armi promesse da Trump arrivino in Ucraina prima dell’autunno, concedendo così a Putin almeno due mesi per completare la sua offensiva estiva. Da quel momento, se il presidente Usa manterrà la parola, ci sarà un sostegno bellico crescente a Kiev - pagato dagli europei - che stando ad alcune indiscrezioni - poi smentite, creando ulteriore incertezza - potrebbe includere missili d’attacco a lungo raggio come i cruise Jassm o Tomahawk, tali da tenere sotto tiro Mosca e San Pietroburgo. Un deterrente che obbligherebbe il Cremlino a trattare seriamente, ma solo dopo la conclusione delle manovre d’assalto già iniziate e destinate a intensificarsi nelle prossime settimane.
I discorsi della Casa Bianca sono stati avari di dettagli e non sono stati ancora accompagnati da provvedimenti ufficiali, ma l’impressione è che soltanto una manciata di equipaggiamenti avrà una consegna rapida. Prendiamo i si…
In genere il diavolo sta nei dettagli; questa volta è nei tempi. Sembra impossibile che le armi promesse da Trump arrivino in Ucraina prima dell’autunno, concedendo così a Putin almeno due mesi per completare la sua offensiva estiva. Da quel momento, se il presidente Usa manterrà la parola, ci sarà un sostegno bellico crescente a Kiev - pagato dagli europei - che stando ad alcune indiscrezioni - poi smentite, creando ulteriore incertezza - potrebbe includere missili d’attacco a lungo raggio come i cruise Jassm o Tomahawk, tali da tenere sotto tiro Mosca e San Pietroburgo. Un deterrente che obbligherebbe il Cremlino a trattare seriamente, ma solo dopo la conclusione delle manovre d’assalto già iniziate e destinate a intensificarsi nelle prossime settimane.
I discorsi della Casa Bianca sono stati avari di dettagli e non sono stati ancora accompagnati da provvedimenti ufficiali, ma l’impressione è che soltanto una manciata di equipaggiamenti avrà una consegna rapida. Prendiamo i sistemi più importanti per il funzionamento della contraerea ucraina, che ogni settimana deve fronteggiare migliaia di droni d’attacco e dozzine di missili balistici scagliati dal Cremlino contro città e fabbriche.
Lo scudo che protegge i cieli del Paese è sempre più fragile e lo testimonia l’aumento degli ordigni russi che piombano indisturbati sui bersagli. Trump ha citato «17 batterie di Patriot che saranno disponibili nel giro di pochi giorni»: in realtà si dovrebbe trattare di singoli missili, l’ultima trance dei trenta spediti verso Kiev sulla base dei fondi stanziati dal suo predecessore Joe Biden e poi bloccati un mese fa in Polonia per ordine del ministro della Difesa Hegseth, preoccupato per l’esiguità delle riserve Usa.
Lo stesso Hegseth il 26 aprile ha deciso di ampliare il numero di missili Patriot da accumulare nei magazzini, portandoli da 3.376 a 13.773: una scelta tecnica che rende formalmente impossibili donazioni a Kiev.
In tutte le dichiarazioni di Trump e dei suoi, la salvaguardia delle scorte statunitensi non è stata messa in discussione e l’ha confermata pure il segretario generale della Nato Mark Rutte. Non ci saranno più le cessioni volute da Biden, che trasferivano razzi, cannoni, tank e munizioni direttamente dai depositi dell’Us Army alle trincee del Donbass. D’ora in poi oltre che i costi, anche la responsabilità sui tempi viene scaricata sui governi europei: devono dare le loro armi, rimpiazzandole con nuovi sistemi acquistati dagli Usa. Tocca alle cancellerie Ue decidere se sacrificare le scorte e mandare subito gli armamenti a Kiev oppure farlo solo quando riceveranno i sostituti nuovi di zecca dagli States.
Facile a dirsi. Costruire una batteria di Patriot - composta da radar, centrale di controllo, da quattro a sei veicoli lanciatori per un prezzo superiore a un miliardo di dollari - richiede più di un anno. Se anche i contratti venissero firmati con la massima celerità, lo schieramento in Ucraina avverrebbe dall’autunno 2026 in poi. Il governo tedesco è in prima fila nell’operazione, come assicurato dal cancelliere Merz. Berlino è pronta a finanziare due batterie Patriot ma il ministro della Difesa Pistorius ha messo le mani avanti: «Ne abbiamo già date tre all’Ucraina, altre due sono state dislocate in Polonia: ne restano soltanto sei.
Sono troppo poche, soprattutto alla luce degli impegni che ci chiede la Nato: non possiamo privarcene». La Germania quindi aiuterà Kiev solo quando riceverà i rimpiazzi da oltre Atlantico. Una situazione ancora più chiara nel caso della Norvegia, che ha promesso a Zelensky di sovvenzionare una batteria: Oslo non possiede i Patriot e quindi deve attendere la consegna dagli Usa. «La Svezia - ha sottolineato il premier Ulf Kristersson - loda la decisione di Trump che permetterà di mandare armamenti più avanzati all’Ucraina. Ma il tempo è il fattore critico».
Esiste un modo di accelerare sui Patriot? Si parla molto dei sistemi che Israele ha ritirato dal servizio: potrebbero venire venduti agli Usa e poi girati all’Ucraina dagli europei. È comunque una strada che richiede mesi, mentre gli ucraini ne hanno bisogno subito. Senza barriere contraeree, il Cremlino sfrutterà ancora di più i bombardamenti dal cielo per occupare quanto più territorio e logorare la capacità del Paese di resistere, tentando di obbligare Kiev ad accettare le sue pretese.