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In Iran, dopo la guerra, Khamenei e moderati per l’intesa con gli Usa

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Fonti interne al regime spiegano che la Guida suprema si è allontanato dai pasdaran scommettendo sul presidente Pezeshkian
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Molto si dibatte del futuro del regime iraniano dopo la guerra dei 12 giorni. Crollerà? Si riformerà? Oppure, sostengono in molti, si assisterà a una presa del potere completa da parte dei Guardiani della Rivoluzione?

Il Leader supremo Khamenei è stato a lungo visto come un fattore chiave nell’ascesa dei Guardiani, con cui ha collaborato strettamente fin dagli anni ’80. Eppure, ci sono indicazioni che già da qualche anno Khamenei ha cominciato a divergere dai Guardiani su questioni cruciali, specie di politica estera. Durante il mandato del Presidente Raisi (2021-24), Khamenei costruì un buon rapporto col presidente, che apparteneva alla fazione cosiddetta dei ‘Principalisti’, ovvero dei conservatori. Da anni i conservatori si sono andati trovando sempre più in contrasto con le Guardie, i cui leader sono fautori di una politica estera più aggressiva e di un irrigidimento del controllo sulla popolazione. Le Guardie poi criticano il clero conservatore per incompetenza ed inefficienza, …

Molto si dibatte del futuro del regime iraniano dopo la guerra dei 12 giorni. Crollerà? Si riformerà? Oppure, sostengono in molti, si assisterà a una presa del potere completa da parte dei Guardiani della Rivoluzione?

Il Leader supremo Khamenei è stato a lungo visto come un fattore chiave nell’ascesa dei Guardiani, con cui ha collaborato strettamente fin dagli anni ’80. Eppure, ci sono indicazioni che già da qualche anno Khamenei ha cominciato a divergere dai Guardiani su questioni cruciali, specie di politica estera. Durante il mandato del Presidente Raisi (2021-24), Khamenei costruì un buon rapporto col presidente, che apparteneva alla fazione cosiddetta dei ‘Principalisti’, ovvero dei conservatori. Da anni i conservatori si sono andati trovando sempre più in contrasto con le Guardie, i cui leader sono fautori di una politica estera più aggressiva e di un irrigidimento del controllo sulla popolazione. Le Guardie poi criticano il clero conservatore per incompetenza ed inefficienza, implicitamente presentandosi come tecnocrati militaristi sì, ma anche efficienti, che saprebbero gestire la macchina statale iraniana molto meglio.

Gran parte dei consiglieri di Khamenei sono ufficiali delle Guardie, ma in linea di principio Khamenei è sempre stato ideologicamente vicino ai Principalisti. Non dovrebbe pertanto sorprendere troppo il feeling che si sviluppò con Raisi, il quale era fautore di imporre una frenata all’aggressiva proiezione di potenza di cui le Guardie sono state protagoniste all’estero. Il principale successo di Raisi è stato l’accordo con l’Arabia Saudita. Le fonti all’interno del regime concordano che i leader delle Guardie era contrari all’accordo ed avevano cercato di bloccarlo. Khamenei allora si schierò con Raisi, determinando la sconfitta delle Guardie. L’accordo, dicono le fonti all’interno del regime, prevede tra l’altro la fine delle guerra per procura tra i due paesi. Già quest’accordo, dunque, ha ridotto considerevolmente lo spazio per la proiezione di potenza da parte delle Guardie.

La crisi principale fronteggiata da Raisi fu ovviamente le grandi dimostrazioni del ‘donna, vita, libertà’ nel 2022-23. Al culmine delle proteste, il regime sembrava veramente traballare. Raisi proponeva misure per andare incontro ai dimostranti e voleva evitare un massiccio ricorso alla violenza e alle esecuzioni, mentre le Guardie sostenevano il contrario. Khamenei esitò, ma alla fine diede la sua fiducia a Raisi.

Quando Raisi si schiantò in elicottero nel maggio del 2024, Khamenei sorprese molti quando permise a un candidato riformista, Masud Pezeshkian, di correre nelle presidenziali convocate per rimpiazzare Raisi. Come sappiamo, Pezeshkian vinse le elezioni, ma qui è importante notare che permettendo a un unico riformista di correre contro tre candidati conservatori, Khamenei di fatto assicurava a un riformista il passaggio al secondo turno.

Molti hanno poi notato che Pezeshkian è uno dei pochi riformisti che intratteneva buoni rapporti con le Guardie, in pratica insinuando che egli non fosse un vero Riformista. In realtà, dopo il suo insediamento Pezeshkian si è scontrato ripetutamente con le Guardie. Fonti interne al regime indicano che, immediatamente dopo il suo insediamento, Pezeshkian ha avvertito le Guardie che non potevano continuare a tenere la politica estera dell’Iran ostaggio della loro proiezione di potenza. Sebbene Hossein Salami, allora capo delle Guardie, non abbia apertamente obiettato, altri leader molto senior si sono opposti risolutamente, come il capo della Forza Quds, Ismail Qani, il vicecapo delle Guardie, Ali Fadavi, il capo delle milizie Basij, Ghulam Reza Sulimani, e il capo delle forze aerospaziali delle Guardie, Amir Ali Hajizadeh. Dopo l’assassinio da parte israeliana a Teheran del capo politico di Hamas, Ismail Haniyeh, Pezeshkian si è opposto al piano presentato dalle Guardie, di una ritorsione massiccia contro Israele. Di nuovo, Khamenei si è schierato con lui e l’Iran e di fatto nessuna ver ritorsione ha avuto luogo.

Pezeshkian e Khamenei sembravano anche d’accordo sulla necessità di negoziare sul programma nucleare con gli Americani, anche se non è chiaro se fossero allineati riguardo le richieste minime dell’Iran. Una questione irrisolta tra Pezeshkian e Khamenei, prima della guerra, era la proposta del Presidente di rilassare le restrizioni imposte alle donne per quanto riguarda il loro abbigliamento.

Cosa implica tutto questo per l’Iran post-tregua? Khamenei era consapevole che la base sociale del regime si stava sempre più assottigliando. Con Pezeshkian, Khamenei voleva mettere insieme un governo di unità ‘repubblicana’, che lavorasse a un progetto di compromesso per affrontare i problemi pressanti del regime. La guerra ha rafforzato la posizione di Pezeshkian, dato che le Guardie hanno fallito su molteplici fronti: le difese aeree, in cui le Guardie hanno avuto in anni recenti un ruolo sempre maggiore, si sono mostrate completamente inadeguate, mentre il paese rimane ovviamente facilmente infiltrabile dagli Israeliani. Nell’estate del 2024, dopo l’assassinio di Haniyeh, le Guardie si erano viste affidare il compito di prevenire future infiltrazioni israeliane entro tre mesi. Chiaramente, si tratta di un altro fallimento abissale.

La reazione di Khamenei alla decapitazione delle Guardie da parte degli Israeliani ci dà qualche indicazione sulla possibile strategia per il futuro. Khamenei ha nominato il generale Muhammad Pakpour come sostituto del duro Hossein Salami, che era arrivato a sostenere la necessità di deporre il presidente Raisi durante la crisi del 2022-24. Pakpour, già comandante delle forze di terra delle Guardie, era stato uno dei pochi leader delle Guardie ad essersi opposto allo scontro frontale con Raisi. Questo suggerisce che Khamenei sia per il momento orientato a cercare un accordo con gli Americani e a lasciare al riformista Pezeshkian un considerevole margine di manovra.

L’autore è senior research fellow al Rusi di Londra

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