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Siria, raid dei caccia israeliani per difendere la comunità drusa

Membri delle forze siriane nella città di Sweida (afp)

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Già oltre cento morti negli scontri con i beduini sunniti. Al Sharaa prova a rassicurare le minoranze: “Punirò chi compie abusi”
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TEL AVIV – Gli scontri settari tra drusi e beduini sunniti che da domenica hanno fatto oltre 100 morti nel sud della Siria ieri si sono alzati di livello, con l’intervento di Israele. Nel giro di poche ore, le truppe governative siriane che erano entrate a Suwayda firmando un accordo di cessate il fuoco con alcuni leader drusi locali, sono state respinte indietro dai raid aerei dell’Idf che spalleggiavano le milizie druse di Hikmat al-Hijri, il più filo-israeliano e anti-Damasco dei signorotti drusi di Suwayda.

L’esercito israeliano ha poi riportato indietro alcuni civili drusi israeliani che avevano attraversato il confine da Majdal Shams, sulle alture del Golan, per entrare in Siria e protestare contro il conflitto settario in corso a Suwayda.

L’Osservatorio siriano per i diritti umani conta 135 morti negli scontri, tra cui due donne e due bambini e 10 persone uccise in «esecuzioni sul campo» dalle forze governative. Il premier israeliano Netanyahu rivendica di aver ordina…

TEL AVIV – Gli scontri settari tra drusi e beduini sunniti che da domenica hanno fatto oltre 100 morti nel sud della Siria ieri si sono alzati di livello, con l’intervento di Israele. Nel giro di poche ore, le truppe governative siriane che erano entrate a Suwayda firmando un accordo di cessate il fuoco con alcuni leader drusi locali, sono state respinte indietro dai raid aerei dell’Idf che spalleggiavano le milizie druse di Hikmat al-Hijri, il più filo-israeliano e anti-Damasco dei signorotti drusi di Suwayda.

L’esercito israeliano ha poi riportato indietro alcuni civili drusi israeliani che avevano attraversato il confine da Majdal Shams, sulle alture del Golan, per entrare in Siria e protestare contro il conflitto settario in corso a Suwayda.

L’Osservatorio siriano per i diritti umani conta 135 morti negli scontri, tra cui due donne e due bambini e 10 persone uccise in «esecuzioni sul campo» dalle forze governative. Il premier israeliano Netanyahu rivendica di aver ordinato i raid per proteggere i drusi e far rispettare l’accordo di «demilitarizzazione che vieta l’ingresso di forze e armi nella Siria meridionale». Non «vogliamo un conflitto con Damasco ma difendere i nostri confini», dice, ma il ministero degli Esteri siriano parla di attacchi «codardi». In serata, secondo Axios, Israele avrebbe acconsentito alla richiesta americana di fermare i raid.

Online circolano video di violenze da entrambe la parti, con miliziani di Damasco che tagliano con la forza i baffi ad alcuni drusi, e imboscate delle milizie druse contro i soldati di al Sharaa costretti a camminare nudi in fila indiana. Per scongiurare un nuovo bagno di sangue come quello avvenuto a marzo col massacro degli alawiti la presidenza siriana ha avvertito che intraprenderà azioni legali contro «chiunque venga provato abbia commesso violazioni o abusi, indipendentemente dal suo grado o posizione».

Ma non basta a tranquillizzare le minoranze siriane diffidenti con Damasco. Il portavoce del ministero della Difesa, che secondo un’inchiesta di Reuters è implicato nei massacri degli alawiti, è una delle personalità inviate nella roccaforte drusa di Suwayda per rassicurare la comunità.

Mentre la Siria fa i conti con le tensioni settarie che minacciano la sua ambizione unitaria, e con le ingerenze di attori esteri — ieri la Turchia ha condannato i raid israeliani — l’esercito israeliano continua a bombardare Gaza.

Ieri ha ordinato ai residenti di Gaza City e Jabalia, nel nord della Striscia, di evacuare nuovamente. In 24 ore, fino a martedì sera, gli attacchi israeliani hanno ucciso 88 palestinesi secondo quanto riportato dal Ministero della Salute controllato da Hamas. Il bilancio delle vittime nella Striscia dall’inizio del conflitto si avvicina alle 60mila — 58.479. Sono dati che l’Onu che considera affidabili e anzi sottostimati.

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