“Puoi bombardare Mosca?” La telefonata a Zelensky diventa un caso per Trump
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK – «Senti Volodymyr, ma voi in caso potreste colpire Mosca? Sareste in grado di bombardare anche San Pietroburgo?». La Casa Bianca non ha smentito che Donald Trump abbia posto queste domande dirette e imbarazzanti al leader ucraino Zelensky, secondo la ricostruzione pubblicata dal Financial Times, durante l’ultima chiamata seguita alla decisione di riprende e accelerare le forniture militari.
Ma - si è affrettata a chiarire la sua portavoce - si trattava solo di una generica curiosità. Poi ci ha pensato lo stesso presidente a fare marcia indietro, chiarendo che Kiev non dovrebbe prendere di mira la capitale russa, e smentendo anche la rivelazione del Washington Post secondo cui sta considerando di dare all’Ucraina i missili di lungo raggio Tomahawk. Resta però il fatto che il tono retorico si sta alzando, e forse non a caso, se Trump spera davvero di riuscire a convincere Putin a negoziare entro 48 giorni una via d’uscita diplomatica alla guerra che ha scatenato.
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NEW YORK – «Senti Volodymyr, ma voi in caso potreste colpire Mosca? Sareste in grado di bombardare anche San Pietroburgo?». La Casa Bianca non ha smentito che Donald Trump abbia posto queste domande dirette e imbarazzanti al leader ucraino Zelensky, secondo la ricostruzione pubblicata dal Financial Times, durante l’ultima chiamata seguita alla decisione di riprende e accelerare le forniture militari.
Ma - si è affrettata a chiarire la sua portavoce - si trattava solo di una generica curiosità. Poi ci ha pensato lo stesso presidente a fare marcia indietro, chiarendo che Kiev non dovrebbe prendere di mira la capitale russa, e smentendo anche la rivelazione del Washington Post secondo cui sta considerando di dare all’Ucraina i missili di lungo raggio Tomahawk. Resta però il fatto che il tono retorico si sta alzando, e forse non a caso, se Trump spera davvero di riuscire a convincere Putin a negoziare entro 48 giorni una via d’uscita diplomatica alla guerra che ha scatenato.
Fonti informate sui temi discussi durante la telefonata, hanno rivelato al Financial Times che Trump ha chiesto a Zelensky se è in grado le principali città russe. E che il leader ucraino è stato altrettanto diretto e chiaro: «Certo, possiamo farlo se ci date le armi». Sempre ieri il Washington Post ha scritto che il capo della Casa Bianca sta valutando se aggiungere i Tomahawk al prossimo pacchetto di forniture militari a Kiev.
Si tratta dei missili a lungo raggio utilizzati l’ultima volta per attaccare i siti del programma nucleare iraniano, e quindi rappresenterebbero una seria escalation, mettendo Zelensky in condizione di sfidare Putin in profondità sul suo territorio. Consentirebbero di colpire le basi militari e logistiche, i trasporti, ma anche le infrastrutture industriali o energetiche. Così complicherebbero non solo l’offensiva russa, ma anche la stessa vita quotidiana del Paese, portando il conflitto vicino ai cittadini finora isolati dai suoi effetti più gravi, anche senza prenderli apertamente di mira come fa invece il Cremlino. Le conseguenze però potrebbero essere catastrofiche, anche vista la leggerezza con cui Mosca minaccia spesso l’impiego delle armi nucleari.
Interrogata su queste rivelazioni, la portavoce Karoline Leavitt non le ha smentite, chiarendo però che si trattava solo di domande generiche, non di incitamenti a bombardare. Ma non è riuscita a placare il clamore, e quindi Trump ha sentito la necessità di fare marcia indietro di persona, durante la chiacchierata con i giornalisti che lo seguivano in Pennsylvania.
Come prima cosa, gli hanno chiesto chiarimenti sull’ultimatum di lunedì: «Alla fine dei 50 giorni, se non raggiungiamo un accordo, sarà un vero peccato. I dazi e le altre sanzioni scatteranno». Nel frattempo Zelensky dovrebbe colpire Mosca? «No, non dovrebbe colpire Mosca». E siete disposti a fornire missili a lungo raggio anche all’Ucraina? «No, non intendiamo farlo». Ma allora perché concedete a Putin altri 50 giorni per portare avanti la sua guerra? «Beh, non credo che 50 giorni siano molti. E potrebbe essere anche prima. Avreste dovuto porre la stessa domanda a Biden. Perché ci ha trascinati in questa guerra?».
Dunque, pressioni per arrivare al negoziato, come ha confermato ieri anche il ministro degli Esteri italiano Tajani dopo il suo incontro col segretario di Stato Rubio: «Sosteniamo l’azione americana per raggiungere la pace in Ucraina. Bene il messaggio del presidente Trump a Putin, che deve cessare questo attacco soprattutto contro la popolazione civile. Bisogna raggiungere quanto prima un accordo. Siamo favorevoli alle sanzioni. Quanto all’invio di armi italiane, decideremo col segretario della Nato Rutte».