Air India, sarebbe stato il comandante a spegnere gli interruttori del carburante del Boeing 787
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA - “È stato il comandante Sumeet Sabharwal a interrompere il flusso di carburante nei motori del volo Air India 171”. Il Wall Street Journal non sembra avere dubbi. Sarebbe stato proprio il 58enne Sabharwal, il più esperto dei due piloti con oltre 15mila ore di esperienza in volo, a spostare quei due interruttori. Che, secondo le indagini preliminari del disastro del 12 giugno scorso ad Ahmedabad (260 morti), hanno provocato l’incidente, poiché i propulsori non hanno avuto modo di riguadagnare potenza, in fase di decollo.
"Un’intercettazione della scatola nera, che registra il dialogo tra i due piloti del volo, indica come sia stato il comandante a spegnere gli interruttori”, scrive il quotidiano americano citando fonti statunitensi a conoscenza dell’indagine. Il secondo pilota, il 32enne Clive Kunder che stava pilotando il Boeing 787 Dreamliner, avrebbe chiesto al comandante perché avesse spostato gli interruttori su “off” subito dopo il decollo, riferiscono le fonti. Una deci…
LONDRA - “È stato il comandante Sumeet Sabharwal a interrompere il flusso di carburante nei motori del volo Air India 171”. Il Wall Street Journal non sembra avere dubbi. Sarebbe stato proprio il 58enne Sabharwal, il più esperto dei due piloti con oltre 15mila ore di esperienza in volo, a spostare quei due interruttori. Che, secondo le indagini preliminari del disastro del 12 giugno scorso ad Ahmedabad (260 morti), hanno provocato l’incidente, poiché i propulsori non hanno avuto modo di riguadagnare potenza, in fase di decollo.
"Un’intercettazione della scatola nera, che registra il dialogo tra i due piloti del volo, indica come sia stato il comandante a spegnere gli interruttori”, scrive il quotidiano americano citando fonti statunitensi a conoscenza dell’indagine. Il secondo pilota, il 32enne Clive Kunder che stava pilotando il Boeing 787 Dreamliner, avrebbe chiesto al comandante perché avesse spostato gli interruttori su “off” subito dopo il decollo, riferiscono le fonti. Una decisione che ha scioccato immediatamente Kunder, mandandolo nel panico. Anche perché ricambiare la modalità di quelle levette non è così facile, a causa di una procedura piuttosto complessa. "Mentre il comandante sembrava restare calmo", nonostante tutto.
Sinora, nel rapporto delle indagini preliminari pubblicato dalle autorità indiane la settimana scorsa, non era chiaro quale dei due piloti avesse apparentemente bloccato l’afflusso di carburante nei motori, per poi negare tutto quando l’altro se n’è reso conto. E non aveva spiegato perché gli interruttori del carburante fossero stati spenti. Ufficialmente, non sono stati esclusi possibili difetti di progettazione o manutenzione, anche se sinora non sono stati rinvenuti elementi in tal senso, o che possano far pensare a un guasto.
Ora, invece, le rivelazioni del Wsj segnano una svolta. Nelle ricostruzioni degli inquirenti approcciati dal quotidiano americano, sarebbe stato il primo ufficiale Kunder a manovrare manualmente l’aereo il Boeing Dreamliner 787 in fase di decollo, mentre (come spesso accade per i voli commerciali) il comandante Sabharwal era “in monitoraggio”, a supervisionare, e dunque aveva anche le mani più libere. Non è ancora chiaro se lo spegnimento delle levette del carburante sia stato accidentale o intenzionale.
Di certo, resta un gesto assurdo per un veterano come Sabharwal. Gli interruttori sono stati mossi in successione, con un secondo di differenza tra loro, secondo il rapporto. Circa dieci secondi dopo, entrambi sono stati riattivati, probabilmente da Kunder. Il fatto che le levette del carburante siano state mosse in rapida successione suggerisce un atto deliberato, spiega al quotidiano Ben Berman, ex alto funzionario dell’National Transportation Safety Board che ha supervisionato l’indagine sul volo EgyptAir 990, schiantatosi nel 1999 nell’Oceano Atlantico per un’azione suicida del primo ufficiale: “Prima dello stop del carburante ai motori dell'Air India 171, il rapporto non ha evidenziato nulla di anomalo. Era un normale decollo”.
Il Boeing è poi precipitato nei pressi dell’aeroporto di Ahmedabad, causando la morte di 241 membri dell’equipaggio e passeggeri, eccetto uno (il 40enne britannico Vishwash Kumar Ramesh seduto al posto 11A) più altre 19 vittime nello studentato medico sul quale il volo Air India si è schiantato. Un portavoce del ministero indiano per l’Aviazione Civile ha definito “unilaterale” l’’articolo del Wall Street Journal e ha voluto commentare oltre. Secondo le norme internazionali, le autorità di nuova Delhi sono tenute a pubblicare un rapporto conclusivo sulle cause del disastro a un anno dalla tragedia, anche se le leggi indiane non lo prevedono esplicitamente.
Il comandante Sumeet Sabharval, 56 anni, e il 32enne copilota Kunder erano entrambi indiani e lavoravano da molti anni per Air India. Sabharval aveva accumulato 15.638 ore di esperienza in carriera e di queste 8.596 proprio su un Boeing 787. Aveva la licenza valida fino al 14 maggio 2026 ed era stato suo padre, alto funzionario nel ministero dell’aviazione civile indiano, ad ispirarlo nella carriera da pilota. Di lì l’iscrizione alla prestigiosa scuola di volo Indira Gandhi Rashtriya Uran Akademi, che ha formato molti piloti per Air India e Indian Airlines.
Amici e colleghi consideravano Sabharwal un “gentleman”, e una persona riservata. Secondo il Times of India, il giorno dello schianto aveva telefonato al padre anziano poco prima della partenza, promettendogli di ricontattarlo una volta arrivato a destinazione, all’aeroporto Gatwick di Londra. A parenti e compagni che gli dicevano “tuo padre è troppo anziano per stare da solo”, lui rispondeva “ancora uno o due voli e poi starò con papà”.
Qualche giorno fa il "Daily Telegraph” era stato il primo giornale a pubblicare indiscrezioni su possibili patologie mentali per Sabharwal, soprattutto dopo la morte della madre. Mohan Ranganathan, uno dei massimi esperti di sicurezza aerea in India, aveva commentato: “Diversi piloti della compagnia mi hanno detto che Sabharwal soffriva di depressione e altri problemi di salute mentale, tanto che ha dovuto prendere diversi congedi negli ultimi tre-quattro anni”.
Kapil Kohal, pilota Air India e amico di Sabharwal, si è addestrato con lui per un anno: “Era molto educato, mai un’imprecazione, non beveva mai” ha detto al Wsj, "parlava così piano che a volte gli chiedevo di alzare la voce. Era molto riservato e lo sguardo spesso verso il basso gli valsero il soprannome “Sad Sack””, continua Kohal, letteralmente “sacco triste” ma che in slang americano sta anche per inetto o sfigato. “Ma Sumeet aveva una enorme passione per il volo e cercava di trasmetterla anche ai giovani”.
Sabharwal sarebbe andato in pensione nel giro di qualche mese. Sia lui che il co-pilota Clive Kundar - in Air India dal 2017 ispirato dalla madre Rekha, hostess per la compagnia per 33 anni - avevano passato negli ultimi due anni il test medico “Class 1” che approva le capacità psicofisiche degli aviatori.