“I Patriot tedeschi già in Ucraina”. Ma Berlino smentisce Trump
dai nostri corrispondenti Tonia Mastrobuoni (Berlino) e Paolo Mastrolilli (New York)Cosa succede alle armi per la difesa dell’Ucraina, soprattutto quella aerea, che dovrebbero essere in viaggio verso Kiev? Il presidente Trump dice che la consegna dei primi due Patriot forniti dalla Germania è in corso, se non già avvenuta, ma Berlino non conferma. Così alle difficoltà logistiche del trasferimento, si aggiunge anche questo gioco delle parti che aumenta la confusione e fa felice Putin.
Sei giorni fa Friedrich Merz deve essersi sentito un po’ stordito. Aveva appena messo giù con Trump. E il presidente gli aveva raccontato al telefono quanto fosse arrabbiato per i bombardamenti in Ucraina. L’ennesimo cambio d’umore dopo mesi di gelo con Zelensky e appeasement con Putin. Col fiuto da ex manager di Blackrock, quando il cancelliere ha capito che l’aria era cambiata, ha agito subito e ha accettato di accelerare sui Patriot, dopo settimane di lavorìo ai fianchi del presidente Usa. Il principio è: noi ti paghiamo i missili, tu li dai a noi, noi li giriamo all’Ucraina. Un …
Cosa succede alle armi per la difesa dell’Ucraina, soprattutto quella aerea, che dovrebbero essere in viaggio verso Kiev? Il presidente Trump dice che la consegna dei primi due Patriot forniti dalla Germania è in corso, se non già avvenuta, ma Berlino non conferma. Così alle difficoltà logistiche del trasferimento, si aggiunge anche questo gioco delle parti che aumenta la confusione e fa felice Putin.
Sei giorni fa Friedrich Merz deve essersi sentito un po’ stordito. Aveva appena messo giù con Trump. E il presidente gli aveva raccontato al telefono quanto fosse arrabbiato per i bombardamenti in Ucraina. L’ennesimo cambio d’umore dopo mesi di gelo con Zelensky e appeasement con Putin. Col fiuto da ex manager di Blackrock, quando il cancelliere ha capito che l’aria era cambiata, ha agito subito e ha accettato di accelerare sui Patriot, dopo settimane di lavorìo ai fianchi del presidente Usa. Il principio è: noi ti paghiamo i missili, tu li dai a noi, noi li giriamo all’Ucraina. Un modo - anche - per aggirare il Congresso.
Mercoledì il ministro della Difesa, Boris Pistorius è volato a Washington per concludere. Con una cifra in testa: due miliardi di dollari per comprare due sistemi missilistici americani. Tuttavia, dopo l’incontro con il suo omologo Pete Hegseth, cui Berlino ha riproposto di acquistare i Patriot da Washington o, in alternativa, di attingere a quelli già in dote alla Bundeswehr per recuperarli successivamente dagli Stati Uniti, Pistorius è tornato a casa senza risultati concreti. Entrambi, sia il ministro socialdemocratico sia Hegseth, si sono limitati a dire che «lavoreranno ai dettagli». Un mistero.
Finché, come sempre, Trump ha rimescolato le carte. Ieri ha annunciato solennemente che i primi Patriot stavano già arrivando in Germania. E a Berlino sono cascati dal pero. Un portavoce di Pistorius si è limitato a dire di «non poter confermare» e di «non essere a conoscenza» dell’arrivo dei missili. Ma la confusione ormai regna sovrana.
Trump martedì sera ha detto che i Patriot tedeschi erano stati già consegnati, un po’ per dimostrare la sua efficienza, e un po’ per rispondere alle critiche di chi gli rimprovera di essere ancora troppo morbido con Putin, a cui ha concesso altri 50 giorni prima di dover accettare o rifiutare il cessate il fuoco. Il capo della Casa Bianca è irritato con l’ex amico del Cremlino, ma non è ancora arrivato al punto di rottura, mentre il Senato aspetta il via libera per approvare la legge bipartisan che gli darebbe l’autorità di imporre nuove sanzioni, a partire da quelle secondarie sul commercio di petrolio e gas capaci di danneggiare l’economia russa e inceppare la sua macchina bellica.
Gli Usa si ritrovano ora ancora più coinvolti nel conflitto, anche a causa della rivendicazione fatta dal gruppo terroristico di estrema destra “The Base” per l’omicidio del colonnello dei servizi di intelligence Sbu Ivan Voronych, ammazzato mentre camminava in un parcheggio a Kiev. Fondata dall’americano Rinaldo Nazzaro, questa formazione ha sempre sostenuto l’invasione russa. Offre soldi e sostegno a chiunque conduca operazioni di terrorismo in Ucraina. La rivendicazione deve ancora trovare conferme, ma i servizi di Kiev dicono di aver ucciso gli attentatori e quindi presto potrebbero dare risposte sui responsabili.