TEL AVIV – Gli americani che hanno scommesso su al Sharaa, l’ex qaedista Jolani, per la ricostruzione della Siria, sono riusciti a mediare un cessate il fuoco nel sud, dopo cinque giorni di scontri feroci che hanno fatto oltre 500 morti tra drusi, beduini e milizie governative. Ma la brace è ardente e l’equilibrio di sicurezza molto precario.
Nella notte di giovedì le truppe del governo guidato dagli islamisti si sono ritirate dalla roccaforte drusa, Suwayda, dopo che l’esercito israeliano aveva colpito con attacchi spettacolari il cuore di Damasco, il palazzo dello stato maggior e i dintorni quello presidenziale. In un discorso televisivo all’alba, il presidente al Sharaa ha accusato Israele di voler «smantellare l’unità del nostro popolo», seminando «caos e divisione» ma ha rivendicato che la scelta di ritirare le truppe non è stata fatta per «paura della guerra» ma in nome «degli interessi del popolo siriano». Ha promesso che proteggerà i cittadini drusi e i loro diritti e che…
TEL AVIV – Gli americani che hanno scommesso su al Sharaa, l’ex qaedista Jolani, per la ricostruzione della Siria, sono riusciti a mediare un cessate il fuoco nel sud, dopo cinque giorni di scontri feroci che hanno fatto oltre 500 morti tra drusi, beduini e milizie governative. Ma la brace è ardente e l’equilibrio di sicurezza molto precario.
Nella notte di giovedì le truppe del governo guidato dagli islamisti si sono ritirate dalla roccaforte drusa, Suwayda, dopo che l’esercito israeliano aveva colpito con attacchi spettacolari il cuore di Damasco, il palazzo dello stato maggior e i dintorni quello presidenziale. In un discorso televisivo all’alba, il presidente al Sharaa ha accusato Israele di voler «smantellare l’unità del nostro popolo», seminando «caos e divisione» ma ha rivendicato che la scelta di ritirare le truppe non è stata fatta per «paura della guerra» ma in nome «degli interessi del popolo siriano». Ha promesso che proteggerà i cittadini drusi e i loro diritti e che chiamerà a rispondere coloro che hanno commesso violenze e abusi.
Lo aveva assicurato anche dopo il massacro degli alawiti a marzo in cui erano coinvolte milizie affiliate al governo, ma finora non è successo nulla. Per il presidente che puntava a prendere il controllo di Suwayda e a ricondurre la provincia sotto l’autorità del governo centrale è la prima vera sconfitta da quando ha conquistato Damasco con il gruppo islamista Hts.
Benjamin Netanyahu incassa un successo nell’immediato – nonostante la condanna di tutti i paesi della regione, dalla Turchia all’Arabia Saudita – perché impone con la forza la smilitarizzazione di una fascia di territorio vicino al confine israeliano «che si estende dalle alture del Golan occupate da Israele fino ai Monti Drusi, a est di Sweida», dice e promette che bombarderà di nuovo se milizie, gruppi islamisti o forze governative dovessero avvicinarsi alla zona. «La Siria aveva inviato il suo esercito a sud di Damasco in un’area che avrebbe dovuto rimanere smilitarizzata, e ha iniziato a massacrare i drusi. Era una cosa che non potevamo accettare in alcun modo», ha spiegato ieri in un video.
La sicurezza ora è nelle mani delle fazioni druse dello sceicco Hikmat al-Hijri, il più filoisraeliano dei tre leader drusi di Suwayda, implicato anche in traffici poco trasparenti, e che rifiuta qualsiasi dialogo con Damasco. Ma la situazione è tutt’altro che pacificata. Decine di persone sono state uccise e ieri sera sono ripresi gli scontri tra beduini e drusi, nella zona di Kanaker, vicino a Damasco: i beduini dicono per liberare i loro prigionieri. Israele ha lanciato nuovi raid nelle aree intorno a Suwayda.