NEW YORK – La paura è «lo strumento di un tiranno, brandito per sopprimere il pensiero indipendente». Maurene Comey non ha citato Donald Trump, in questo messaggio inviato ai colleghi per commentare il suo licenziamento da procuratrice federale a Manhattan, ma il riferimento è implicito, se non altro perché il provvedimento è stato preso dalla sua amministrazione.
Maurene è la figlia di James Comey, ex direttore dell’Fbi che il capo della Casa Bianca accusa di essere uno degli artefici dell’inchiesta sul “Russiagate”, considerata da lui un complotto ordito per abbatterlo. Il suo secondo grave torto è quello di essersi occupata del caso Epstein, e in particolare della condanna della sua amica e assistente Ghislaine Maxwell, accusata di aver gestito il traffico di ragazze minorenni a scopi sessuali. Questo scandalo ora sta mettendo in grave difficoltà il presidente, perché durante la campagna elettorale aveva garantito di pubblicare tutti i documenti segreti relativi al caso del fi…
NEW YORK – La paura è «lo strumento di un tiranno, brandito per sopprimere il pensiero indipendente». Maurene Comey non ha citato Donald Trump, in questo messaggio inviato ai colleghi per commentare il suo licenziamento da procuratrice federale a Manhattan, ma il riferimento è implicito, se non altro perché il provvedimento è stato preso dalla sua amministrazione.
Maurene è la figlia di James Comey, ex direttore dell’Fbi che il capo della Casa Bianca accusa di essere uno degli artefici dell’inchiesta sul “Russiagate”, considerata da lui un complotto ordito per abbatterlo. Il suo secondo grave torto è quello di essersi occupata del caso Epstein, e in particolare della condanna della sua amica e assistente Ghislaine Maxwell, accusata di aver gestito il traffico di ragazze minorenni a scopi sessuali. Questo scandalo ora sta mettendo in grave difficoltà il presidente, perché durante la campagna elettorale aveva garantito di pubblicare tutti i documenti segreti relativi al caso del finanziere pedofilo, incluso l’elenco dei suoi “clienti”, ma ora ha fatto marcia indietro dicendo che non c’è nulla da aggiungere. E infatti ieri la sua portavoce ha detto che non ha intenzione di nominare sul caso un procuratore speciale.
La base del movimento Maga si è ribellata a questa mancata promessa di Trump, ma non solo. Secondo un sondaggio della Reuters, il 69% degli americani ritiene che l’amministrazione stia nascondendo la lista degli amici e frequentatori di Epstein, e il sospetto è che la ragione della censura stia nel fatto che i documenti segreti contengono informazioni imbarazzante su Donald.
Il dipartimento alla Giustizia non ha dato una spiegazione del licenziamento di Comey, ma non sfugge che questi due elementi della sua biografia famigliare e professionale la rendono particolarmente invisa al presidente. Quindi lei ha commentato così, in una email circolata tra i suoi colleghi dell’ufficio del procuratore federale a Manhattan e rivelata dal New York Times: «Se un procuratore di carriera può essere licenziato senza motivo, la paura potrebbe insinuarsi nelle decisioni di chi resta. Non permettete che accada, perché è lo strumento di un tiranno, brandito per sopprimere il pensiero indipendente».