“Trump inviò una lettera oscena a Epstein per il suo compleanno”: la rivelazione del Wsj. Il tycoon fa causa
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNew York - Magari il nome di Donald Trump non sarà nella lista dei "clienti" Jeffrey Epstein, ammesso che esista, ma il Wall Street Journal ha scovato comunque una manifestazione piuttosto imbarazzante della loro amicizia. Si tratta di una lettera oscena che il futuro capo della Casa Bianca aveva mandato al finanziere pedofilo, per festeggiare il suo cinquantesimo compleanno.
Il presidente ha subito smentito, minacciando di fare causa al quotidiano di Manhattan se l’avesse diffusa, ma il giornale lo ha sfidato pubblicando comunque un articolo su questa storia scabrosa. Un paio di ore dopo, Trump ha risposto ordinando di rivelare una parte dei file segreti del caso Epstein, quelli relativi alle testimonianze davanti al Grand jury costituito in tribunale per incriminarlo.
Il presidente in passato è sopravvissuto a vicende anche più imbarazzanti, come la registrazione per la trasmissione "Access Hollywood", in cui si sentiva chiaramente la sua voce fare commenti volgari sulle donne, c…
New York - Magari il nome di Donald Trump non sarà nella lista dei "clienti" Jeffrey Epstein, ammesso che esista, ma il Wall Street Journal ha scovato comunque una manifestazione piuttosto imbarazzante della loro amicizia. Si tratta di una lettera oscena che il futuro capo della Casa Bianca aveva mandato al finanziere pedofilo, per festeggiare il suo cinquantesimo compleanno.
Il presidente ha subito smentito, minacciando di fare causa al quotidiano di Manhattan se l’avesse diffusa, ma il giornale lo ha sfidato pubblicando comunque un articolo su questa storia scabrosa. Un paio di ore dopo, Trump ha risposto ordinando di rivelare una parte dei file segreti del caso Epstein, quelli relativi alle testimonianze davanti al Grand jury costituito in tribunale per incriminarlo.
Il presidente in passato è sopravvissuto a vicende anche più imbarazzanti, come la registrazione per la trasmissione "Access Hollywood", in cui si sentiva chiaramente la sua voce fare commenti volgari sulle donne, che secondo lui poteva prendere per i genitali a suo piacimento. Per non parlare poi della condanna penale ricevuta nel caso relativo alla sua relazione extraconiugale con la pornostar Stormy Daniels, e quella civile per le molestie sessuali alla giornalista E. Jean Carroll.
Il problema stavolta potrebbe stare nel fatto che il caso Epstein sta provocando una ribellione nella sua stessa base del movimento Maga. Durante la campagna elettorale, infatti, Donald aveva promesso di pubblicare tutti i documenti segreti relativi alla vita e alla morte in carcere di Jeffrey, che alcuni sospettano non sia stata un suicidio. Una volta tornato alla Casa Bianca però ha fatto marcia indietro, opponendosi alla trasparenza che lui stesso aveva predicato, perché non c’è niente di nuovo da scoprire e le carte segrete sarebbero state scritte dai suoi avversari politici per imbarazzarlo.
Molti però sospettano che la vera ragione sia proteggere se stesso, perché anche se non esistesse la lista dei "clienti" che andavano con le giovani ragazze procurate da Epstein, o dentro non ci fosse il suo nome, i documenti finora censurati conterrebbero comunque informazioni relative al presidente di cui non andare proprio orgogliosi.
Il Wall Street Journal, ad esempio, ha ricevuto una serie di lettere che l’amica e assistente del finanziere pedofilo, Ghislaine Maxwell, aveva chiesto di scrivere ai suoi amici, per festeggiare il cinquantesimo compleanno. Quella inviata da Trump "ha contenuti osceni e attraverso le righe disegna il corpo di una donna, con la firma che imita i peli pubici".
Martedì il quotidiano di Manhattan ha chiamato Trump per avere il suo commento, e lui ha smentito: "Questo non sono io. È una cosa falsa. È una storia inventata dal falso Wall Street Journal". Poi ha aggiunto: "Non ho mai disegnato una figura umana in vita mia, non disegno le donne. Non è il mio linguaggio, non sono le mie parole". Quindi ha avvertito: "Farò causa al Wall Street Journal, come ho fatto con tutti gli altri".
E ha rincarato su Truth: “Il Wall Street Journal e Rupert Murdoch, personalmente, sono stati avvertiti direttamente dal presidente che la presunta lettera era un falso e, se l'avessero pubblicata, sarebbero stati citati in giudizio. Il signor Murdoch ha dichiarato che se ne sarebbe occupato, ma, ovviamente, non ha avuto il potere di farlo. La direttrice Emma Tucker è stata informata direttamente da Karoline Leavitt (la portavoce della Casa Bianca) e dal presidente Trump, ma non ha voluto ascoltare. Invece, stanno comunque diffondendo una storia falsa, maligna e diffamatoria".
E continua: “Il presidente Trump farà causa al Wall Street Journal, a NewsCorp e al signor Murdoch a breve. La stampa deve imparare a essere sincera e a non basarsi su fonti che probabilmente non esistono nemmeno. Il presidente Trump ha già sconfitto George Stephanopoulos/Abs, 60 Minutes/Cbs e altri, e non vede l'ora di fare causa e chiamare a rispondere il Wall Street Journal, un tempo un grande giornale. Questo è l'ennesimo esempio di fake news”.
Il dipartimento alla Giustizia e l’Fbi non hanno risposto alla richiesta del giornale di confermare o smentire se la lettera in questione facesse parte dei documenti visionati e non pubblicati. Se Trump farà causa, però, è probabile che il Wall Street Journal la pubblichi nella sua interezza per difendersi. A quel punto gli americani, e tutti i critici di Trump nel suo stesso movimento Maga, potranno farsi un’idea della vicenda. Ammesso che nel frattempo non esca altro di imbarazzante per il presidente, dalla pruriginosa storia di Epstein su cui aveva chiesto la massima trasparenza, pensando che i suoi avversari politici sarebbero stati colpiti dalle rivelazioni. Ora questa scommessa rischiosa si sta rovesciando contro di lui.