BRUXELLES- Dopo settimane di stallo, a causa dell’opposizione della Slovacchia e del suo premier Robert Fico, l’Europa riesce a varare un nuovo pacchetto di sanzioni contro Mosca, il diciottesimo dall’invasione dell’Ucraina. «È uno dei più forti approvati finora, tagliamo ancora il budget bellico del Cremlino», ha detto l’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas. La misura principale è una riduzione da 60 a 47 dollari al barile del tetto al prezzo del petrolio, risorsa da cui la Russia ricava un terzo delle sue entrate, per lo più vendendolo a Cina e India. Per Kallas il nuovo tetto potrebbe far scendere del 30% i ricavi del Cremlino. L’impatto però rischia di essere limitato se resterà solo un massimale europeo e non verrà adottato, come il precedente, dagli altri Paesi del G7, a cominciare dagli Stati Uniti.
Il tetto a 60 dollari, che i sette grandi hanno varato nel 2022, è oggi ininfluente a causa della caduta delle quotazioni del greggio, di poco superiori. Quello nuovo introdotto dall…
BRUXELLES- Dopo settimane di stallo, a causa dell’opposizione della Slovacchia e del suo premier Robert Fico, l’Europa riesce a varare un nuovo pacchetto di sanzioni contro Mosca, il diciottesimo dall’invasione dell’Ucraina. «È uno dei più forti approvati finora, tagliamo ancora il budget bellico del Cremlino», ha detto l’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas. La misura principale è una riduzione da 60 a 47 dollari al barile del tetto al prezzo del petrolio, risorsa da cui la Russia ricava un terzo delle sue entrate, per lo più vendendolo a Cina e India. Per Kallas il nuovo tetto potrebbe far scendere del 30% i ricavi del Cremlino. L’impatto però rischia di essere limitato se resterà solo un massimale europeo e non verrà adottato, come il precedente, dagli altri Paesi del G7, a cominciare dagli Stati Uniti.
Il tetto a 60 dollari, che i sette grandi hanno varato nel 2022, è oggi ininfluente a causa della caduta delle quotazioni del greggio, di poco superiori. Quello nuovo introdotto dall’Europa è “mobile” e verrà aggiornato ogni sei mesi per restare almeno il 15% sotto il prezzo medio di mercato. Da qui la cifra di partenza a 47,6 dollari, sotto la quale le società europee non possono partecipare ad operazioni di trasporto, assicurazione o riassicurazione delle petroliere.
La Gran Bretagna ha già seguito l’Europa, come di consueto con sanzioni fotocopia coordinate. Londra ha anche colpito con ritorsioni l’agenzia di intelligence russa Gru e 18 dei suoi agenti accusati di «una campagna per destabilizzare l’Europa, minare la sovranità ucraina e minacciare la sicurezza dei cittadini britannici». Anche Canada e Giappone avrebbero aperto al price cap. In un mercato del petrolio che opera in dollari però, gli Usa sono per ora contrari, bloccando l’adozione del tetto al G7. Lunedì scorso Trump ha dato a Putin un ultimatum: 50 giorni per la pace o dovrà affrontare delle sanzioni. Ma trattandosi di Trump tutto va verificato nei fatti.
Il pacchetto europeo prova a chiudere anche un canale con cui Mosca ha finora aggirato il tetto, cioè l’utilizzo di una flotta di petroliere ombra. Altre 105 navi vengono bandite dall’attracco nei porti europei e dalle operazioni di trasbordo, portando il totale a 444. Finiscono sulla lista nera 26 società che direttamente o indirettamente le supportano, anche di Paesi terzi come Cina e Turchia, rafforzando le cosiddette “sanzioni secondarie” per fare pressione sui Paesi che continuano a commerciare con Mosca (ma anche in questo caso per renderle davvero efficaci servirebbero gli Usa). L’India è uno di questi: per la prima volta viene colpita una sua raffineria, che ha la società russa Rosneft tra gli azionisti, mentre arriva il divieto di acquistare da Paesi terzi prodotti ricavati dalla raffinazione del greggio di Mosca, a cominciare proprio dal diesel indiano. Stop anche a ogni futuro servizio di manutenzione o riparazione del Nord Stream, il tubo che per anni ha portato in Europa il gas russo e oggi giace inutilizzato.
Altre sanzioni prendono di mira il settore finanziario, estendendo il divieto totale di transazioni a 22 ulteriori banche russe. Colpite anche varie società, tra cui tre cinesi e otto bielorusse, colpevoli di aver sostenuto la guerra di Mosca fornendo prodotti a doppio uso, civile e militare.
Più che a queste misure, l’opposizione del filorusso Fico era legata all’ipotesi di bandire del tutto dal 2028 le importazioni di gas da Mosca, da cui la Slovacchia ancora dipende. L’avrebbe fatta cadere dopo aver ricevuto da Bruxelles non meglio specificate rassicurazioni. «Una decisione essenziale che arriva in un buon momento», ha commentato il leader ucraino Zelensky. Mentre il Cremlino reagisce con un’alzata di spalle, dicendo di essersi ormai «immunizzato» alle sanzioni. Ora quasi tutto dipende da Trump.